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Quattro foto e 2 proposte nella prima lettera del vescovo

Presto sarà in tutte le parrocchie. Per un anno, il vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca, ha conosciuto una a una le sue comunità, in un territorio vasto e variegato. A un anno dall’ingresso nella sua diocesi, il Pastore venuto da Pavia ha scritto la sua prima lettera pastorale: una sintesi in anteprima di Con vento favorevole, la offre il settimanale diocesano La Domenica. Il vescovo inizia la sua lettera soffermandosi su quattro “scatti” o “fotogrammi” che rappresentano le realtà e i volti incontrati in questo suo primo anno alla guida della Chiesa di San Miniato.

 

L’ANALISI
Il primo fotogramma riguarda i malati e gli anziani, incontrati dal vescovo in più occasioni: “Con grande sorpresa e gratitudine – riferisce monsignor Migliavacca – ho scoperto la forza e il grande dono di chi, malato o anziano, mi ha fatto il regalo della propria preghiera e della propria sofferenza. È un dono che lascia commossi. La preghiera dei malati, la pazienza e la sapienza degli anziani, cercare e gustare la loro compagnia sono esperienze che consolano il cuore e aprono al dono e alla forza dello Spirito”.
Il secondo scatto è dedicato ai poveri. “Ne ho incontrati tanti: alcuni si sono presentati nel mio studio, altri li ho visti nei centri di accoglienza e altri ancora si sono fatti avanti, con discrezione, in diverse circostanze, con la povertà di chi ha perso il lavoro e magari non ce la fa a sostenere la famiglia fino alla fine del mese. Sono tutte situazioni che ci interpellano. […] La gioia del Vangelo ci chiede di essere comunità attente ai poveri nei volti diversi e concreti con cui si presentano a noi”.
Il terzo fotogramma riguarda la famiglia. “È il Papa che ci chiede di riflettere su questa ricchezza della società e della Chiesa, alla luce del Vangelo e del suo stesso magistero consegnato a noi nella esortazione apostolica Amoris Laetitia. […] Ci invita a riconoscere e a farci carico delle concrete situazioni familiari, anche di quelle che vivono fallimenti, sono ferite e tentano magari di riprendere a camminare. Ci sprona ad accogliere ogni situazione, cercando anzitutto di integrare e di accompagnare”.
L’ultimo scatto è dedicato ai giovani, che il vescovo ha incontrato in San Domenico il giorno stesso del suo ingresso in diocesi e poi in diverse occasioni, dagli incontri di preghiera in Santa Cristiana all’aperitivo in piazza del Duomo, dai campi estivi di Gavinana alle altre iniziative giovanili legate a parrocchie, associazioni e movimenti. “Sono convinto che non dobbiamo parlare dei giovani – afferma Migliavacca – o semplicemente chiamarli agli incontri che prepariamo per loro, ma dobbiamo imparare a camminare con loro, a stare con loro, a scoprirne la ricchezza, cogliendo la parola di vangelo che hanno da dirci. Il cammino di quest’anno ci porterà in agosto al pellegrinaggio dei giovani in Terra Santa”.

 RIPARTIRE DALLA PAROLA
Rifacendosi all’insegnamento del cardinal Martini, Migliavacca mette al centro della sua lettera pastorale la meditazione di un brano della Parola di Dio: il primo capitolo del libro di Giosuè. “Ci sono alcune pagine della Scrittura che diventano, nel tempo, compagne di strada, amiche, parole capaci di parlare e di accompagnare nei tempi diversi della vita”, ci confida il vescovo. Così i singoli versetti biblici vengono da lui riletti alla luce dell’esperienza vissuta finora nella nuova diocesi, invitando poi tutti, singoli fedeli e comunità a fare lo stesso: “Con semplicità ho brevemente commentato le tappe della chiamata di Giosuè. Ora ciascuno personalmente può riascoltarle per sé, nella propria vita, pensando alle situazioni più significative, talvolta anche difficili e faticose, scoprendo il Signore che chiama e che cammina con noi”. Il commento si articola in sette passaggi dedicati ad altrettante frasi del testo biblico, a partire dal riferimento a Mosè e quindi al cammino che il popolo d’Israele ha compiuto. A questo proposito, Migliavacca dedica un grato ricordo ai suoi predecessori: “Mi ha colpito l’affetto tuttora vivo ed intenso per la memoria di monsignor Ghizzoni, vero pastore buono, la gratitudine per l’opera pastorale e l’apertura di cuore di monsignor Ricci, la cordialità e lo spirito ecclesiale e di condivisione legati alla cura pastorale di monsignor Tardelli, senza dimenticare il beato Pio Alberto Del Corona la cui beatificazione è avvenuta proprio nei giorni della mia nomina quale vostro vescovo. C’è una storia che ci appartiene, che inevitabilmente ci ha segnato e ci accompagna ancora, una terra, una storia di cui essere consapevoli. È un cammino da cui abbiamo imparato tanto”. Nella storia delle persone e delle comunità – ci ricorda il Vescovo – si fa presente una nuova iniziativa di Dio, che qui viene esemplificata dalla vocazione di Giosuè: “Nei passaggi della nostra storia, nel succedersi delle chiamate di Dio, nella presenza dei suoi servi siamo chiamati a vedere una storia di bene che continua, nella quale rinnovare la nostra obbedienza e la nostra fiducia nel Signore”. La prospettiva che il Signore ci offre è quella dell’ingresso in una terra: “C’è una terra che, camminando, scopro essere terra promessa, terra buona affidatami del Signore. Come Chiesa di San Miniato siamo chiamati allora a scoprire la nostra terra, la nostra diocesi con le sue diverse realtà ed esperienze, con le prospettive buone che ci appartengono come anche con le fatiche e le ferite che ci segnano, terra promessa, terra amata dal Signore. Anche questa dovrà essere la nostra avventura: vivere San Miniato, la città e gli altri centri, tutta la diocesi, come la terra visitata e benedetta dal Signore, resa ricca da Lui”.

SII FORTE E CORAGGIOSO
“Come sono stato con Mosè, così sarò con te” è il versetto che offre lo spunto per riflettere sulla fedeltà di Dio e per accogliere l’esortazione che segue: “Sii forte e coraggioso”. “Quante volte, nella vita di ciascuno di noi, questa voce ci ha rimesso in piedi: ‘sii forte e coraggioso’. Il nostro cammino di Chiesa è accompagnato da questo incoraggiamento. Ci sono percorsi che ci appartengono, vie intraprese nel passato, promosse anche dalla parola del vescovo e ci sono percorsi che ci attendono, che cercheremo di comprendere insieme … Il cammino di Chiesa richiede forza e coraggio”. Giosuè è invitato a guidare il popolo mantenendosi fedele all’Alleanza, nell’orizzonte dell’amore di Dio. Su questo punto Migliavacca commenta: “Il Papa ci ha aiutato a scoprire che questo orizzonte di amore, dell’alleanza, è la misericordia. È questa la strada per conoscere Dio, per portare la sua presenza e l’annuncio. La fedeltà alla misericordia di Dio è la via da percorrere”. L’invio degli scribi in mezzo all’accampamento da parte di Giosuè, richiama alle responsabilità che il Signore ci affida nei confronti della comunità: “Il cammino e la guida di Giosuè non sono vissuti in solitudine, in autonomia, ma in un orizzonte di presenze, di collaborazione. È questa una immagine della Chiesa: un popolo che cammina insieme, pastori e popolo di Dio. Insieme, nell’esercizio dei servizi e delle responsabilità propri di ciascuno, in quella che la Chiesa oggi riconosce come esperienza di sinodalità. Dovremmo rileggere il discorso di papa Francesco, durante l’ultimo Sinodo, sul tema della sinodalità, pronunciato il 17 ottobre 2015. Sulla strada della sinodalità, realtà da comprendere anzitutto e da realizzare, desidero accompagnare la Chiesa di San Miniato”.
MEDITARE L’EVANGELII GAUDIUM E LEGGERE IL VANGELO
Dalla lettura e meditazione della Parola di Dio, che costituisce il cuore della lettera pastorale, scaturiscono infine le indicazioni per il cammino della Chiesa diocesana, rispondendo anzitutto all’esplicito invito di papa Francesco ad approfondire l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”. Il vescovo articola questo compito in quattro passi: “Il primo passo è la lettura. Leggiamo o rileggiamo l’Evangelii gaudium. Invito anzitutto alla lettura personale di questo scritto di papa Francesco. Leggere è il primo passo per conoscere parole, pensieri, progetti, prospettive che il Papa ci indica. Il secondo passo è l’accoglienza della Parola. Invito ciascuno a mettersi in ascolto del vangelo, leggendolo. Ciascuno potrà scegliere quello che più riterrà bene per sé: Marco, Matteo, Luca, Giovanni. Si tratta di farne una lettura orante, mettendosi in ascolto dello Spirito, con l’attenzione a farne una lettura continua, cioè leggendolo per intero, con calma, dall’inizio alla fine. Basterà dedicare un piccolo spazio della giornata, soffermandosi su un brano anche breve delle pagine evangeliche”.
Oltre alla lettura personale, il vescovo raccomanda la lectio divina nelle parrocchie, nei gruppi e nei movimenti, prendendo come base il vangelo di Marco: “L’ascolto del Vangelo potrebbe accompagnare il cammino di catechesi degli adulti, diventare motivo di confronto, di approfondimento della nostra situazione contemporanea”. Un’altra proposta, che costituisce una novità per le nostre parrocchie, è la lettura continuata del Vangelo: “Mi permetto di suggerire, laddove la si ritenesse possibile, anche una particolare esperienza: la lettura continuata del vangelo. Si tratta di proporre, nella chiesa, un incontro in cui nella stessa serata, con diversi lettori, viene letto per intero il vangelo. Potrebbe questo essere un momento di ascolto e di preghiera da vivere all’inizio della Quaresima o prima di un evento particolarmente significativo della vita parrocchiale o di gruppo. Sarà certamente un momento di benedizione! Sono pure disponibile, laddove fosse possibile, ad essere presente personalmente a questo appuntamento”.
Il terzo passo da compiere per rispondere all’invito di papa Francesco riguarda la vita ecclesiale e le sue strutture. Il vescovo Andrea ricorda che l’esortazione Evangelii gaudium invita a compiere delle scelte che consentano di essere Chiesa in uscita. “Desidero pertanto che in ogni ambito di vita ecclesiale si trovino forme, momenti, occasioni per confrontarsi insieme sulle scelte pastorali e sulla vita ecclesiale ordinaria, per comprendere quali cammini, cambiamenti, rinnovamenti adottare per essere Chiesa del vangelo come chiede il Papa”.

ATTENZIONE PARTICOLARE ALLA CATECHESI
Due particolari attenzioni sono segnalate dal Vescovo: “La prima attenzione è la catechesi […] Il rinnovamento dei nostri percorsi catechistici appartiene certamente a questo ripensare la Chiesa nell’ordine dell’annuncio del vangelo. Una seconda attenzione riguarda le strutture, in particolare l’avventura della costituzione delle unità pastorali. È un progetto da perseguire e promuovere, camminando insieme, facendo tesoro del cammino già fatto negli anni passati, confrontandoci tra presbiteri, religiosi e laici, per giungere a compiere scelte che traducano nei fatti la vita di una unità pastorale, con determinazioni concrete e vincolanti”.
Il quarto passo, infine, consiste nell’adottare lo stile indicato dal Convegno di Firenze seguendo le cinque vie dell’evangelizzazione: uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare. Alla Vergine Maria, stella dell’evangelizzazione, dobbiamo guardare e affidarci nel compiere questi passi.
“IN QUELLA BARCA C’È IL SIGNORE”
La conclusione della lettera pastorale riporta le parole di papa Benedetto XVI pronunciate nella sua ultima udienza, il 27 febbraio 2013: “Mi sono sentito come san Pietro con gli Apostoli nella barca sul lago di Galilea: il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante. Vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate e il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa e il Signore sembrava dormire. Ma ho sempre saputo che in quella barca c’è il Signore e ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare: è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare”.

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