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Lapidi, ex sindaco: “La rimozione va ridiscussa”

“La scelta compiuta l’8 aprile 2015 va rimessa in discussione”, secondo Angelo Frosini, sindaco di San Miniato dal 1999 per due mandati, che interviene sulla questione lapidi: durante il suo secondo mandato fu collocata la seconda.

“Tutte le amministrazioni comunali fino al 2009 – spiega -, hanno tenuto vivo il ricordo dell’eccidio del Duomo per capirne fino in fondo la dimensione e il significato. Riaffermando sempre, attraverso i valori della Resistenza, che c’era chi stava dalla parte giusta: i partigiani e chi si batteva per la libertà e la democrazia. E chi stava dalla parte sbagliata: i fascisti e i repubblichini di Salò che volevano salvare il regime di Mussolini. Un lungo lavoro iniziato con la commissione Giannattasio. Proseguito con la collocazione sulla facciata del palazzo comunale, nel 1954, della prima lapide, scritta da Luigi Russo, che attribuiva completamente la responsabilità ai tedeschi. Portato avanti attraverso studi, ricerche, celebrazioni. Ripreso nel 2001 da nuova commissione di studio, presieduta dal professor Paggi, istituita dall’Amministrazione da me guidata. La nuova ricerca aveva accertato che dell’atto finale dell’eccidio furono responsabili le forze alleate e Oscar Luigi Scalfaro scrisse il testo della seconda lapide. Il 22 luglio 2008 la collocammo sulla facciata del palazzo comunale, dopo i necessari atti amministrativi fra cui il parere favorevole della Sovrintendenza, obbligatorio ai sensi del Codice per i beni culturali. La Destra e gli ambienti più conservatori samminiatesi chiedevano la rimozione della prima lapide. Dicemmo no. Perché la strage del Duomo ha come protagonisti entrambi gli eserciti in campo, ma alle forze nazifasciste vanno comunque attribuite le maggiori responsabilità di quanto accaduto a San Miniato nel luglio ’44. Le due lapidi costituiscono, assieme, la testimonianza di una memoria divisa che il doloroso episodio della strage del Duomo ha generato”. “Per decidere di collocare la seconda lapide a fianco della prima – ricorda – ci fu un lungo confronto. Non solo istituzionale. Coinvolgemmo il Partito, la nostra gente, i cittadini. Trovammo un’ampia condivisone. In particolare il gruppo consiliare Pd, di cui faceva parte l’allora presidente del consiglio comunale Vittorio Gabbanini, si dichiarò unanimemente d’accordo. La scelta di oggi è dunque spregiudicata e incoerente.
Si è fatta rifiutando qualsiasi confronto politico e istituzionale. Non si è tenuto conto né del percorso storico, né dei sentimenti di coloro che avevano vissuto quel dramma”.

 

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