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La casa del boss diventa centro antiviolenza – Foto foto

C’è un futuro di servizio alla comunità e contro la violenza per l’immobile in via Trento a Capanne, tristemente noto per aver dato ospitalità fino al 2011 al catanese affiliato alla mafia Vincenzo Aiello.  Sarà infatti l’associazione Frida, dai prossimi mesi, a prendere stabilmente residenza nell’appartamento, confiscato lo scorso 2014 al termine di un lungo iter burocratico che ha visti impregnati gli uffici comunali.

“Non è stato facile, anche perchè per i nostri dipendenti comunali si tratta di pratiche mai seguite e abbiamo chiesto la collaborazione di amministrazioni che c’erano già passate – spiega la vicesindaca Linda Vanni. – Un bene come questo appartamento onfiscato alla mafia e riutilizzato socialmente è un simbolo positivo a cui guardare con fiducia nelle istituzioni e speranza nel futuro dei cittadini, pensiamo inoltre che sarà un’opportunità di riscatto e crescita per tutto il terrritorio”. La definitiva chiusura dell’iter, con l’assegnazione all’associazione che dal 2008 si occupa di dare asistenza psicologica e legale alle donne vittime di violenza, con sede a San Miniato Basso, è avvenuta martedì scorso in sede di consiglio comunale. “Una realtà importante che si sostiene con pochi mezzi a disposizione, fra cui eventi e progetti – continua Vanni – che collabora con la Società della Salute Valdarno Inferiore ed i quattro comuni del comprensorio ma che, ad oggi, ha sede in un appartamento nel quale paga l’affitto. L’assegnazione poteva avvenire con bando o meno, purchè essa fosse corredata da un iter improntato alla trasparenza. Considerato che Frida aveva partecipato alla manifestazione d’interesse per la Società della Salute, abbiamo ritenuto possibile assegnargli gli spazi direttamente e fino al 2020.

 

La violenza sulle donne: un fenomeno in crescita

I numeri, in effetti, ancora delineano una situazione non rosea, fatta eccezione per il fatto che sono in aumento le donne disposte a rivolgersi ai centri, anche nella popolazione straniera. Secondo i rapporti sulla violenza di genere in toscana, il numero di donne vittime di femminicidio negli ultimi 10 anni sono state 81. Una violenza che quasi sempre avviene per mano di qualcuno che la vittima già conosceva. In tutto questo contesto l’accesso al servizio di aiuto, come dicevamo, aumenta: dal luglio 2009 al giungo 2015 le vittime di violenza che si sono rivolte ai centri sono state 13461, di cui 1581 nella sola provincia di Pisa. Pià giovani in genere le straniere, sempre più alto il livello d’istruzione: le donne straniere vittime di violenza sono per il 28% al di sotto dei 29 anni e al 31% sopra quell’età. Fra le italiane, invece, la fa da padrona la fascia fra i 30 ed i 50 anni (67%). Sul dato complessivo delle vittime sono in aumento donne e ragazze diplomate e laureate, a fronte di un calo dei livelli d’istruzione inferiori. Italiane e straniere si differenziano leggermente anche a fronte della situazione familiare: le sposate che cadono vittima di violenza sono al 41% fra le italiane, al 55% fra le straniere. Differenze che spesso s’incontrano anche nell’analisi delle tipologie di reato: mentre le donne straniere sono spesso vittime di violenza fisica ed economica, la dimensione psicologica, in primis con lo stalking, sono più diffuse fra le italiane. In due terzi dei casi censiti dai centri le donne denunciano più tipologie di violenza.

 

Mafia in Toscana: il caso Montopoli

L’appartamento, in buone condizioni e, pare, corredato di interni curati senza badare a spese, era finito al centro dell’attenzione degli inquirenti già nel 2009, a seguito di un’inchiesta riguardante i traffici legati alla mafia catanese. I nomi al centro di tutta la vicenda sono quelli del boss siciliano Vincenzo Aiello e della moglie Teresa Grazia Concetta Inclimona, intestataria di alcuni appartamenti in regione fra cui anche quello di Montopoli. Aiello, già condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa e indicato come l’uomo di fiducia del capo della mafia catanese Nitto Santapaola, ad oggi incarcerato a Parma in regime di 41bis, aveva secondo indagini recenti messo da tempo radici in Toscana. Proprio nella nostra regione sono state ricostruite infatti alcune delle sue attività, che nel suo periodo di libertà, dal 2005 al 2009, lo avevano visto intestare alla moglie un appartamento anche a Montelupo, poi finito al centro di un’indagine curata dal pm fiorentino Angela Pietroiusti con l’accusa di trasferimento fraudolento di valori nell’inchiesta per voto di scambio che coinvolse l’allora governatore siciliano Raffaele Lombardo. Di quello stesso periodo è anche la residenza dei due nel comune di Montopoli.

“Questo che compiamo oggi è un bel riscatto, abbiamo vinto noi, un simbolo del potere criminale diventa un bene d’accoglienza per chi subisce violenza – commenta Vanni. “Non dobbiamo abbassare la guardia e sviluppare inziative ispirate a principi di tarsparenza e legalità e di contrasto a ogni forma di abusivismo. Ovviamente ci sono gli organi preposti al coordinamento per la lotta alla criminalità, ma spetta a noi tutti monitorare quello che sta accadendo anche nella nostra Regione. Un contributo importante può arrivare da chi già oggi si occupa di questi temi come le associazioni Libera e Avviso Pubblico, ed anche dall’Arci, che ci è stata molto vicina in tutto questo percorso”.

Nilo Di Modica

 

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