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Acqua “salata” in conceria: bollette più che raddoppiate

La brutta sorpresa sta arrivando per posta, recapitata nelle aziende direttamente dalla Regione. Un salasso in molti casi. Una vera e propria stangata che sta rovinando le festività a molte aziende del distretto. Sotto accusa c’è il nuovo canone sugli emungimenti d’acqua dal sottosuolo, dopo la riforma varata dalla Regione lo scorso 16 agosto. Un nuovo sistema di calcolo pensato per semplificare il quadro, ma che alla fine rischia di penalizzare (e non poco) numerose aziende conciarie. Aziende che fino ad oggi pagavano tra le mille e le 2mila euro l’anno e che di colpo si ritrovano costrette a versarne 3500 se non addirittura 4400.

Numerose le lettere arrivate nelle aziende questa mattina (13 dicembre), con i telefoni del Consorzio e dell’Associazione conciatori diventati immediatamente bollenti, presi di mira da imprenditori spiazzati che chiedono spiegazioni. “Tutto nasce da una delibera sulla quale non siamo stati interpellati – afferma il presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola Michele Matteoli -. Già da settembre abbiamo fatto presente che qualcosa non torna”.
Fino ad oggi, in pratica, il canone sugli emungimenti era versato alle province, che ne calcolavano l’importo in maniera proporzionale alla quantità di metri cubi consumati. Con la riforma delle province, invece, la competenza sulle risorse idriche è passata interamente alla Regione, che ha deciso di mettere ordine provando a semplificare il quadro. Da qui la creazione di tre scaglioni differenziati, per ciascuno dei quali è previsto un canone a tariffa fissa da versare entro il 31 dicembre: le aziende che consumano fino a 3mila metri cubi l’anno pagano in tutto 1770 euro, quelle comprese fra 3mila e 16mila 3520, mentre quelle che superano quota 16mila sono tenute a pagare 4400 euro. In questo modo, tutte le aziende che superano lo scalino dei 16mila si ritrovano a pagare la stessa cifra, indipendente dalle dimensioni e dalla quantità effettiva di acqua consumata. “Nel nostro distretto – spiega Matteoli – una conceria media consuma circa 20mila metri cubi l’anno, quindi poco al di sopra dello scalino dei 16mila, però alla fine si ritrova a pagare esattamente come un’azienda che ne consuma 150mila. Alla fine, di fatto, viene meno il principio di equità previsto dalla legge”.
È evidente, giocoforza, che le aziende più grandi e con maggiori consumi si troveranno in alcuni casi a pagare meno di quanto pagavano prima, ma in un distretto come quello del Cuoio, fatto di aziende di dimensioni medio-piccole, è chiaro che la maggior parte delle imprese si ritrovino penalizzate.
“Solo su Ponte a Egola – precisa infatti Matteoli – abbiamo calcolato che in media ci sarà un aumento del 100 per cento: praticamente pagheremo il doppio rispetto al 2015”. Una bella botta per molte aziende, che in questi giorni si ritrovano anche alle prese con l’Imu e con la chiusura dei bilanci. È per questo che AssoConciatori e Consorzio, insieme anche ai terzisti dell’Assa, hanno scritto pochi giorni fa una lettera congiunta alla Regione, per far presente quella che appare come un’anomalia. “Per adesso siamo in attesa di una risposta – conclude Matteoli -. Sono convito che alla fine una soluzione dovrà essere trovata”.

Il Cuoio, ovviamente, non è l’unica area produttiva penalizzata dalla riforma regionale sugli emungimenti. Le stesse preoccupazioni stanno investendo in queste settimane anche il vicino distretto cartario della piana lucchese, dove è soprattutto la galassia delle piccole e medie imprese a scontare gli effetti maggiori delle nuove regole sugli emungimenti. Il risultato, come sottolineato anche da AssoIndustria, è quello di un ulteriore e notevole aggravio sui costi operativi delle aziende. Costi che incideranno pesantemente sui bilanci di molte imprese.

 

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