Strage del Duomo, via le lapidi della discordia foto

Sessant’anni di storia non hanno pacificato gli animi e neppure il pronunciamento del tribunale militare è bastato. Oggi è ancora acceso il dibattito sulle lapidi poste sulla facciata del municipio a memoria della strage del Duomo di San Miniato, durante la seconda Guerra Mondiale, episodio per decenni attribuito ai nazifascisti.

Neppure l’altra lapide, posta nel 2008 che riporta le parole di Oscar Luigi Scalfaro, senatore a vita ed ex presidente della Repubblica, che ribalta radicalmente la lettura storica e le resposabilità attribuendo la strage agli alleati, ha fatto cessare il dibattito. Nel rispetto della sensibilità di tutti i coinvolti, ma anche della Storia, il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini ha deciso che il prossimo 25 aprile, il giorno in cui l’italia celebra la Liberazione dall’occupazione nazifascista, sarà anche quello della pacificazione con questa parte di storia: le lapidi saranno rimosse. Le due steli spariranno dalla facciata del Comune e magari saranno collocate in un luogo deputato alla conservazione dei simboli della memoria storica di San Miniato, che anche questa parte vuole in qualche modo tenersela stretta.
Un passaggio epocale, comunque, per la cultura e la storia di San Miniato e dei suoi cittadini, visto che nessun sindaco prima d’ora aveva preso una posizione così netta sul dibattito, pur restando correttamente neutrale di fronte alle due diverse letture della storia. Un dibattito aspro che nel corso degli anni si è acceso nella città della Rocca e non solo, coinvolgendo più parti politiche. Una della tante vicende, questa, della Toscana e dell’Italia che, a distanza di oltre mezzo secolo, si lascia leggere dal dolore e dall’ideologia in modi molto diversi.

L’episodio storico
La mattina del 22 luglio del 1944, giorno della strage, alcuni militari tedeschi presenti a San Miniato, tramite il vescovo, ordinarono alla popolazione di riunirsi nelle chiesa di San Domenico e in Duomo. Una volta che i cittadini erano nelle chiese ci fu un attacco aereo in cui fu colpito il Duomo di San Miniato e rimasero uccise 56 persone con più di cento civili feriti. I rifugiati ebbero la sensazione logica che il bombardamento fosse di matrice tedesca visto che gli americani erano arrivati nella città della Rocca per liberarla. La teoria della strage per mano dell’esercito tedesco fu anche rafforzata dal fatto che i partigiani uccisero molti soldati tedeschi nelle campagne, quindi tutti pensarono alla rappresaglia. I soldati a stelle e strisce una volta liberata la città attribuirono la responsabilità dei fatti ai nemici. Nel 1954 fu posta sulla facciata del municipio la lapide in marmo a memoria della vittime che parla di una strage nazifascista. Dopo molti anni di dibattiti e polemiche, il tribunale milare di La Spezia nel 2002 accolse la richiesta di Giuseppe Chelli, parente di una vittima della strage, per fare luce sull’accaduto e aprì un’inchiesta. Dopo la sentenza del tribunale che attribuiva la responsabilità del bombardamento agli alleati statunitensi e quindi a un errore di guerra, non certo fatto con intenzionalità, il fatto che la bomba fosse caduta sulla chiesa dove si trovavano i civili, nel 2008 l’amministrazione comunale appose un’altra lapide che riporta le parole di Oscar Luigi Scalfaro. Il prossimo 25 aprile i simboli di questa diatriba storica che sta a rappresentare forse una ferita affettiva e culturale mai sanata tra le fazioni, verranno deposti dalla facciata del municipio e magari si inizierà un nuovo corso storico nella cultura di San Miniato, che potrà permettere alle future generazioni di concentrarsi sugli orrori della guerra, da qualsiasi parte si combatta e non fermarsi alle responsabilità, accettando la Storia. 

 

Guido Fiaschi

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