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Un alieno in Usciana, tartarughe abitano il fiume

Fa bella mostra di sé da qualche giorno, su di una secca ed un piccolo ammasso di canne ingiallite: lei, la tartaruga d’acqua, autoctona o meno, prende il sole vicino al ponte d’Usciana, visibile in certe ore del giorno per i pochi fortunati che abbiano voglia di dare una sbirciata, andando da Ponticelli a Santa Maria a Monte.

Un fatto del tutto normale per i nostri fiumi, dicono gli esperti, ma che certo non mancherà di stupire i tanti residenti nei pressi del corso d’acqua che percorrendo oltre 25 km fra le province di Pistoia, Firenze e Pisa, porta le acque del padule di Fucecchio in Arno ed è ormai noto alle cronache per ben più tristi vicende, fra morìe di pesci, maleodoranze e colorazioni sospette. Eppure Natura da difficoltà s’ingegna e, forse, si getta in qualche modo alle spalle le più importanti difficoltà degli anni d’oro del distretto, quando niente mancava tranne i depuratori. Per migliorare la vita del fiume ed in particolare dei pesci, soggetti a morìe estive anche l’anno scorso a causa della poca acqua e delle temperature, sono stati riattivati anche quest’anno gli ossigenatori di Castelfranco e Fucecchio, a cura del Consorzio 4 Basso Valdarno (leggi anche: Padule di Fucecchio, poca acqua nei canali). “E’ assolutamente prevedibile che vi siano anche animali del genere nei nostri corsi d’acqua, Usciana compreso – spiega l’esperto di fauna del territorio Alessandro Spinelli. – Difficile dalla foto capire di specie si tratti, anche se non sono molte le possibilità. Nei casi più frequenti le tartarughe presenti in Arno e negli afflutenti, come in alcuni nostri laghi, sono della specie Trachemys scripta, in realtà aliena e inserita nelle nostre acque dolci dai tanti che, comprata una tartarughina a qualche fiera, si sono ben presto trovati a gestire un problema di spazio nella vaschetta e si sono sbarazzati dell’animale ormai ingombrante. Sono ben riconoscibili dalle “guance” rosse ai lati della faccia. Nei casi rari, si trovano poi esemplari di tartaruga palustre europe: le tartaruge nostrane in pratica, del tipo Emys orbicularis“.

Una storia, quella delle specie alloctone o aliene inserite nei corsi d’acqua, che in Toscana ben conosciamo a partire dal caso del gambero killer della Louisiana, ma che riguarda anche le testuggini. Proprio la specie Trachemys è infatti da tempo considerata fra le tra le specie più invasive di questo genere di rettili, anche se i più recenti studi hanno messo in luce le sue notevoli difficoltà di riproduzione nel nostro paese, oltre alla sua dieta tendenzialmente vegetariana quindi poco “distruttiva” della fauna. Essendo soggetta a tutti i fattori antropici negativi a cui è soggetta anche la tartaruga europea, la sua enorme diffusione è quindi con ogni probabilità dovuta al continuo e costante rilascio di svariate decine di migliaia di esemplari adulti e subadulti ben alimentati nella fase di allevamento domestico ogni anno, cosa che fa superare la fase di riduzione naturale per predazione a cui sono sottoposte invece i giovani esemplari delle tartarughe nostrane. (ndm)

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