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Castruccio e l’assedio di Montopoli: l’arco divenuto simbolo foto

Molte opere architettoniche portano spesso il nome del loro costruttore, del progettista o del committente. Non è questo il caso dell’arco di Castruccio di Montopoli, il cui nome, tramandato nei secoli, è ancora lì a ricordare un episodio lontano nel tempo ma ricco di orgoglio per i montopolesi. È proprio nei pressi di quell’arco, infatti, sotto le antiche fortificazioni militari, che il condottiero lucchese dovette arrestare la sua avanzata nel Valdarno Inferiore, dopo aver assediato inutilmente il castello di Montopoli nel 1328.

Un ricordo amaro, dunque, per il grande stratega medievale, ma una vittoria per i montopolesi che nei secoli avrebbero continuato a indicare quell’arco (e la vicina torre) come “di Castruccio”. A ricordare questa storia, sabato pomeriggio, è stato il dottor Renato Colombai, già dirigente dell’Asl 11 di Empoli, neo direttore dell’ospedale Lotti di Pontedera, nonché grande appassionato e conoscitore di storia locale. Il suo è stato uno degli interventi dell’incontro organizzato sabato, all’interno del conservatorio di Santa Marta, dalla rinata associazione “Arco di Castruccio” presieduta da Fausto Bianchi. A coordinare il dibattitto il dottor Marzio Gabbanini, che ha fatto gli onori di casa di fronte ad una platea di spettatori ospitati tra le mura dell’antica chiesa conventuali. Dopo il saluto del sindaco Giovanni Capecchi e del consigliere regionale Andrea Pieroni, la vicepresidente dell’associazione Roberta Salvadori ha spiegato le ragioni di questa prima iniziativa pubblica, pensata innanzitutto per inquadrare il nome stesso scelto dall’associazione. “In primo luogo perché vuol rappresentare una continuità con la vecchia associazione – ha spiegato Salvadori -: una continuità di intenti con quanto fatto nel passato. E poi perché questo grande arco a tutto sesto, oltre che rappresentare simbolicamente un’apertura, probabilmente aveva anche una funzione di camminamento, quasi di ponte, tra due parti distinte della cinta muraria. Allo stesso modo un’associazione culturale ha il significato di camminare sulle vie della conoscenza a tutto tondo”.
Da qui la necessità, però, anche di spiegare la figura di Castruccio e il perché di questo nome. Un compito affidato innanzitutto alla dottoressa Laura Baldini, che ha ripercorso la figura del condottiero lucchese attraverso le fonti letterarie, passando in rassegna Dante, il Machiavelli e Boccaccio. Dopodiché è stata la volta di Colombai, entrato nel merito delle vicende storiche di Castruccio: dal suo essere stratega nella politica medievale al ruolo ricoperto nelle nostre zone, fino appunto alla sconfitta subita sotto l’arco dell’inespugnabile Montopoli. (g.p.)

 

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