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Prima preghiera al Beato: “Nuovo vescovo” – Foto foto

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C’era tutta la comunità religiosa e c’erano tutte le autorità civili della diocesi nella chiesa di San Francesco a San Miniato. Ancora una volta, per il primo passo del cammino verso la santità, monsignor Pio Alberto Del Corona, livornese di origine e vescovo di San Miniato per 32 anni, li ha messi tutti insieme, a cantare e pregare, dentro la stessa chiesa, per un evento storico, oltre che di alta spiritualità, di quelli che in pochi possono vantare e rendono questa figura faro, in questo cammino difficile.

Per il vescovo Del Corona, oggi 19 settembre a San Miniato c’erano tutti i vescovi e arcivescovi della Toscana, compreso l’ex vescovo di San Miniato Tardelli, l’ultimo in ordine di tempo. Perché oggi che tutti i vescovi erano lì, mancava quello di casa: per occupare presto la sede vacante, questa mattina in San Francesco i fedeli hanno pregato, chiedendo al Beato la sua intercessione. E’ questo il primo desiderio di una comunità senza guida, che oggi celebra il suo pastore umile e amorevole. Questo era monsignor Del Corona, lo hanno ribadito gli interventi, facendo eco alle letture e al salmo, che hanno ricordato il buon pastore e al Vangelo, con un Gesù che guarda le folle e le paragona a pecore senza pastore, invitando i discepoli a pregare perché “il padrone della messe mandi gli operai”. E’ una diocesi in festa, quella di oggi. Alla quale, però, qualcosa manca, pur nell’abbondanza: a celebrare è stato il cardinale Angelo Amato, prefetto della congregazione per le cause dei santi in rappresentanza del Santo Padre, ma con una serie quasi infinita di cocelebranti, salutati all’uscita della celebrazione da un lungo applauso e dai sorrisi dei parrocchiani. Tra loro, anche il vescovo e alcuni sacerdoti della diocesi di Livorno, che a Del Corona ha dato i natali. E’ stato il postulatore generale fra Vito Gomez a dare lettura del profilo biografico di monsignor Del Corona, primo atto del rito di beatificazione. Il suo è stato il primo ritratto del vescovo beato, al quale è seguito quello del celebrante cardinal Amato, che ha chiuso l’omelia con un augurio: “La santità del nuovo beato – ha detto – ci sproni a desiderare la santità, che è l’antidoto più valido al male e la medicina più efficace per fare il bene. Un mondo pieno di santi sarebbe un vero paradiso in terra. Lo Spirito Santo è amore, amava ripetere il nostro santo vescovo. E oggi l’umanità ha più che mai bisogno del vero amore”. “Un abbraccio”, così il Cardinale ha definito quella chiesa gremita di autorità e fedeli, dedicato alle Suore domenicane dello Spirito Santo, la congregazione fondata proprio da Del Corona, per cui il vescovo non fu solo pastore, ma anche padre. “Uno straordinario evento di festa per noi, per la Diocesi, per l’Italia e per la Chiesa intera” ha invece definito la giornata vissuta nel ricordo di quell’uomo buono e colto, prima che vescovo e beato, che fu ed è ancora “esempio di benevolenza seminata per portare frutto”. Molte le cose ricordate di lui, a partire dalla lotta ingaggiata contro le ideologie atee e anticristiane. Sollecitò la partecipazione dei cattolici alla vita sociale anche con l’istituzione, per esempio, del Mutuo soccorso. Un’attenzione verso il prossimo tale, da farlo ricordare anche così: “Soleva dire – spiega ancora Amato – che era contento quando non aveva nemmeno uno spicciolo nel cassetto. Era voce comune che avesse le mani bucate a causa della generosità verso i poveri da vestire e sfamare. Un giorno non avendo proprio nulla, giunse a dare al poveretto i suoi francobolli per le lettere, perché li rivendesse”. Tanto da non avere un orologio suo e, anche da vescovo, affidarsi a quello della Torre. Se nessuno muore sulla Terra finché vive nel ricordo di chi resta, allora quel vescovo di San Miniato, oggi, è più vivo che mai e quella reliquia portata in processione è il segno tangibile della presenza del Santo in mezzo alla sua comunità, a fare ancora da guida. “Alle Suore domenicane dello Spirito Santo e a tutti noi – ha concluso il cardinale -, il nuovo Beato affida questo suo lascito di bontà, carità e santità. Ricordiamo che, nella nostra vita personale, familiare e sociale, non siamo soli”.

Elisa Venturi

 

 

mons. Pio Alberto Del Corona

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