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Cuoio Depur, per Ncd: “Pubblico faccia valere il suo ruolo”

“I rappresentati di nomina pubblica presenti nel consiglio di amministrazione del consorzio debbono far valere il loro ruolo e la loro origine pubblica, ricercando tutte le soluzioni possibili affinché possa essere raggiunta una equa soluzione della vertenza, nel rispetto della efficienza aziendale e della dignità dei lavoratori”.

Riferendosi alla Cuoio Depur (leggi anche Cuoio Depur, sindacati verso lo sciopero ), lo sostiene il responsabile Ncd di San Miniato Roberto Ferraro che, spiega, “Da alcuni mesi è in atto una vertenza di lavoro a Ponte a Egola, che trae origine da una riorganizzazione aziendale avviata da tempo dal Consorzio al fine di ridurre e razionalizzare i costi. Nonostante la razionalizzazione avviata abbia prodotto risultati positivi, essa si è arenata quando il piano di riordino ha interessato il fattore lavoro e quindi le retribuzioni del personale dipendente”.
Considerato che il consorzio Cuoio Depur è una società privata a partecipazione pubblica che svolge un servizio di interesse pubblico, secondo Ferraro, “considerato che la ristrutturazione aziendale ha prodotto fino ad oggi risultati positivi, considerato che dal 2008 – inizio della crisi finanziaria mondiale – in ogni settore produttivo i lavoratori di ogni livello sia subordinati che autonomi hanno visto ridotto il proprio reddito, appare difficile immaginare una assoluta impossibilità a raggiungere un accordo ragionevole che contemperi le esigenze di entrambe le parti. Un accordo ragionevole vuole dire che nessuna delle due parti deve essere costretta ad accettare condizioni capestro o antistoriche. Nell’attuale momento politico in cui in Italia sembra finalmente farsi strada nel mondo delle imprese il concetto di collaborazione, sia in termini di compartecipazione agli utili di impresa che di condivisione della gestione aziendale, una vertenza aziendale condotta alla vecchia maniera, secondo vecchi schemi, con rigide contrapposizioni sarebbe incomprensibile. Pensiamo che nel caso in questione un accordo ragionevole non solo sia possibile ma sia anche necessario poiché siamo in presenza di una azienda che svolge un importante servizio di utilità pubblica”

 

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