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Aria di ottimismo tra i filari dei Vignaioli di San Miniato foto

Il sole di giorno, ma non troppo. Notti mai calde, acqua quanto basta. Sono gli ingredienti fondamentali di quello che si prospetta come un vino di ottimo livello, da imbottigliare nelle cantine dei Vignaioli di San Miniato. Vini rossi, in prevalenza, quelli cioè che “si fanno in vigna”. Un’ottima raccolta, quindi, che fa degustare un’annata notevole. E’ l’ottimismo il segreto di Leonardo Beconcini, presidente del consorzio dei produttori vitivinicoli di San Miniato.

 

Aziende di famiglia, pur se con qualche dipendente, che hanno messo la qualità della vita davanti al profitto ma che, nel segno della promozione del turismo enogastronomico e del vino di San Miniato, hanno deciso di fare rete, per essere meno piccoli nel panorama toscano e mondiale e perché, loro che di questo ci vivono, credono nell’agricoltura come volano economico. Partendo da un presupposto: “San Miniato è piena di terreni coltivati a vite – spiega Beconcini – ma gran parte delle uve vengono conferite nelle cantine sociali invece di essere riconosciute come uve di San Miniato”.
L’annata
Dopo la buona annata del 2015, quella di quest’anno, secondo il presidente dei Vignaioli, sarà “Notevole. Fuori dalla media, ma verso l’alto. Nei chicchi d’uva ci sono caratteristiche che lasciano pensare a un livello ottimo, quest’anno”. Frutto di una stagione bilanciata, con temperature mai troppo alte di notte “caratteristica rara in Toscana. A luglio si è scesi anche a 16 gradi, che è una bella fortuna fortuna per il vino. In primavera, poi, l’acqua era stata abbondante. Tutte cose che hanno dato all’uva contenuti importanti”. Per parlare di quantità è ancora troppo presto: il numero di bottiglie lo stabilirà la cantina a dicembre, finite le fermentazioni, la quantità d’uva dipende anche dagli agricoltori, già impegnati tra i filari in quella che si chiama vendemmia verde e che serve a selezionare i grappoli per un prodotto che sia il più vicino possibile alle esigenze del produttore. “A San Miniato, comunque – precisa il presidente dei Vignaioli – abbiamo vigneti molto generosi, che gestiamo in base all’obiettivo enologico. Per ora, la vigna sta facendo il massimo. Poi, in cantina, sarà l’uomo a dover fare del suo meglio ma siamo molto, molto fiduciosi”. In questi giorni la vendemmia è iniziata per i vitigni precoci, per gli altri ci sarà da aspettare almeno il 5 settembre e gli ultimi, come il Sangiovese, inieranno a essere raccolti a ottobre. Agosto, comunque, per i viticoltori è un mese intenso perché è quello della maturazione dell’acino, quello in cui si fanno i tagli per ridurre i grappoli, quello decisivo per gusto e alcolicità.
Il turismo enogastronomico
La cantina, dopo la vendemmia e poi ancora la preparazione delle piante per la nuova stagione. “La vigna non ti dà mai una pausa. In più noi, a questa attività, abbiniamo anche degustazioni e visite. Facciamo quello che si chiama turismo enogastronomico, un’attività che sta avendo un incremento incredibile tra gli italiani e gli stranieri. Le facciamo ogni giorno e a ogni ora, in linea anche con il nostro stile di accoglienza. Fare buon vino è importante, ma anche questo serve”. Farlo assaggiare, certo, ma raccontare la Storia e le storie che ogni bottiglia racchiude, che è quella di un’annata, di una famiglia, di un territorio e anche di un consorzio, che ha capito come, in un momento di crisi economica generale, fosse importante mette insieme forze e peculiarità invece che farsi concorrenza. “Ci spiace che nel brutto periodo economico che abbiamo vissuto qualcuno ci abbia lasciato. Ma da qui dobbiamo ripartire: nel 2017 speriamo di tornare a partecipare a fiere importanti, come il Vinitaly, dove siamo già stati come associazione. Bisogna essere umili e imparare da chi fa meglio, non vivere la concorrenza come una frustrazione. Fare sistema è alla base del processo di crescita e noi dobbiamo guardare alla Francia o ad altri Paesi, ma per imparare. Se la Toscana del vino riuscisse a fare sistema a livello regionale, allora, magari, si potrebbe contare un po’ di più. Se ci riuscisse l’Italia sarebbe anche meglio”.
Il settore
Un cambio di mentalità e di cultura, prima che di metodi, in un settore nel quale l’età media è ancora alta e c’è poco ricambio generazionale, dove l’agricoltura è quasi un fatto privato, che tende ad avere troppo poco a che fare con il territorio. Nonostante “ritorno alla terra” e “incentivi ai giovani agricoltori” siano slogan sentiti spesso. “Siamo lontani anni luce dal vero ritorno alla terra – per Beconcini -. Se ne parla, ma poi si pratica poco e si fanno leggi che impongono l’acquisto di prodotti all’estero, che fanno marcire le arance e buttare il latte italiano in favore di altro. Dovremmo iniziare a ragionare davvero su ciò che mangiamo. Un vero incentivo, inoltre, potrebbe essere affidare in modo gratuito ai giovani i terreni incolti: ce ne sono moltissimi, anche di proprietà pubblica. I bandi e i finanziamenti sono fondamentali per arrivare alla pari sul mercato, ma ci potrebbero essere altre forme di incentivi”, più impegnativi da organizzare rispetto alla semplice distribuzione di soldi, ma capaci di agire sul lungo periodo, creando quella cultura agricola vera che è vivere di ciò che produco e produrre ciò che serve.
Il lavoro
Perché il vino “è una voce economica che potrebbe avere uno sviluppo enorme. Qui il vino si fa da sempre: ci sono molte vigne e grandi competenze che potrebbero essere più produttive fin da subito. Ma serve che il vino di San Miniato abbia mercato, che sia richiesto. San Miniato è il secondo comune della provincia di Pisa dopo Terricciola per estensione di vigneto”. Intanto, il settore, un po’ di lavoro lo garantisce. “A noi, in primo luogo, poi ciascuno di noi ha uno o più dipendenti”. Ai quali si aggiungono gli stagionali, quelli che arrivano per la vendemmia. “A San Miniato non usiamo la vendemmiatrice, facciamo tutto a mano. Noi, per esempio, utilizziamo molto gli studenti dell’università, che d’estate scelgono di lavorare per mettere via qualche soldo. Poi ci sono gli studenti stranieri, che lavorano in cambio di vitto e alloggio, ma le strade da percorrere possono essere tante, anche grazie ai voucher”.
La promozione
Per avere mercato è necessario farsi conoscere e per questo serve la promozione. “Che è una cosa costosissima. A causa della crisi economica generale (nella quale si è inserita anche un’annata difficile, quella del 2013, ndr), abbiamo dovuto ridimensionare gli impegni economici e consortili. Dal 2017 però, speriamo di tornare a fare di più, a partire dalle fiere professionali, come il Vinitaly. La fase critica è stata superata meglio dalle aziende che avevano un mercato estero e ora si inizia a vedere l’alba. Non ne siamo fuori, ma siamo ottimisti, perché qualche segnale c’è.”

Elisa Venturi

 

 

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