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La sagra a km 0 ricorda il passato e semina futuro foto

I volontari più assidui sono 50. Su una popolazione, quella di Villa Campanile, che si ferma al migliaio di persone. Poi ci sono gli altri, quelli che arrivano da Orentano, con cui il rapporto è molto stretto. Come succedeva nelle veglie sull’aia, quelle con le donne affaccendate, i bambini urlanti e l’aria di chi, ai problemi, ci penserà domani.

E’ quella condivisione che la Festa del contadino vuole ricreare, senza rimpianti, ma provando a vivere, come spiega il presidente della pro loco di Villa Simone Benedetti, “quella vita tranquilla, passata non a desiderare il passato, ma a gustare il presente”. E pensando al futuro: nello staff della pro loco e della festa, ci sono molti giovani tra i 13 e i 18 anni, ciascuno con mansioni adeguate all’età, ma magari un giorno capaci di essere quel ricambio generazionale che, per un po’, è mancato. La Festa del contadino, infatti, nata nel 1983, pochi anni dopo si è fermata, per riprendere nel 2010. “C’è un ragazzo – racconta il presidente – che è arrivato a 14 anni perché voleva imparare a fare le pizze: le fa da tre anni ed è bravissimo”. Tutti hanno fatto il corso per la certificazione Haccp, necessario per la somministrazione di cibi e bevande. E l’investimento sul locale, la festa, lo fa anche nel menu: la carne è della macelleria di Orentano, il farro coltivato lì attorno e lavorato nel mulino locale, la verdura pagata forse un po’ di più, ma per nutrire anche l’economia del territorio. Una scelta che deve aver premiato, se accade che “in un periodo di crisi, dove tutte le sagre lamentano un calo, noi abbiamo incrementato le presenze del 30 o 40 per cento”.
La festa ha il patrocinio e il pieno sostegno del Comune. “Questo senso di appartenenza – secondo il sindaco di Castelfranco Gabriele Toti -, di comunità, che sostiene anche l’economia locale è un messaggio positivo che dobbiamo far passare. Questa comunità si allarga tra i tavoli della sagra, ma si stringe già dall’organizzazione, vissuta insieme in ogni dettaglio”, compresa la tinteggiatura delle casette di legno. “Collaborazione – per Benedetti – è la parola chiave. Ed è quello che ci spinge a trascorrere ore a preparare, servire, cucinare, organizzare. Devolvendo il ricavato della festa ad altre attività, quelle che organizziamo durante l’anno”.
Dal 20 giugno e per tutto luglio, il campo concesso dal parroco dietro alla chiesa di Villa Campanile, per tutti i sabato ha ospitato feste, assaggi di quella sagra a filiera cortissima, più che corta, che esploderà 1, 2, 7, 8 e 9 agosto. Due fine settimana: il primo dedicato a ricordare quel passato contadino che è stato l’anima della frazione e il secondo più incentrato su spettacolo e divertimento. Domani 1 agosto si inizia con l’aratura in notturna con mezzi d’epoca, mentre domenica mattina sfilano i trattori. Stand e musica ogni sera, anche quella a chilometro 0 o quasi: l’orchestra è della lucchesia e tanti talenti locali si sono esibiti in queste notti d’estate. Poi domenica si chiude con il cabaret, quello dei Gemelli Siamesi di Fucecchio. La sera del 7 agosto, la musica è un tributo a Battisti e l’8 si balla latino americano.

 

E.ven.

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