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Il Miravalle recupera la storia e cerca il territorio – Foto foto

Correva l’anno 1533 quando papa Clemente VII, diretto a Nizza per celebrare le nozze di sua nipote Caterina De’ Medici, si fermava a San Miniato per alcuni giorni, alloggiando in quello che allora era il palazzo dei vicari fiorentini. In quegli stessi giorni, Michelangelo decise di andare a parlare proprio con il pontefice, che da tempo gli chiedeva di completare la Cappella Sistina. Prese un cavallo e lo raggiunse a San Miniato, facendosi annunciare all’ingresso del palazzo. Non ci vuole troppa fantasia, dunque, per ipotizzare che l’incontro fra il Papa e il grande artista fiorentino sia avvenuto proprio tra le stanze di quello che oggi è l’Hotel Miravalle.

Un edificio da riscoprire
È solo una, però, delle tante storie che si nascondono tra le mura dello storico albergo sanminiatese. Storie che la nuova gestione della famiglia Nannetti è intenzionata a far conoscere, nell’ambito di un progetto di rilancio che punta a recuperare il valore storico e culturale dell’antico edificio di piazza Duomo. Un ritorno al passato che è partito proprio da un restyling complessivo degli interni, caratterizzati da colori e arredi austeri ma allo stesso tempo eleganti, pensati per esaltare materiali e tonalità dello stile toscano. “Questo edificio è stato uno dei tre palazzi del potere di San Miniato – ricorda il nuovo gestore Daniele Nannetti -: insieme alla Rocca e alla Curia, che nel Medioevo era la sede del potere amministrativo, questo palazzo era il centro del potere giuridico, per poi diventare sede dei vicari fiorentini a partire dal Rinascimento”.
Le antiche carceri

Una funzione simboleggiata ancora oggi dall’antica torre che svetta accanto all’ingresso del ristorante, recentemente riaperto col nome di Terrazza Miravalle: “Non era una torre con funzioni militari – sottolinea Nannetti – ma veniva utilizzate come carcere. Ed è verosimile che anche Pier delle Vigne, in realtà, siano stato rinchiuso proprio qui”. Alla base della torre, del resto, si conserva ancora una porta carceraria risalente al quattrocento, mentre gli intonaci all’interno rivelano disegni, scritte e incisioni lasciare dai prigionieri. “Ci sono frasi in latino – fa notare Nannetti – a testimonianza che molte delle persone incarcerate qui dentro erano persone istruite e quindi importanti. Per il futuro siamo intenzionati a recuperare anche questi locali per farsi vedere e conoscere ai nostri visitatori”.

Essenzialità e confort
Da qui la volontà di “alleggerire” l’arredamento e la percezione interna dell’albergo: “Abbiamo voluto recuperare i materiali e i colori dell’antica struttura – sottolinea Nannetti -: la pietra, il legno e il cotto, che sono senza dubbio i simboli del Medioevo toscano nel mondo”. Colori tenuti e tradizionali, quindi, che niente tolgono all’eleganza e al confort di un 4 stelle. In tutto 19 camere (per un totale di 45-50 posti letto), di cui 2 suite e due 2 familiari, dotate di due camere, bagno e ingresso come una sorta di piccolo appartamento a sé stante. Per ogni camera, l’affaccio dalle finestre è da togliere il fiato, con un panorama sul Valdarno o sulle colline sanminiatesi da un punto di vista privilegiato, al di sopra dei tetti e delle strade del centro storico. Stessa vista mozzafiato che si gode anche dalla saletta per le colazioni, ricavata all’interno del nuovo Ristorante Terrazza Miravalle.

Arte e aziende del territorio
Scorci mozzafiato che sembrano quadri d’arte, ai quali si accompagnano altrettante “inserzioni” artistiche all’interno delle camere, grazie alla collaborazione che l’Hotel Miravalle ha sancito con la nuova Toffee’s Art Gallery di via Ser Ridolfo. “In ogni camera è esposto un quadro diverso – spiega Nannetti –: l’idea è quella del concept store, dove tutto ciò che è esposto può essere anche acquistato”. Una collaborazione con il territorio che il nuovo Hotel Miravalle ha esteso anche alle aziende, attraverso la formula della sponsorizzazione che permette alle imprese di caratterizzare con il proprio logo una delle camere dell’hotel, trasformandole in una sorta di show room (qui Riapre il Miravalle, il ristorante sarà giardino d’inverno). Già tre le aziende che hanno aderito all’iniziativa: Savitar Tartufi, conceria Zuma un’altra importante impresa del settore pelle.

La scommessa
L’obiettivo è quello di un’apertura al territorio che la famiglia Nannetti considera importantissima per i due anni di gestione che la attendono. Due anni per rilanciare il valore di una struttura ricettiva che è un simbolo della città. “In questi due anni vogliamo dimostrare di essere persone che credono in questa città e in questa struttura – conclude Nannetti -. Dobbiamo ringraziare l’amministrazione comunale per aver creduto nel nostro progetto. Siamo riusciti a fare tutto in un mese e nessuno ci avrebbe creduto”.

Giacomo Pelfer

 

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