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Nido Pinocchio, Filo Rosso: “Il silenzio non cancella le responsabilità”
Fanno discutere le parole con le quali il Partito Democratico di San Miniato ha evidenziato uno scontro interno in merito ai fatti dell’asilo pinocchio, della commissione d’indagine e della decisione di segretarie la discussione.
A commentare i fatti è Filo Rosso, la cui consigliera Veronica Bagni era presidente della commissione.
“Nella vita di ogni consiglio comunale arriva, puntuale, un momento in cui il potere smette di amministrare e comincia a proteggersi” scrivono dalla lista. “Noi lo abbiamo vissuto mercoledì scorso, quando il punto 19 dell’ordine del giorno, la discussione delle relazioni finali della Commissione d’indagine sulla perdita del finanziamento PNRR da 1,4 milioni di euro destinato al nido “Pinocchio”, è stato sottratto agli occhi dei cittadini con un voto di maggioranza. Non è un dettaglio procedurale. È un atto politico, e come tale va letto. Per mesi la Commissione, presieduta con rigore e senza sconti dalla nostra capogruppo Veronica Bagni, ha lavorato per ricostruire come San Miniato Basso abbia perso oltre un milione di euro di fondi pubblici e un asilo mai costruito. Un lavoro dovuto ai cittadini prima ancora che al consiglio. Mercoledì, quel lavoro è stato chiuso in una stanza.
La maggioranza consiliare a guida PD ha invocato la “tutela della riservatezza“(parole della capogruppo PD in consiglio) paventando l’esame di responsabilità individuali. Ma la stessa maggioranza sapeva già che il vero nodo non erano le persone, ma era il contenuto della propria relazione, quella scritta dal centrosinistra, che scarica la responsabilità della disfatta sulla parte tecnica e sull’associazione di imprese che nel 2023 si aggiudicò lavori mai partiti.
La nostra capogruppo lo ha detto in aula “Porre il segreto su questa discussione rappresenta il fallimento della commissione.” Nessuno cercava colpevoli da esporre alla gogna. Si cercava la verità, che è cosa diversa dal sospetto ed evidentemente, quando è scritta nero su bianco, fa più paura della vaghezza. Lo diciamo con chiarezza: la scelta di secretare non è caduta dal cielo. È il segno di un metodo, quello di proteggere se stessi prima di rendere conto ai cittadini. Nelle ultime ore la segreteria PD, in una nota sulla stampa locale, prende le distanze dalla scelta di secretare la discussione, chiarendo che a decidere è stato “il gruppo consiliare in piena autonomia e senza consultare il partito” e definendola “una decisione che non condividiamo”. È un passaggio importante: chi ha votato per chiudere le porte lo ha fatto in nome proprio, non in nome del PD cittadino. Prendiamo atto della distanza. Ma resta un punto che nessuna nota può cancellare, poiché quelle relazioni, prima o poi, diventeranno comunque pubbliche a chiunque le richieda attraverso l’accesso agli atti. Il che rende la secretazione ancora più difficile da spiegare. Non si proteggeva un contenuto riservato ma si sottraeva al dibattito pubblico, nel luogo e nel momento in cui contava politicamente, una discussione che i cittadini avevano il diritto di ascoltare in Consiglio, non di andare a cercare in un ufficio. Il segreto non serviva a nascondere le carte. Serviva a nascondere la discussione.
Il diritto alla riservatezza tutela le persone, non le scelte politiche. Un consiglio che ha paura delle proprie carte non ha più titolo per amministrare in nome della trasparenza. Filo Rosso continuerà a chiedere che quelle relazioni tornino dove devono stare: alla luce, davanti alla città”.