Meningite, Spinelli: “Non ci sono rischi, ma vaccinarsi è meglio”

“Un’occasione per parlare e rasserenarsi sulla questione meningite. Ma anche responsabilizzarsi sull’utilità del vaccino, di ogni vaccino. Stamattina 7 aprile ho portato a vaccinare mia figlia e per le altre due ho fissato l’appuntamento”. Ha scelto di affrontarla così, la paura meningite, il sindaco di Fucecchio Alessio Spinelli, convinto che “non c’è niente di cui aver paura”. E ci sono delle cose da fare. Dopo i recenti casi di meningite letale (La meningite uccide ancora ), la campagna di vaccinazioni (Meningite, dopo il quarto caso obbligo vaccino da 11 a 18 anni ) e l’indagine avviata dalla Regione (Meningite, la Regione avvia un’indagine sulla popolazione), la popolazione del Comprensorio cerca rassicurazioni.

I sondaci le hanno chieste direttamente all’Asl 11 (Meningite, i sindaci del Cuoio in Asl per avere spiegazioni ), ma secondo Spinelli “non ci si può affidare al passaparola tra i cittadini. In farmacia e sui social media – spiega – ho percepito la necessità di avere chiarimenti e ho lanciato un’idea: un incontro per parlare apertamente, magari con l’intervento di qualche esperto Asl (che non ho ancora contattato, però, visto che l’idea è nata solo stamattina)”, da organizzare per la settimana prossima. “Ritengo giusto – ha detto il sindaco -, anzi doveroso, che le amministrazioni si impegnino per dare la massima informazione ai cittadini attraverso le persone competenti come i dirigenti dell’Asl e i medici di base. Il comune di Fucecchio metterà a disposizione i locali dell’auditorium La Tinaia per un incontro informativo aperto a tutta la cittadinanza. Stiamo valutando la possibilità di farlo venerdì 10 o in alternativa martedì 14 aprile. A breve sarà ufficializzata la data dell’incontro”. Regione Toscana e Istituto superiore di sanità stanno facendo ulteriori approfondimenti per chiarire l’anomala incidenza, “Ma i numeri non fanno preoccupare – per Spinelli -. Lo abbiamo ricordato noi e lo ha fatto la Asl11. Poi c’è una campagna in corso e anche quella va spiegata bene perché se uno non sa come prevenire e curarsi allora ha più paura. Penso che in un territorio come il nostro, l’informazione deve tenere conto anche di chi non parla bene l’italiano o di chi non ha accesso ai canali di comunicazione diventati ormai normali: la comunicazione funziona di più se raggiunge tutti. A luglio, per esempio, ho notato un calo di vaccinazioni tra i bambini e allora ho fatto una comunicazione per ricordare che il vaccino non è solo una cosa di famiglia, ma riguarda la salute pubblica, per la quale sono responsabile: la profilassi di routine ha debellato malattie storiche”.

Elisa Venturi

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