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“Sono un bullo”: in Toscana lo ammette un adolescente su 20

Tra cortili scolastici e piattaforme digitali

In Toscana c’è chi trova il coraggio di dirlo ad alta voce: “Sì, mi sono comportato da bullo”. A far emergere il dato è l’indagine Edit 2025 dell’Agenzia regionale di sanità, che fotografa un fenomeno tutt’altro che marginale: il 4,5% degli adolescenti – circa uno su 20 – riconosce di aver messo in atto comportamenti di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno. La quota è più alta tra i ragazzi (6%) rispetto alle ragazze (2,9%), ma il fenomeno attraversa entrambi i generi e si muove con disinvoltura tra cortili scolastici e piattaforme digitali. Se si allarga lo sguardo a chi ha assistito a episodi di prevaricazione, il quadro si fa ancora più ampio: la metà degli adolescenti ne è stata spettatrice dal vivo, un quarto online.

Disagio in crescita

I dati si intrecciano con un altro segnale d’allarme. Un report del 2024 sulla salute psicologica in Toscana, realizzato con il coinvolgimento dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Laboratorio di Psicometria del Dipartimento Neurofarba dell’Università di Firenze, evidenzia un aumento delle richieste di aiuto tra gli adolescenti. Il 68% degli psicologi segnala un incremento degli accessi, soprattutto per ansia (87%), difficoltà relazionali (83%) e dipendenze digitali (68%). Il bullismo, in questo contesto, appare spesso come la punta dell’iceberg di un malessere più profondo. Secondo l’indagine dell’Ars, le forme più diffuse riguardano il controllo e la limitazione della libertà personale (5,8%) e le aggressioni verbali (5,7%): dinamiche sottili, talvolta invisibili agli adulti, ma capaci di incidere in modo significativo sulla crescita emotiva.

Autostima fragile, terreno fertile

A livello nazionale, il progetto “Mutamenti interazionali e benessere” del Cnr restituisce un dato che pesa: oltre un terzo degli adolescenti presenta un livello basso di autostima, mentre solo poco più del 13% dichiara un’autostima elevata. Tra le studentesse la fragilità è ancora più marcata rispetto ai coetanei maschi. Un terreno vulnerabile su cui attecchiscono dinamiche di sopraffazione.

L’insicurezza dietro la maschera

Per lo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone, molti comportamenti aggressivi rappresentano paradossalmente una risposta all’insicurezza personale. Atteggiamenti che appaiono come forza e dominio possono nascondere paura, bisogno di riconoscimento, fragilità non elaborate. A questo tema Nardone dedica il volume Alla ricerca della sicurezza perduta, pubblicato da Ponte alle Grazie, presentato a Firenze nella sala conferenze Sibilla Aleramo della Biblioteca delle Oblate. Il libro nasce anche dall’esperienza del Centro di terapia strategica, fondato dallo stesso Nardone insieme a Paul Watzlawick.

Il messaggio è chiaro: educare alla fiducia nelle proprie risorse e alla sicurezza interiore è una sfida complessa, ma non impossibile. E alla luce dei numeri, sempre più urgente.