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Natale cercando Betlemme: tra ferite, solitudini e olocausti

E’ il luogo dove per loro non c’era posto. Dove una famiglia non trova casa e rifugio, dove un bambino nasce senza cibo e calore. Dove una famiglia, nonostante tutto, si stringe e si apre alla gioia della nascita. Betlemme era questo in quel primo Natale e continua a esserlo anche oggi. Non è solo la ricerca di Gesù salvatore, ma la ricerca di quella Betlemme, il compito dei cristiani in queste festività. L’invito a trovare Betlemme è nelle omelie di Natale del vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca che indica dove cercarla: nelle ferite, nei problemi e nelle condizioni di lavoro, negli olocausti che ancora oggi affliggono il mondo. 

“Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme”; “Mentre si trovava in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio”.

 

Betlemme è il luogo della nascita di Gesù e vivere il Natale significa andare tutti a Betlemme, non quella geografica, nella Terra santa, ma là dove nasce Gesù.
Betlemme è ogni luogo dove il bimbo è deposto nella mangiatoia…, perché non c’era posto per lui.
Betlemme è il luogo ove, come ci ricorda Isaia, il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; è il luogo dove, ricorda san Paolo, “è apparsa la grazia di Dio”; e ancora il vangelo racconta che è la terra dove l’angelo annuncia una grande gioia e dice che là è nato un bimbo e la vita di quei pastori si mette in cammino, cambia, si scopre illuminata.
Betlemme è dipinta dalla Scrittura come il luogo dove la luce, la gioia, la vita (quella di un bimbo) invadono uno spazio ove c’è buio, male, violenza, rifiuto, mancanza di vera ospitalità.

In questa notte possiamo chiederci. Dov’è Betlemme? Dove sei Betlemme?
Cercando Betlemme potremmo giungere in alcune delle nostre case dove famiglie ferite, segnate da sofferenze nascoste, vivono il buio della vita, e il silenzio della solitudine.
Cercando Betlemme potremmo giungere nei luoghi di lavoro, anche della nostra terra sanminiatese, dove il lavoro non sempre è secondo la dignità dell’uomo e le difficoltà di questi tempi mettono a rischio il lavoro stesso e tanti, perdendolo, perdono anche speranza e futuro.
Cercando Betlemme ci può accadere di trovarci nei luoghi della guerra: ad esempio tante regioni dell’Africa subsahariana, l’Iraq, la Siria, la Libia…, luoghi dove non solo la guerra semina la morte, ma provoca migrazioni di popoli e persecuzione di cristiani.
Cercando Betlemme ci può accadere di trovarci ad Aleppo. Aleppo oggi, come un tempo l’Armenia, Auschwitz, Sarajevo, Srebrenica; Aleppo dove un genocidio si sta consumando e il Mondo intero, l’Occidente tace, guarda disorientato o disinteressato.
Cercando Betlemme ci potremmo d’improvviso trovare anche proprio a Betlemme e la scopriremmo città sofferente, divisa da un muro vero rispetto al resto della Terra santa, segno sanguinante di una lotta tra popoli, ebrei e palestinesi che fratelli si combattono e si feriscono.
Betlemme è nel nostro cuore, quando il peccato, le ferite, le tristezze lentamente spengono la nostra vita, quasi senza che ce ne accorgiamo.
E’ Betlemme, siamo a Betlemme: un popolo che camminava nelle tenebre, un luogo dove non c’è posto per la santa famiglia e un bimbo, Gesù, che nasce.
Ma la Parola di Dio ci racconta, in questo orizzonte fosco, sguardi di gioia, di luce, di pace, di nascita e vita nuova, indifesa eppure accolta ed adorata. In questa Betlemme, in queste Betlemme, in questi luoghi che abbiamo riconosciuto Betlemme, nella loro povertà e tragedia, nasce Gesù, viene Lui, la luce e la pace e si spande un profumo di gioia.
E’ questo il Natale: è vivere queste Betlemme del nostro tempo come luoghi dove Gesù è nato, luoghi visitati e abitati da Dio, luoghi dove ormai c’è l’Emmanuele, il Dio con noi.
E’ questo l’annuncio del Natale ed è questa la preghiera e l’augurio che facciamo in questa notte.

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