Una lotta contro le mafie a tutto campo, partendo dalla vicenda keu: San Miniato approva la mozione di Guazzini

"Condivide, fa proprie e impegna Sindaco e Giunta ad attuare, di concerto con Regione e le altre Amministrazioni interessate, le 10 proposte della Cgil"

Il più grande inganno del diavolo è far credere che non esista. E nessuno lo sa meglio dei clan di ‘ndrangheta. Da decenni i boss calabresi hanno conquistato altre terre, lontano dai troppi occhi puntati addosso nelle zone dove le faide e le guerre tra clan hanno bagnato di sangue le strade della Calabria, attirando inevitabilmente l’attenzione di tutti. Per gli affari è meglio spostarsi altrove, in zone più ricche, dove potersi infiltrare anche nell’economia sana e dove poter riciclare l’enorme quantità di denaro contante proveniente dal traffico di cocaina di cui è egemone in Europa.

La Toscana è una di queste nuove terre di conquista da decenni ormai e solo chi non ha occhi e orecchie non se ne rende ancora conto. Non è il caso di Manola Guazzini, consigliere comunale di San Miniato, che ieri (12 luglio) ha presentato una mozione molto forte e coraggiosa passata con l’astensione del capogruppo in consiglio del Pd Marco Greco. Al centro della mozione, la vicenda keu e la relativa inchiesta giudiziaria della Dda di Firenze e tutte le ripercussioni sull’ambiente, sulla salute dei cittadini, sulla filiera del cuoio, sulla parte sana della società del comprensorio e soprattutto sulla infiltrazione dei feroci e potenti clan di ‘ndrangheta nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Come sempre la battaglia e il contrasto alle attività mafiose ha bisogno dell’impegno dei tutte le forze sane della società, come amava ricordare sempre Giovanni Falcone, ricordando che il negazionismo e la prudenza fanno il gioco dei boss, presenti in Toscana ormai da decenni.

Ecco l’intervento in consiglio comunale, la mozione, presentata e approvata ieri (12 luglio) nella sala consiliare di San Miniato, da parte di Manola Guazzini, lista civica Cambiamenti: “A un anno dall’inizio dell’inchiesta della Magistratura sullo smaltimento illecito dei residui risultanti dall’essiccazione dei fanghi conciari (il cosiddetto keu) il quadro delle indagini risulta assai inquietante, sia per il coinvolgimento dei vertici delle associazioni imprenditoriali, sia sul piano del radicamento delle organizzazioni criminose, sia su quello ambientale, visto che i controlli ad oggi eseguiti confermerebbero che il materiale fuori norma ed inquinante sia stato disseminato irregolarmente in molti cantieri e siti sparsi per la Toscana; la Regione si è attivata sul tema delle bonifiche dei terreni inquinati con l’obiettivo di mettere in sicurezza l’ambiente e la salute delle cittadine e dei cittadini; la Magistratura sta approfondendo altri filoni di indagine, che auspichiamo arrivino quanto prima a compimento anche perché coinvolgono attività di grande importanza per l’economia regionale, occupando migliaia di lavoratrici e lavoratori; la vicenda rischia di produrre un danno di immagine per l’intero comparto, per i lavoratori e per gli imprenditori che svolgono il loro lavoro nel rispetto dei codici etici e ambientali”.

Poi la mozione prende spunto da un documento della Cgil Toscana (questo) e prosegue: “Condivide, fa proprie e impegna il Sindaco e la Giunta ad attuare, di concerto con la Regione e con le altre Amministrazioni interessate, le 10 proposte formulate dalla Cgil nel documento citato, che riguardano: 1) Un incremento in termini di personale ed una rafforzata autonomia dell’Arpat, che attraverso un incremento delle attività di controllo e prevenzione verifichi puntualmente il corretto iter del processo di depurazione e smaltimento; 2) Il coinvolgimento delle popolazioni locali sulle questioni ambientali con percorsi partecipativi strutturati e non episodici; 3) L’intervento sulle modalità di lavorazione, in modo da migliorare la qualità del rifiuto, premessa indispensabile per un suo efficace trattamento; 4) Il rafforzamento dell’innovazione e della ricerca sui processi e le tecnologie di riciclo al fine di rendere compatibili le sostanze di scarto con i limiti stabiliti dalle norme. Tutto ciò con l’obiettivo di creare un ciclo integrato dei rifiuti trasparente e conosciuto dalla popolazione; 5) Una migliore sinergia nella gestione dei servizi pubblici locali della nostra regione anche al fine di perseguire l’obiettivo dell’economia circolare in cui anche i rifiuti, compresi quelli delle lavorazioni industriali, si trasformino in materia o risorse energetiche (come i biogas) in stretta connessione con il tema della salvaguardia ambientale e dello sviluppo sostenibile; 6) Una analisi ed un intervento dei livelli istituzionali, che accompagni e rafforzi l’iniziativa sindacale portata avanti in questi anni sul territorio sulle condizioni di chi lavora nel distretto, con maggior riguardo alle attività che si svolgono in conto terzi e nei servizi; 7) La salvaguardia della parte pubblica di quote e la natura consortile dell’impianto di depurazione con l’obiettivo di costituirne uno unico tra le due rive dell’Arno; 8) La costituzione di un Osservatorio permanente su ambiente e sostenibilità, coinvolgendo le associazioni ambientaliste strutturate e qualificate che si interfacci con le Istituzioni locali attraverso il Comitato d’Area di Distretto; 9) Attenzione da parte delle Istituzioni sulla capacità di sviluppo del Distretto da un punto di vista sociale ed ambientale e, qualora si rendessero necessari, appositi ammortizzatori sociali a tutela dell’occupazione; 10) I costi delle bonifiche dei terreni inquinati non dovranno ancora una volta ricadere sulla collettività (cittadini, lavoratori e pensionati), ma è necessario che a pagare sia chi risulterà integrato e colluso con la criminalità organizzata e coloro che producendo i rifiuti hanno omesso di controllare la loro destinazione finale attraverso lo smaltimento o il riuso, così come gli competeva”.

E infine le conclusioni: “Considerato che la presenza della criminalità organizzata nel tessuto manifatturiero della nostra regione non ha prodotto solamente danni all’ambiente e alla salute dei cittadini ma ha comportato un danno diretto e immediato ai lavoratori e alle loro organizzazioni di rappresentanza sindacale; la corretta e celere individuazione delle responsabilità è anche il modo migliore di salvaguardare un distretto fondamentale per l’economia della nostra regione che è composto da circa 600 aziende e da oltre 8.000 addetti; impegna il sindaco e la giunta ad attivarsi insieme agli altri Comuni del Comprensorio per aggiornare le procedure amministrative alla dimensione nuova del rischio di infiltrazioni mafiose nella nostra zona e per promuovere un serio processo di valutazione e di messa a punto del rapporto tra i poteri pubblici e il nostro sistema produttivo”. Un primo passo fondamentale verso azioni di contrasto serie ed efficaci contro lo strapotere dei clan mafiosi in Toscana. Una lotta che si combatte anche così.

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