Argini da completare e casse da rivedere in Valdegola – Foto foto

I danni dell’ultimo acquazzone hanno concentrato il dibattito, in buona parte, sui temi della difesa del suolo e della manutenzione, ma non sono mancati interventi sull’uso di diserbanti, sulla caccia e sulla situazione dell’azienda M3 di Ponte Egola (erede della vecchia Icla). Tantissimi spunti, a tutto campo, che hanno protratto l’incontro oltre la mezzanotte, di fronte ad un pubblico delle grandi occasioni. Una bella serata quella organizzata ieri sera, a La Serra, dal circolo Pd della frazione insieme al circolo Pd di Ponte a Egola, introdotto dai due segretari Manola Guazzini e Michele Fiaschi.

Alla serata, dal titolo “La Valdegola e il suo territorio” sono intervenuti il sindaco Vittorio Gabbanini, l’assessore regionale all’Ambiente e territorio Federica Fratoni e l’onorevole Paolo Fontanelli, che insieme hanno permesso di analizzare su tre livelli istituzionali i tanti spunti emersi nel corso del dibattito.

Manutenzione e barriere idrauliche
Tantissimi gli interventi, nei quali riecheggiava ancora forte il malumore per quanto accaduto il 24 aprile scorso, con danni pensati soprattutto per l’agricoltura: “Un evento assolutamente eccezionale”, l’ha definito il sindaco Gabbanini, chiedendo allo stesso tempo “più potere ai sindaci” nella gestione delle emergenze. La parola “manutenzione”, tuttavia, è stata la più ricorrente di molti interventi dal pubblico: da chi ha chiesto di triplicare la portata dell’Egola a chi, come i cacciatori, ha sottolineato la mancanza di attenzione sugli argini e sulle opere idrauliche. Due, infatti, gli argini delle casse di esondazione della Valdegola che nell’ultimo acquazzone sono stati “forati” dalla potenza dell’acqua. Un sistema, quello delle casse, risalente ormai agli anni ’90, che appare probabilmente non più in linea con le mutate condizioni climatiche e con i cambiamenti che hanno investito l’agricoltura.

Un sistema da rivedere e da completare
Da un lato quindi, c’è stata la richiesta di rivedere il sistema, “che dovrà essere aggiornato – ha detto l’assessore Fratoni – rispetto alla nuova situazione”, e dall’altro la richiesta di portare a termine gli interventi previsti dall’accordo di programma per l’Egola: dopo il nuovo ponte, infatti, si attendono da anni il cosiddetto bypass de La Serra e l’argine di Corazzano: “Sono quattro in tutto le opere che mancano – ha risposto Gabbanini – ma i miei tecnici mi dicono che sono già in fase di esecuzione”. Esecuzione, tuttavia, che gli abitanti di Corazzano hanno smentito con forza: “Non abbiamo mai visto nessuno”. Un sistema, però, che secondo molti sarebbe da rivedere addirittura nella sua filosofia di base: la scelta di trattenere l’acqua a monte, insomma, rappresenterebbe un pericolo per la stessa Valdegola: meglio piuttosto incrementare, secondo qualcuno, la portata del fiume per garantire un più rapido deflusso verso l’Arno.

Le difficoltà dell’agricoltura
Una posizione che secondo altri, invece, serve solo a “scaricare” il problema altrove senza affrontare il centro della questione: quello dell’agricoltura, con la crisi di un settore che per natura rappresenta il primo vero artefice della manutenzione e quindi il naturale antidoto contro il rischio idrogeologico. Un aspetto sottolineato anche da Cia e Condiretti, che insieme hanno sostenuto la necessità di aiutare gli agricoltori danneggiati dall’acquazzone di tre settimane fa: “Le aziende che fanno ortaggi e seminativo hanno dovuto sostenere un investimento pesante – ha detto Francesca Cupelli – e altrettanto pesante è stato il danno”. Un tema al quale si è allacciato anche Aurelio Cupelli: “Perché al di là degli argini e delle barriere, forse non ci si è resi conto che l’agricoltura in Valdegola, come in gran parte dell’Italia, è in una profonda crisi di redditività: negli anni ’90 c’erano ancora decine di aziende agricole, oggi solo pochissime unità”. Un problema sottolineato anche dall’onorevole Fontanelli: “Perché la causa dei dissesti molto spesso non è la cementificazione – ha spiegato – ma piuttosto l’abbandono dei terreni. Dobbiamo quindi lavorare per ricostruire un equilibrio, anche se resto convinto che lo Stato italiano, sulla difesa del suolo, stia investendo ancora troppo poco”.

Cemento e consumo di suolo
Altro tema toccato quello del consumo di suolo, in particolare con l’intervento di Carlo Pintarelli, che ha sottolineato il rischio di ulteriore cementificazione nell’area già martoriata di San Donato, al quale ha fatto eco anche l’intervento di Giancarlo Fiaschi, coordinatore della consulta sandonatese, che ha ricordato all’assessore Fratoni i problemi dell’argine dell’Arno e del famoso isolotto all’altezza del ponte di Santa Croce. Un problema sul quale Fratoni ha confermato l’impegno da parte della Regione, con uno studio in corso da parte del Genio civile: “Perché sull’isolotto occorre intervenire – ha ribadito – predisponendo anche il taglio della vegetazione sugli argini. Taglio che comunque deve essere fatto con raziocinio”. In merito al consumo di suolo, invece, Fontanelli ha ricordato la recente approvazione, alla Camera, “di una proposta di legge che punta proprio a ridurre il consumo”.

La disputa della ricavatura
Nel dibattito sulla manutenzione, poi, non poteva mancare il problema della ricavatura dei corsi d’acqua, più volte sollevato soprattutto a Ponte a Egola, che risulterebbe di fatto impossibile, secondo il Consorzio di bonifica, per il problema legato allo smaltimento dei fanghi di risulta, come ricordato ieri sera anche dall’assessore all’ambiente di Castelfranco Federico Grossi: “Una situazione assurda – ha dichiarato -. A Castelfranco abbiamo quattro progetti fermi da un anno e mezzo”. “Non è assolutamente vero – ha replicato l’assessore Fratoni – che in Toscana non si può ricavare. È la legge a indicare chiaramente come intervenire: i terreni devono essere analizzati e in base ad una tabella si stabilisce come trattarli. Quindi non ci sono alibi. Se poi c’è un problema di costi, allora invito comuni e Consorzi a trovare una soluzione come è stato fatto in altre parti della regione”. L’assessore ha anche replicato alle accuse del consigliere di minoranza Alessandro Niccoli sul problema dei diserbanti: “È stato fatto uno studio da Arpat che indica numeri inferiori rispetto a quanto dichiarato in questa serata”.

Lo stabilimento che fa paura
All’incontro, infine, hanno preso anche alcuni cittadini che abitano nei pressi dell’azienda M3, che hanno sottolineato i gravi rischi per la salute e l’incolumità di chi vive nei pressi dello stabilimento, sottoposto a legge Seveso, chiedendo al sindaco tempi certi non solo per la delocalizzazione ma anche per la bonifica delle coperture in eternit che ricoprono lo stabilimento. Il sindaco, dal canto suo, si è limitato a ribadire la data, quella del 2018, stabilita in un accordo sottoscritto tra l’amministrazione comunale e l’azienda.

 Giacomo Pelfer

Foto di Aurelio Cupelli

 

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