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Keu, il Tar ferma la bonifica all’ex Vacis

Una Città in Comune e Rifondazione Comunista: "Il Tribunale ha accolto il ricorso del privato condannando Comune e Arpat al pagamento delle spese legali"

Caso Keu: anche a Pisa bonifiche al palo. E’ notizia recente che anche all’ex Vacis, nella periferia della città, uno degli oltre 13 siti nei quali le indagini della Dda di Firenze hanno fatto emergere la sicura presenza del noto rifiuto industriale delle concerie del distretto di Santa Croce sull’Arno, l’eliminazione dei materiali inquinanti sarà più complicata del previsto.

A farlo emergere un’interpellanza della lista Una Città in Comune – Rifondazione Comunista, che chiedeva lumi in merito allo stato di avanzamento delle promesse rimozioni. Ne è emersa una intricata questione burocratica in cui il Tar, Tribunale Amministrativo Regionale, ha sostanzialmente bloccato il comune, che nel dicembre scorso, su impulso di Arpat, aveva dato avvio al procedimento di rimozione dei rifiuti tramite un ordinanza del sindaco.

“Uno scandalo indegno – lo definisce il consigliere di Ucic Prc Francesco Auletta -. Che l’indomani dallo scoppio e dall’emersione pubblica delle indagini ci ha visti impegnati a far si che le questioni fossero affrontate con trasparenza. Alla luce della relazione dell’Arpat del 2021 a fine ottobre il sindaco ha fatto un’ordinanza in cui si dava disposizione alla ditta Braccianti, proprietaria dell’area che adesso ha una vocazione commerciale, affinché si procedesse alla rimozione degli inquinanti presenti, dove l’Agenzia Regionale faceva notare la presenza di cromo e di solfati a livelli elevatissimi“.

A rispondere è l’assessore all’ambiente Bedini, che ha annunciato lo stato di blocco a seguito di un ricorso al Tar da parte della ditta Braccianti. “La settimana scorsa il Tar ha dato ragione al ricorrente, la ditta Braccianti. Confermando che l’opera non deve essere portata avanti – ha confermato l’assessore –. Il Comune ha eseguito l’ordinanza su indicazione dell’Arpat e al momento sta vagliando il da farsi tramite i suoi uffici”.

Una risposta che come era prevedibile ha scatenato la reazione della forza di opposizione, inserendo un ulteriore tassello in quel mosaico di ‘bonifiche in itinere’ che un po’ ovunque (tranne in Alta Valdera) attendono da un anno di partire, come ad Empoli, o di essere terminate, come a Pontedera, e invece si arenano per vari motivi.

“Nella sostanza il Tribunale ha accolto il ricorso della azienda privata condannando per di più il Comune di Pisa e Arpat al pagamento delle spese legali – scrivono in una nota Una Città in Comune e Rifondazione Comunista –. Siamo di fronte ad una situazione molto preoccupante: a più di un anno di distanza da quando è emerso questo scandalo, che vede un intreccio tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata, le sostanze inquinanti a Pisa come nella totalità degli altri siti civili sono ancora lì. Ricordiamo che dalle verifiche nell’Arpat nell’area ex Vacis sono stati riscontrati valori di cromo 50 volte superiori ai limiti. Se per legge, infatti, il cromo rilasciato in soluzione da materiali solidi non può superare i 50 microgrammi/litro, i risultati dei test analitici sui campioni prelevati all’ex Vacis rivelano che ne cedono fino a 2.683. Elevatissimo è poi il livello dei solfati rilasciati in soluzione, fino a 1.655 milligrammi per litro contro i 250 concessi.
In attesa di sapere quali saranno le iniziative sul fronte legale che Comune e Arpat intendono intraprendere rispetto alla sentenza del Tar, abbiamo chiesto di portare urgentemente la questione in commissione. Ancora una volta solo grazie ad una nostra iniziativa i cittadini sono informati su questa vicenda: da parte nostra continueremo a lavorare incessantemente su questo delicatissimo tema. Le bonifiche in tutti i siti coinvolti dallo scandalo keu sono un’assoluta priorità. Le lungaggini, i troppi ‘non detti’ delle istituzioni, che puntualmente saltano fuori solo grazie alla nostra opera di monitoraggio, sono l’ennesima dimostrazione della necessità di non abbassare la guardia”.

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