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Studenti a piedi, a Casteldelbosco si muove la Consulta

Quando l’autobus arriva alla fermata è già stracolmo. Talmente colmo che l’autista, ad un centro punto, è costretto a chiudere le porte senza far salire più nessuno. Un problema cronico ormai su tutta la provincia di Pisa, che si è ripetuto anche questa mattina 18 novembre, alla fermata di piazza Capponi a Casteldelbosco, la penultima sosta prima dell’ingresso nel territorio di Pontedera.

È qui che stamattina tre studenti sono rimasti a piedi, senza riuscire a salire sull’autobus Ctt della linea E210, quella che partendo da San Miniato arriva a Pontedera facendo scalo a Ponte a Egola e nelle varie frazioni del comune di Montopoli. Una linea che al mattino è utilizzata esclusivamente dai ragazzi diretti al polo scolastico di Pontedera, ma che risulta evidentemente insufficiente rispetto alle reali necessità dell’utenza. A sollevare il caso è Valeriano Dodde, membro della Consulta di Casteldelbosco, che questa mattina si è visto chiamare dalla figlia, 14 anni, rimasta fuori dall’autobus per la scuola di Pontedera. “È un problema di cui la Consulta si è occupata anche in passato – dice Dodde -. Stavolta vogliamo tornare sull’argomento puntando molto sul tema della sicurezza, perché è giusto ad un certo punto che gli autisti, se non c’è più posto, smettano di far salire i ragazzi”.
“Perché il trasporto in piedi – sottolinea Dodde – è consentito ma solo fino ad un certo punto. Del resto parliamo di una linea extra-urbana che può viaggiare fino ai 70 chilometri orari. Cosa succede a queste persone in piedi se l’autobus è costretto ad una brusca frenata?”. 
Da qui la richiesta agli organi competenti perché intervengano per verificare queste condizioni. Il problema, però, finisce anche per mettere in difficoltà, secondo Dodde, lo stesso principio dell’obbligo scolastico. “Mia figlia ha 14 anni – dice l’uomo – e quindi rientra ancora nella scuola dell’obbligo e non possiamo dimenticare che il trasporto scolastico è un servizio che contribuisce a rendere effettivo quest’obbligo. Oltre a questo, poi, c’è anche un problema di rispetto del contratto di appalto del servizio. Perché quando i ragazzi restano a piedi, è chiaro che l’azienda di trasporto non rispettato alla lettera quanto previsto dalla gara d’appalto”. Per questo, il genitore chiede un intervento degli organi competenti e delle forze dell’ordine, per verificare le condizioni del servizio.
Gli autisti Ctt
“Li lasciamo a piedi a Casteldelbosco, a Pontedera, a Ponsacco – spiegano gli autisti della Cisl -. Lasciamo ragazzi a piedi in continuazione e ci dispiace molto. Non lo facciamo per scelta, ma non possiamo fare niente. Se il pullman porta 80 ragazzi, io non posso caricarne neppure uno in più. Servono più mezzi, lo diciamo da troppo tempo ormai, ma la gara regionale di affidamento del trasporto pubblico locale ha bloccato tutto. Poi c’è la riforma delle province, che in pratica blocca i budget”. In questo contesto si è inserito anche il doppio turno al Cattaneo causa inagibilità Marconi a San Donato, che ha portato l’azienda dei trasporti a rinegoziare il servizio, ma, spiegano gli autisti, “il doppio turno non è bastato a risolvere il problema sul comprensorio del Cuoio e, comunque, non lo avrebbe certo risolto per la Valdera. Qualche settimana dopo che è iniziata la scuola, abbiamo chiesto un incontro alla Provincia di Pisa, che affida il servizio alla Ctt Nord, per chiedere più mezzi o altre soluzioni. Anche con i comuni non è sempre facile: penso a Pontedera, dove il problema stadio è ancora lì e si aggrava. Abbiamo chiesto i vigili urbani nell’orario di uscita da scuola, ma non ci sono i budget. Insomma, manca il budget per tutto, compresi i mezzi nuovi che non arriveranno finché non si sbloccherà la questione gara”. Quella dei posti in piedi, poi, è un’altra questione: “La Provincia stabilisce i posti in piedi per ciascuna tipologia di bus. Solo che questo, dopo l’introduzione del reato di omicidio stradale, in caso di incidente, risolve la questione civile ma non quella penale. Noi autisti rispondiamo personalmente guidando mezzi vecchi, a volte di oltre 15 anni. E mentre tutti si lamentano con noi, noi non abbiamo referenti, perché la Regione aattende, l’azienda attende, la Provincia temporeggia”. In più, ci sono anche le cattive abitudini degli studenti, che di certo non ci pensano, ma a volte contribuiscono ad aumentare il problema. “Succede che vogliono salire sul bus dell’amico, su quello prima e su uno che fa quel giro, anche se, magari, quello dopo o quello prima passa con 10 minuti di scarto. Non sembra, ma anche questo fa la differenza quando si stabiliscono corse in baso al numero degli studenti per singola tratta”.      

Giacomo Pelfer
Elisa Venturi

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