Tartufo, ispettorato antifrodi chiede tracciabilità

Tracciare il tartufo, garantendone origine e provenienza a tutela del consumatore. È stato questo il tema di un incontro che si è tenuto giovedì pomeriggio a San Miniato, nella sala del Bastione, alla presenza di tartufai e commercianti di tartufi, insieme a personale dell’Ispettorato per la tutela, qualità e repressione frodi del Ministero dell’agricoltura e delle due aziende sanitarie di Empoli e Pisa.

Un incontro al quale i commercianti si sarebbero presentati anche con i propri legali per valutare al meglio una questione più che mai delicata. A sollevare il tema, pocgi giorni fa, era stata Confcommercio Pisa, che in una nota aveva lanciato l’allarme contro le possibili frodi, sulla base di dichiarazioni date dall’Ispettorato antifrodi dell’area pisana che, a sua volta, aveva spiegato di aver raccolto segnalazioni relative all’ingresso sul territorio nazionale di quantità significative di tartufi provenienti da paesi dell’Est, dal Marocco e alla commercializzazione di tartufi di origine cinese e marocchina.
Nel corso dell’incontro a San Miniato, quindi, sarebbe stata ribadita la necessità di dare corso alle norme di tracciabilità previste dalla legge 50 del 2005, rimaste per adesso frenate dai problemi di tracciabilità fiscale di un prodotto che impone, teoricamente, obblighi al cercatore solo qualora venda il tartufo. Per l’ispettorato antifrodi, tuttavia, l’obiettivo sarebbe limitato alla tutela del prodotto. Motivo per il quale sarebbero stati paventati anche possibili controlli nel corso della mostra mercato nazionale del tartufo bianco, analogamente a quanto avvenuto pochi giorni fa alla Mostra mercato di Acqualagna nelle Marche, in provincia di Pesaro-Urbino.
Una prospettiva che non è affatto piaciuta agli espositori, decisi a tutelare l’immagine delle proprie aziende. Comprensibile, quindi, la preoccupazione da parte dell’amministrazione comunale, presente all’incontro con l’assessore Giacomo Gozzini e con il sindaco Vittorio Gabbanini, il quale avrebbe chiesto e ottenuto di rinviare la questione agli inizi del 2016, una volta terminata la grande kermesse sanminiatese. Da qui l’accordo per un nuovo faccia a faccia da organizzare nel mese di gennaio, con l’obiettivo di sensibilizzare e organizzare il tema della tracciabilità con tutti gli attori interessati, cosa finora rimasta di difficile attuazione in tutta Italia non per volontà dei soggetti interessati, ma per una legge che forse ha qualche difficoltà attuativa.
Ad inquadrare la questione è l’assessore al turismo Giacomo Gozzini: “Il punto centrale – dice – è che la prima cessione del tartufo avviene ovviamente esentasse. Chi acquista da un cercatore, quindi, non ha gli strumenti per poterne garantire la tracciabilità. Dato che la richiesta arriva dall’Ispettorato antifrodi per l’area pisana, il timore dei commercianti è che i nostri cercatori possano vendere il tartufo di San Miniato ad acquirenti di altre zone. Questo perché il nostro bianco, essendo di ottima qualità, ha ovviamente mercato. Servono quindi le stesse regole per tutti, quanto meno a livello regionale ma forse anche nazionale, in modo da tutelare la nostra filiera. Si tratterà di coinvolgere tutti i soggetti e cercare una soluzione pratica”. (g.p.)

 

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