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San Lorenzo, una notte

La notte di San Lorenzo, dopo la realizzazione del film dei fratelli Taviani, nell’immaginario collettivo, oltre che la notte delle stelle cadenti, è anche la notte dei giorni della strage del Duomo di San Miniato. Una sublimazione artistica che attraverso gli occhi e la sensibilità dei due registi diventa un mito, non un falso storico anche se sposta di circa 20 giorni i fattii. Un film (da cui abbiamo tratto la foto) sentito dagli autori, così come sentita è la poesia di Riccardo Cardellicchio che insiste nella stessa trasfigurazione artistica di una della pagine più dolorose della storia di San Miniato nel 1944.

La poesia che l’autore ci ha concesso di pubblicare in questi giorni vicini al 10 agosto è stata scritta qualche anno fa e ha già ottenuto riconoscimenti dalla critica vincendo un premio in un concorso letterario. Proprio lo stesso Cardellicchio ci ricorda “Il primo film su questo tema, (la strage del duomo ndr) dei Taviani fu ‘San Miniato 1944′, censurato e introvabile. Parlava dell’eccidio del Duomo, dando la colpa ai tedeschi. Qualche anno fa ho fatto una versione teatrale della sceneggiatura, a cui prese parte anche Cesare Zavattini. Era il 1954″.
I versi di Cardellicchio, come il film dei Taviani, hanno un valore artistico che travalica i fatti storici e il loro contesto e raccontano la tragedia della guerra. Un verso asciutto e libero, estraneo a ogni forma di retorica o partigianeria, dove con sottile senso della lingua, l’autore sembra quasi recuperare a tratti forme sintetiche e minime per certi versi vicine agli Ossi di Seppia di Montale, ma che matura in un contesto culturale e linguistico di secondo ‘900, dove non mancano contaminazioni letterarie con i poeti e scrittori americani. Pochi versi, in cui però, da buon toscano, Cardellicchio riesce a rendere nella tragedia della guerra tutta la magia del paesaggio con un essenziale realismo e grande capacità evocativa, proprio come attraverso le immagini facero i Taviani con la notte di San Lorenzo. Buona lettura.        

 

San Lorenzo, una notte

di Riccardo Cardellicchio

La notte –
questa notte d’estate dilata le ore,
le rende crudeli.
Cuore.
Fegato.
Stomaco.
Lascia il grande letto.
Devi lasciarlo.
La sirena dell’allarme
non ammette rinvii.
Dove sono le stelle?
Ci sono, tremolanti.
Cadono.
Ingenuità.
Ricordi di bambino.
Dove vai?
Corri tra l’erba che sa di giorni perduti.
Non lasciare mai la mia mano.
Corri tra le viti.
Salti il fosso, il respiro pesante.
Non ce la fai.
La milza, maledetta milza.
Sarà così per sempre.
Ma devi correre, sennò non hai speranza.
Le senti, le urla?
Li senti, i pianti?
Li senti, gli spari?
Non hai che il rifugio nel tufo, ora.
Non ti allontanare.
I corpi sono fatti di paura.
Il sapore della terra arsa.
L’odore della terra arsa.
Il sudore di mani e gambe annichilite.
Parole bisbigliate.
Parole come invocazioni.
Invocazioni come preghiere.
Rosari per quietare, per asciugare lacrime.
C’è chi è spietato – lupo – nella notte.
Ignora le stelle.
Bengala cancellano il cielo.
Esplosioni cancellano le armonie della campagna. Muoiono certezze.
Finito l’allarme, le stelle appaiono più pallide.
Più piccole.
Come se le avessero spezzate.
Sbriciolate.
Cadono, ignare
(ma sono davvero stelle?).
Laggiù… verso il monte…
una… un’altra… ecco la terza…
le hai viste?…
esprimi un desiderio…
e tu riesci a sussurrare: “Pietà”.

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