Crisi climatica, Guazzini (CambiaMenti): “Servono misure efficaci in difesa del territorio”

La capogruppo della lista civica: "Fondamentale comprendere che non siamo di fronte a emergenze eccezionali, il territorio va curato"

“Non c’è un personalità politica che non riconosca che dal punto di vista climatico niente sarà più come prima, e che anzi, se non si prendono misure efficaci in tempi brevi, la situazione potrà anche peggiorare drasticamente nei prossimi decenni”.

Tanto pessimismo nelle parole di Manola Guazzini, capogruppo della lista civica CambiaMenti, che scrive una lettera aperta sulla sicurezza idrogeologica del nostro territorio, che tuttavia invita all’azione: “Non si avverte nessun segno di svolta che vada in questo senso – aggiunge – E questo avviene a livello europeo, italiano, e ancora di più a livello locale. Si legge sui giornali che un intervento importante che era stato messo in cantiere, la sistemazione della frana di via Bagnoli, sarà ritardato o verrà ridimensionato nei suoi obiettivi perché le ditte che avevano vinto la gara hanno rinunciato al lavoro a causa di un eccessivo rialzo nei costi delle materie prime”.

“E’ evidente però – prosegue – che, se non si fa uno sforzo straordinario per risolvere questa questione, e anche quella del complessivo consolidamento del versante settentrionale della rupe di San Miniato, ci troveremo prima o poi ad affrontare le conseguenze dell’impatto devastante su un territorio fragile di situazioni meteorologiche che solo per abitudine continuiamo a definire eccezionali, ma che stanno diventando sempre più ordinarie. E allo stesso modo, fino a quando pensiamo di poter aspettare che si risolvano i contenziosi sui subappalti che bloccano ormai da tre anni la sistemazione dell’erosione dell’argine presso il ponte sull’Arno a San Donato? O quanto si dovrà ancora aspettare per intervenire sulla frana di via Poggio al Pino a Ponte a Elsa”.

Avrebbe senso una mappatura precisa delle situazioni di fragilità geologica del nostro territorio – commenta – e la definizione di un piano di investimenti che utilizzasse prioritariamente per risolvere questi problemi gli avanzi di amministrazione, prevedendo magari anche la contrazione di mutui. E scendendo di livello, certo una tempesta come quella di giovedì 18 agosto, con raffiche di vento a 100-150 km orari e con bombe d’acqua di breve durata e forte intensità produce danni spesso difficili da evitare. Ma anche qui: estati calde come questa, che producono il riscaldamento della temperatura del mare, genereranno sempre più spesso l’alternarsi di situazioni di siccità a cui non siamo abituati, e che tra l’altro producono incendi come quello che c’è stato domenica 7 agosto sull’argine dell’Arno a San Donato, e che solo per caso non si è esteso alle abitazioni, e di tempeste come quella del 18 agosto, che da noi per fortuna non ha prodotto danni alle persone, ma ha sradicato alberi, danneggiato tetti e fatto esondare qualche fosso”.

Ma ci si domanda in che condizioni erano prima della tempesta del 18 gli argini e i letti dei fiumi e dei canali? – continua Guazzini – Quante aree rurali del nostro Comune sono abbandonate, in una condizione pericolosa per le ostruzioni che si vengono a creare nel regime idraulico dei fossi e per la possibilità che si sviluppino incendi in periodi di forte siccità? Quante discariche incontrollate ci sono a giro per il territorio del Comune? Chi provvede a una regolare potatura degli alberi? Ci si risponderà che sono cose di competenza di consorzi e di privati: ma esistono dei regolamenti comunali che il Comune ha il dovere di far rispettare: e se questa non viene considerata una priorità negli indirizzi forniti dal potere politico alla polizia locale, si tratta per l’appunto di una scelta politica”.

“Dipende invece direttamente dal Comune una politica urbanistica tesa a favorire le nuove costruzioni esattamente come 50, 20 o 10 anni fa, senza alcuna sensibilità ai rischi che la cementificazione comporta per il ciclo delle acque, e addirittura a cercare di abbassare i parametri di rischio idraulico a cui devono essere sottoposte le nuove edificazioni nelle aree golenali – conclude Guazzini – Non si tratta di fare sciacallaggio, di puntare in modo troppo facile il dito, di sottovalutare le difficoltà. E’ fondamentale capire che non siamo di fronte a emergenze eccezionali, ma a una nuova drammatica ordinarietà”. 

 

 

 

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