Ex Icla, si stringe la fascia di maggior pericolosità foto

La Prefettura di Pisa, alla luce delle ispezioni di Arpat, della Regione e dei vigili del fuoco, ha ridimensionato l’area di impatto rilevante intorno all’azienda ex Icla di Ponte a Egola.

 La fascia di maggiore pericolosità, prima fissata in un raggio di 75 metri all’esterno del perimetro dello stabilimento, è stata adesso limitata a 25 metri dal baricentro dell’azienda. Si tratta della fascia di rischio di incidente rilevante. I rischi più gravi, quindi, risultano adesso limitati quasi interamente entro il perimetro dell’azienda, senza toccare le abitazioni ubicate intorno allo stabilimento. In base alle nuove stime, allo stesso tempo, sono state ridimensionate anche le altre due fasce di pericolosità: la cosiddetta area “di danno”, prima compresa tra 75 e 325 metri, passa adesso tra 25 e 125, mentre la fascia più esterna, quella “di attenzione”, è limitata tra 125 e 600 metri rispetto al perimetro dell’azienda. Ad annunciare le nuove stime è il sindaco Vittorio Gabbanini, insieme all’assessore Manola Guazzini e al dirigente Antonino Bova, rientrati nella tarda mattinata di stamani da un apposito incontro in Prefettura. “Adesso – ha spiegato il sindaco – la Prefettura dovrà preparare un nuovo piano di emergenza alla luce delle nuove stime. Per ogni fascia di pericolosità sarà stilato un protocollo di comportamento. A quel punto consegneremo a tutte le famiglie un opuscolo informativo; non avrebbe avuto senso farlo prima con il piano di pericolorità basato sulle vecchie stime”. A modificare il quadro, ovviamente, è stato il ridimensionamento del livello di produttività dell’azienda seguito al passaggio dalla vecchia Icla alla nuova M3, subentrata nel 2012.
“La revisione del piano di emergenza – ha detto l’assessore Manola Guazzini – era uno degli impegni di questa amministrazione. E’ stato un lavoro lungo e faticoso che alla fine ha prodotto risultati”. Per le sue caratterischiche, ovviamente, il livello di pericolosità dell’azienda rimane comunque elevato, come previsto per tutti gli stabilimenti sottoposti a normativa Seveso: “Tuttavia – ha spiegato Bova – non si tratta di un caso isolato. Solo in provincia si contano 8 aziende con normativa Seveso, una sessantina in Toscana e più di 1000 in tutta Italia”. Il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini, del resto, ha comunque precisato che le nuove stime non tolgono niente all’obbligo di trasferire l’azienda entro il 2018, così come deciso dal consiglio comunale e ribadito anche dal nuovo regolamento urbanistico”. (g.p.)

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