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Lapidi, tra storia e ideologia, l’analisi di Mannucci

Targhe sulla strage del Duomo, storia, miti, ideologie e fatti. Sembrano essere questi gli ingredienti che stanno contribuendo ad alimentare le polemiche e le prese di posizione sulla questione della rimozione della due lapidi dalla facciata del municipio, nella lettura dei fatti che ci dà Mario Mannucci, esperto conoscitore della storia contemporanea della Provincia di Pisa in particolare della Valdera e del comprensorio del Cuoio. Mannucci ha all’attivo molte pubblicazioni di carattere storico sviluppate nel corso della sua carriera di giornalista del quotidiano la Nazione. Al collega abbiamo chiesto di analizzare la situazione che si è venuta a creare a San Miniato dopo la rimozione della lapidi in poche domande.

Mannucci, oltre a essere laureato in storia con una tesi proprio sulle vicende della provincia di Pisa nell’età contemporanea, hai per molti anni continuato a studiare documenti e a cercare la verità storica dei vari episodi sulla seconda guerra Mondiale in Valdera e in Valdarno, cosa ne pensi di questa situazione che si è venuta a creare intorno alla rimozione della lapidi sulla strage del duomo dalla facciata dal municipio di San Miniato?
“Il pensiero sulla targhe prima messe e poi tolte ondeggia, come molti altri argomenti storici, fra due poli: quello storico in senso stretto e quello mitologico-politico-tradizionale. In questo caso, la storia è chiara: l’ordigno che fece la strage era americano e non tedesco, come già pubblicazioni e documenti di mezzo secolo fa sostenevano. La tradizione, il sentimento politico antinazista e antifascista e il bel film dei fratelli Taviani si erano invece indirizzati in direzione contraria e la prima lapide contribuì certamente a rafforzare questa versione”.
E la seconda lapide?
“Fu un tentativo di compromissione, un compromesso, per mettere insieme due verità contrastanti, l’una storica e l’altra tradizionale”.
Uno sbaglio, quella seconda lapide?
“Chi si occupa di storia ne conosce tante di queste situazioni, di questi sbagli spesso voluti, pur se quella di San Miniato è stata un po’ al limite”.
Perché ora si è manifestata l’esigenza di eliminarla?
“Qui la risposta è facile. Perché nella maggior parte dell’opinione pubblica e nelle pubblicazioni sulla seconda guerra mondiale e sulla guerra civile fra italiani che ne derivò fino e dopo il 25 aprile 1945 è ora chiaro che neanche dalla parte dei vincitori  fu tutto limpido, esaltante, eccetera. Le guerra, di cui il primo responsabile è chi per primo le vuole, e ancor più le guerre civili, fanno diventare ‘belve’ molti uomini che vi partecipano, dall’una e dall’altra parte. Vi sono anche eroi veri, in queste guerre, ma vi sono anche molti che di eroico hanno poco. Discorso molto difficile ma vero”.
Ultima domanda, forse la più difficile: se tu fossi stato il sindaco di San Miniato, avresti tolto le due lapidi e le avresti sostituite con altra più storica?
“Forse sì, ma proprio perché certe scelte da fare, in tutti i campi e situazioni varie, sono difficili, non ho mai voluto accettare le offerte di partecipazione attiva alla vita politica della mia città, pur essendo offerte che mi hanno onorato perché credo nella democrazia rappresentativa come migliore formula di governo”.

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