Credito, accesso difficile per le piccole imprese. I dati

Timidi segnali di miglioramento. Talmente tanto timidi che il percorso di uscita dalla recessione non può ancora ritenersi compiuto. La domanda di credito rimane fiacca, in un contesto nel quale le imprese percepiscono comunque un alleggerimento della restrizione creditizia.

Sono i dati dell’Osservatorio provinciale sull’accesso al credito, presentato in anteprima alle categorie economiche, alle banche e alle istituzioni del comprensorio del cuoio, nel corso di un consiglio camerale aperto a Santa Croce sull’Arno. Un mercato del credito fiacco, che concede qualcosa ma solo alle grandi aziende. Oltre ai dati Bankitalia, che confermano l’elevato livello di crediti in sofferenza ma anche un timido ritorno alla crescita dei prestiti concessi alle imprese, il monitoraggio è stato affinato con un’ indagine campionaria su 400 imprese operanti in provincia di Pisa. Due focus group, uno con le banche e uno con i consorzi Fidi, confermano questa diagnosi, mettendo in evidenza da un lato le difficoltà delle banche nel “piazzare” la liquidità che la Bce ha messo loro a disposizione e dall’altra le difficoltà dei Confidi a inserirsi con successo nel rapporto banca-impresa.

I dati dell’indagine su 400 imprese pisane ci dicono il quadro sembra rasserenarsi: le aspettative per il 2015 sono infatti in miglioramento rispetto a quelle formulate nelle due precedenti rilevazioni, evidenziando un costante aumento delle imprese che prevedono un miglioramento delle performance di vendita (il 18% al termine dell’anno in corso, erano solo il 7% nel 2013 ed il 14% nel 2014) e una parallela riduzione di quelle che prevedono una loro contrazione (dal 59% di due anni fa al 40% della presente rilevazione). Tra i settori, si evince come la situazione sia frastagliata: migliori nell’industria (la quota di chi aumenta il fatturato sale al 26%) mentre nell’edilizia e nel commercio la quota di imprese con fatturati in diminuzione rimane consistente: il 40% ed al 46% rispettivamente.

L’andamento dei prestiti erogati alle imprese, nei primi sei mesi del 2015, a Pisa (+1,3%) risulta migliore rispetto alla Toscana (+0,4%), grazie soprattutto alle imprese medio grandi (+2,5%). Il tessuto imprenditoriale sta ancora affrontando le conseguenze della grave recessione e la ripresa, per ora, sembra circoscritta a poche grandi realtà in grado di guardare al di là dei confini nazionali. A livello settoriale, non si può non notare la performance delle attività manifatturiere (+5,9% il credito erogato a tale comparto) mentre le imprese più piccole (-2,3%, e sono la maggioranza) o di altri settori si trovano ancora in difficoltà. Preoccupante, in particolare, il caso delle costruzioni (-1,7%) e dei servizi (-1%). Persistono difficoltà di rimborso dei crediti ricevuti: i prestiti entrati in sofferenza a fine giugno 2015 si assestano al 5,6% del totale, con una punta dell’11,4% nelle costruzioni.
L’indagine segnala come il lieve miglioramento ciclico si rifletta positivamente sulla capacità delle imprese di far fronte al proprio fabbisogno finanziario: l’83% dichiara di riuscire ad affrontare le proprie necessità (contro il 72% di due anni fa) con, quindi, “solo” il 17% in difficoltà. Una percentuale in lieve aumento rispetto al 2014 (11%) ma lontanissima dal livello del 2013 (28%).
Si riduce, e questo è un altro risultato positivo, la percentuale di chi scarica le difficoltà finanziarie ritardando i propri pagamenti ai fornitori (comportamento messo in atto dal 24% delle imprese, contro il 46% del 2013). La gran parte delle aziende, il 60%, di fronte alle difficoltà legate al fabbisogno finanziario, utilizza come leva principale lo scoperto bancario. Le operazioni finanziarie messe in atto dalle imprese sono ancora di “piccolo cabotaggio”: il 46% delle aziende ricorre ad aperture di credito in conto corrente, il 22% utilizza l’anticipo fatture, mentre la quota di chi richiede un mutuo si attesta al 17%. In buona parte, però, si tratta di rinegoziazioni che spostano in avanti l’orizzonte temporale dei propri impegni finanziari. Negli ultimi 12 mesi, le imprese che hanno avanzato una richiesta di credito al sistema bancario o ad altri soggetti riconosciuti sono appena 16% del totale. Le motivazioni che stanno alla base di queste richieste sono coerenti rispetto alle forme tecniche sopra verificate: nel 45% dei casi le aziende che si rivolgono alle banche lo fanno per far fronte alla gestione delle attività correnti.
La stagnazione della domanda da parte delle imprese non risulta allineata rispetto all’offerta di credito. Gli operatori infatti, per quanto si trovino di fronte alla possibilità di accedere al denaro a condizioni molto più favorevoli grazie agli interventi Bce, nella maggior parte dei casi non presentano requisiti finanziari e patrimoniali sufficienti, né prospettive a medio-lungo termine sufficientemente favorevoli per alimentare gli investimenti.

Ai Confidi, conosciuti dal 76% delle aziende pisane, hanno fatto ricorso per l’ottenimento di un credito appena il 10%. Chi non si è rivolto ai Consorzi Fidi, nel 65% dei casi, risponde di non averlo fatto perché non aveva bisogno di ulteriori risorse. Quest’anno le imprese segnalano un’insoddisfazione verso i Consorzi: la maggior parte di quelle (poche) che hanno usato i loro servizi (il 55%) dichiara che il loro intervento sia stato ininfluente. Quello che si percepisce, grazie agli incontri avuti con i Confidi, è che la soddisfazione verso lo strumento sia scesa non per loro demerito ma per l’incapacità di ridurre i costi dei finanziamenti che, come abbiamo visto, soffrono dell’elevata liquidità a disposizione del sistema creditizio che in questa occasione preferisce “fare da solo” e accontentare, a prezzi bassi, la clientela con i rating soddisfacenti.

“I dati dell’indagine condotta sulle imprese pisane – ha detto il presidente Valter Tamburini -, letti assieme a quelli di Bankitalia, ci dicono che quella poca ripresa che c’è, non è una ripresa per tutti. Si continua quindi a scavare un fossato tra chi va bene e chi, invece, al meglio sopravvive. Anche le ingenti risorse messe in campo dalla Bce, che senz’altro hanno contribuito a rasserenare il clima banca-impresa sul fronte di costi, non hanno portato al tanto auspicato aumento della domanda di credito. Un po’ perché solo alcune imprese, le migliori, ottengono credito a condizioni molto convenienti mentre il resto del sistema rimane ai margini, un po’ perché prospettive ancora poco chiare frenano gli investimenti. La Camera di Commercio, per quanto le è possibile, continua ad adoperarsi non solo per mettere a disposizione contributi a fondo perduto per incentivare i piccoli investimenti, che sono alla base della ripresa, ma riserverà anche nel 2016 ingenti risorse per abbattere gli oneri finanziari e per sostenere i Confidi nella consapevolezza dell’importanza che le risorse arrivino a tutte le imprese che ne hanno bisogno”.

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