Montopoli, rischio bocciatura per il referendum sulla sanità

C’è un’ipotesi di illegittimità che pende sulla sorte del referendum di Montopoli per la scelta della nuova Asl di appartenenza. Un’ipotesi che si giocherebbe soprattutto su un punto, ovvero sull’ammissibilità o meno di una consultazione che chiama in causa i cittadini di un solo comune ad esprimersi in fatto di sanità. Un quesito che dovrà essere chiarito all’interno del consiglio comunale di venerdì prossimo, ma che di fatto sembra già preludere alla possibilità di una bocciatura.

La questione è delicata. In ballo ci sono le 1020 firme raccolte e depositate dal comitato referendario “Una sanità per i cittadini”, in favore di una consultazione che chiami i montopolesi a scegliere tra la Asl di area vasta Toscana centro e la quella dell’area costiera, che poi significa avere come polo di secondo livello ovvero l’ospedale con i servizi specialistici a Firenze o a Pisa. Tutto questo nell’ambito della riforma sanitaria della Regione che scatterà dal primo gennaio 2016 e che prevede la chiusura della Asl così come le conosciamo e la nascita di tre macro aree sanitarie, dove il Valdarno inferiore viene ad avere un ruolo di territorio di confine tra la l’area pisana e quella fiorentina.
“Stiamo chiedendo dei pareri – spiega il sindaco Giovanni Capecchi –. È chiaro, però, che quello della sanità non è un tema di competenza comunale”. Insomma, l’ipotesi è che un referendum dedicato alla sanità, oltretutto limitato entro i confini del territorio comunale, possa avere i presupposti dell’illegittimità. E in quel caso, la posizione della maggioranza porterà ad una bocciatura, facendo svanire la prospettiva del referendum. Un altro quesito in discussione, poi è quello relativo ai costi e all’impiego del personale per garantire lo svolgimento della consultazione. “Abbiamo chiesto un parere alla Regione, al Ministero dell’Interno tramite la Prefettura e a un avvocato che si occupa di diritto amministrativo – riprende il sindaco –. I pareri saranno allegati nei prossimi giorni agli atti del consiglio comunale e in base a quelli decideremo cosa fare”.
In ogni caso, anche nell’ipotesi di una bocciatura, le firme raccolte dovranno portare quanto meno ad un consiglio comunale aperto, sull’esempio di quanto fatto a Castelfranco due settimane fa. “Il consiglio si farà di sicuro – dice Capecchi -. Adesso che la scadenza del 30 settembre si è allungata e l’iter della legge si completerà verosimilmente verso la fine dell’anno, abbiamo tutto il tempo e l’opportunità di coinvolgere i cittadini. Se ancora non lo abbiamo fatto, è proprio perché abbiamo aspettato la deposizione delle firme; dopodiché sono scattate la tempistica prevista dalla legge. Ad ogni modo il consiglio dovrà essere fatto, anche perché l’informazione data dai promotori del referendum non mi è sembrata corretta né precisa”.
Dal fronte dell’opposizione, però, il capogruppo di Progetto Insieme Damiano Carli esclude che possano esistere appigli di illegittimità nei confronti del referendum: “Ne abbiamo parlato con i nostri avvocati – dice Carli – se il referendum sarà dichiarato illegittimo ci rivolgeremo al Tar”. Al di là dell’ammissibilità o meno del referendum, tuttavia, il nodo politico rimane: “L’esito del referendum è già indicato dalle firme – aggiunge Carli -. Il consiglio di venerdì, per la maggioranza, è l’ultima occasione per uscire allo coperto e prendere posizione”.

 

Giacomo Pelfer

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