Amianto negli acquedotti, Unione Inquilini vuole uno studio

“Come incide la qualità delle acque sulla salute dei cittadini?” E’ una domanda che punta dritta alla Asl 11 quella che pone in queste ore l’Unione Inquilini sullo stato delle acque nel comprensorio del Cuoio. A scatenarla però sono i dati resi pubblici ieri dall’Ait, l’Autorità Idrica Toscana, in uno studio pubblicato sulla presenza di fibre d’amianto nelle risorse idriche toscane.

Gli acquedotti sono vecchi ed in molti casi sono infatti costruiti in cemento-amianto, che in minima parte, col tempo, si riversa in quantità monitorate e prevedibili nelle acque. Il quadro emerso dai dati resi pubblici dall’autorità fotografa in realtà una situazione che nel 95% dei casi vede i valori della sostanza cancerogena pari allo zero. Ci sono però alcune eccezioni. Il restante 5% è suddiviso in tre fasce: il 3,6% presenta valori sotto le 1omila fibre di amianto per litro; l’1% sta tra le 10mila e le 50mila. C’è però un caso che spicca, ed è proprio quello di Santa Croce sull’Arno: qui i dati sono sempre sotto le soglie previste dalla legge, ma sono fra le più alte in regione. I campionamenti fatti in via del Bosco superano infatti le 50mila fibre per litro. Un dato probabilmente emergente dalla costituzione dell’acquedotto in questa particolare zona, ma che sono sufficienti a scatenare l’annoso dibattito sullo stato di salute della popolazione nel comprensorio del cuoio rispetto ad altre aree meno industrializzate della regione. Di qui i quesiti dell’Unione Inquilini, che per voce del suo rappresentante locale Luca Scarselli chiede un’indagine aggiornata sullo stato di cose. “Scrivo la presente lettera a titolo personale, come cittadino di Santa Croce – dice Scarselli – Apprendiamo dall’Ait della presenza di fibre d’amianto nell’acqua potabile del comune di Santa Croce. In considerazione del fatto che già da uno studio precedente dell’Asl 11 risulterebbe (anni 2004-2005) una maggiore incidenza delle leucemie e che la nostra zona risulta certamente sottoposta ad una forte pressione ambientale dovuta alla presenza di un notevole numero di industrie, il sottoscritto richiede di sapere, a tutti gli effetti di legge, se l’Asl 11 è intenzionata a valutare i suddetti dati svolgendo controlli ulteriori e soprattutto valutando anche l’eventualità di uno studio epidemiologico per vedere se la presenza di fibre, forse anche negli anni precedenti, abbia potuto incidere sulla salute delle persone in un territorio certamente delicato.”

Nilo Di Modica

 

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