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‘Terra dei fuochi’ in Toscana, M5s: “Sistema che va avanti da anni, ora dalla Regione servono risposte”

Tra le richieste presentate dalle consigliere regionali Irene Galletti e Silvia Noferi anche il ripristino del presidio Arpat di San Romano e una commissione d'inchiesta che indaghi i rapporti passati tra conciario e politica

Le motivazioni del parziale smantellamento e l’immediato ripristino del presidio Arpat a San Romano ma anche l’istituzione di una commissione di inchiesta e una mappatura dei territori maggiormente interessati dalle presunte infiltrazioni mafiose con un’indagine a ritroso di dieci anni per le aziende e le concerie finite sotto indagine. Sono questi alcuni degli atti che andranno ad aggiungersi alle richieste già depositate dalle consigliere regionali del Movimento 5 stelle Irene Galletti e Silvia Noferi alla Regione per fare chiarezza su un sistema di smaltimento dei rifiuti che evidenzia una possibile ‘Terra dei fuochi’ in Toscana.

“Siamo davanti a uno dei più grossi scandali che abbiano mai colpito la nostra Regione – spiega Galletti -. Di impulso abbiamo subito chiesto al presidente Giani di riferire in consiglio su quanto emerso dall’inchiesto. Poi abbiamo iniziato a leggere i dettagli che coinvolgono realtà e soggetti che lavorano con e per la regione ed è evidente che quello che emerge dall’inchiesta non riguarda singoli soggetti ma un intero sistema che va avanti da anni. Lo dico con la convinzione di chi negli anni ha denunciato più volte casi di illeciti ambientali, prima fra tutte l’utilizzo di sostanze nocive per concimare il grano, confermata dall’inchiesta ‘Blu Mais’ o il progressivo smantellamento di Arpat e del suo personale con il prevedibile e conseguente calo delle ispezioni di controllo. Oggi questa inchiesta mette nero su bianco quello che prima era un sospetto: molti funzionari Arpat e dirigenti del sistema ambiente hanno ricevuto vessazioni per non fare il loro lavoro. Per questo chiederemo che ci vengano elencati gli spostamenti di personale negli ultimi 10 anni e lasceremo agli inquirenti il compito di verificarne le motivazioni. Da politici noi però chiediamo alla Regione Toscana cosa ha fatto (e non fatto) per far sì che questo sistema prendesse piede e il perché dell’allentamento delle maglie di controllo“.

Tanti i casi riportati dalle due consigliere pentastellate a testimonianza di “un sistema di illeciti che persiste da anni” e che “non trova mai risposta in consiglio regionale”.

“Speriamo che questa volta non si arrivi alla prescrizione come nel caso del Tav di Firenze – aggiunge Noferi – anche se oggi apprendiamo che in otto anni non è cambiato nulla, che Arpat è stata depotenziata e che le denunce spesso rimangono inascoltate. Oggi è calato il silenzio in Regione anche perché non è possibile addossare al capo di gabinetto tutta la responsabilità di un sistema che ha portato a un progressivo rallentamento dei controlli sugli impianti di smaltimento. Il Partito democratico esce da questa inchiesta come un comitato di affari e dovrebbe essere il primo a fare un’autocritica vista l’impossibilità di pensare che semplici dirigenti abbiamo agito come singoli, senza avere copertura ai massimi vertici della regione. Per questo abbiamo chiesto a Giani di riferire in consiglio regionale, dobbiamo capire cosa è stato fatto e chi ha avuto delle responsabilità. Quando un sindaco, come nel caso di Santa Croce sull’Arno, accetta di assecondare gli interessi di alcuni privati a discapito della popolazione emerge il fallimento della politica. Un fallimento a cui il presidente Giani e l’assessora Monni devono dare risposta, riprendendo gli atti di denuncia e le mozioni che negli anni abbiamo depositato e che sono rimasti nel dimenticatoio”.

“Il timore di un sistema ancora più diffuso l’ho riscontrato in una seduta del consiglio comunale di Lastra a Signa dove Giani, chiamato a riferire sulla nuova opera di attraversamento sull’Arno, ha esplicitamente parlato di una suddivisione in lotti dei lavori per rimanere al di sotto dei 50 milioni che avrebbero inevitabilmente richiesto una valutazione dell’impatto ambientale dell’opera – ricorda Noferi -. Il tutto all’interno di una sede ufficiale. Così come Monni ha lasciato cadere le richieste di intervento sia per la Cava Fornace sia per l’impianto di smaltimento di Arezzo, finito sotto sequestro dopo un’ispezione della procura. Per non parlare delle concessioni permanenti date alla Solvey, ora che il sindaco di Rosignano sembra essere coinvolto nell’indagine sullo smaltimento illecito dei rifiuti. In tutto questo scenario siamo ancora in attesa del Piano regionale di smaltimento dei rifiuti“.

“’Alla luce di tutto questo chiediamo alla Regione di motivare il perché dello smantellamento del presidio Arpat a San Romano – concludono le consigliere pentastellate -. Di avviare un focus specifico sul porto di Livorno definito la ‘porta di ingresso’ dell’illegalità in Toscana. Chiederemo delucidazioni sui grandi appalti che stanno per investire la Toscana con la presenza di commissari per velocizzare le pratiche. Vogliamo che sia visionato dal consiglio regionale il quarto rapporto sulla criminalità organizzata in Toscana, presentato nel dicembre 2020 e rimasto lettera morta. Chiediamo una mappatura dei territori che avvii controlli a ritroso di 10 anni per le aziende oggetto d’inchiesta con un focus specifico sul settore del conciario. Chiediamo l’istituzione di una commissione di inchiesta e un piano straordinario di assunzioni ad Arpat nonché trasparenza e collaborazione a chi in regione ha l’incarico di gestire il sistema ambiente”.

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