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Shalom: “Addolorati ma non lasciamo il Burkina”

“Il giorno del nostro rientro siamo riusciti a evitare il luogo dove era in corso l’attacco terroristico. Tuttavia quest’episodio ci ha addolorato, soprattutto perché è avvenuto in una terra già martoriata da altri problemi quali la povertà, le malattie, la fame”. Lo ha detto don Andrea Cristiani, fondatore del movimento Shalom, all’incontro nel quale hanno raccontato il Burkina Faso e l’impegno umanitario del movimento nel Paese africano.

L’incontro si è tenuto ieri sera, 19 gennaio, all’Atelier Shalom di via IV novembre a San Miniato. A partecipare sono stati i tanti sostenitori della onlus, intenti ad ascoltare il racconto dello stesso don Andrea, accompagnato da monsignor Roberto Rodriguez, vescovo argentino e presidente onorario del movimento e dai vari membri che hanno fatto parte di quell’esperienza, come Luciano Campinoti. “Il Burkina Faso – ha aggiunto don Andrea – è un Paese che non merita una simile ferita, ma le reazioni della popolazione sono state positive: si combatte contro la cultura del terrore, rispondendo con il dialogo, la collaborazione e la fraternità. Alle vittime rivolgiamo le nostre preghiere, continuando a svolgere un’azione mirata a difendere la pace”. Un episodio che ha scosso un po’ tutti, ma che ha lasciato presto lo spazio per dibattere invece sulle cose buone e i traguardi raggiunti in Burkina grazie al lavoro di Shalom. “Pur essendo un Paese molto povero – afferma monsignor Rodriguez – ha una ricchezza di valori che si manifesta già dalla piccola età: i bambini dimostrano vicinanza e affetto verso il prossimo. Una realtà importante è sicuramente l’università, dove alcuni studenti sostenuti da Shalom hanno potuto vincere delle borse di studio. I progetti del movimento stanno andando avanti e ci sono gli elementi per costruire una società nuova, ma sicuramente non è abbastanza”. Insomma tanto è stato fatto, ma tanto ancora si può fare. Tra gli interventi di maggiore successo vi sono sicuramente l’installazione di pozzi e la spedizione di macchinari per la loro trivellazione che ha permesso di favorire l’accesso all’acqua potabile alle popolazioni assetate (i pozzi realizzati ad oggi sono 266). Uno dei problemi principali che invece necessita di essere risolto quanto prima è il calo delle adozioni a distanza, per il quale si prevedono future azioni di sensibilizzazione. “Il sostegno è importante anche solo per il pagamento delle tasse scolastiche – prosegue don Andrea –. L’ottenimento di un titolo di studio è di rilievo non solo per la formazione personale di ragazzi, ma anche per affondare le radici verso lo sviluppo del Paese”.

 

 

Serena Di Paola

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