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Tubone, nel 2017 lavori al via per il Padule di Fucecchio foto

Snodo di svolta nel 2017 per il famoso progetto “Tubone”, che attraverso numerose opere in parte già avviate ed in parte ancora da fare attuerà una riorganizzazione complessiva della depurazione industriale del Comprensorio del Cuoio e di quella civile del Circondario Empolese, della Valdera, della Valdelsa e della Valdinievole. Proprio in questi giorni, infatti, entrerà nella fase di avvio dei lavori il ramo del progetto riguardante la rinaturalizzazione del Padule di Fucecchio. Un’opera che si svilupperà attraverso la costruzione, entro il 2020, di due invasi a Castelmartini (Larciano) ed in località Il Coccio (Ponte Buggianese), oltre ad altri lavori di arginamento e messa in opera di infrastrutture di ossigenazione, per la salvaguardia dell’area umida nei periodi di secca, anche all’interno del nuovo sistema di depurazione che, com’è noto, si doterà di un sistema di approvvigionamento idrico per il Comprensorio del Cuoio, fuori dal tradizionale meccanismo dell’emungimento dei pozzi.

Un’opera che viene da lontano ed è nata per la mitigazione e il riequilibrio del bilancio idrico nel comprensorio toscano del Cuoio e nel Padule di Fucecchio, interessando un’area che racchiude realtà molto eterogenee e distanti, quanto lo possono essere il comprensorio del cuoio, distretto ad alta economicità e fortemente antropizzato, e il cratere del Padule di Fucecchio, area ad altissimo interesse naturalistico e oggetto di un progetto europeo Life per la salvaguardia ambientale. Si parte dall’Accordo preliminare risalente al 2004 con la sottoscrizione del Ministero dell’Ambiente, Regione Toscana, Autorità di Bacino dell’Arno, Enti Locali, ATO 2 del Basso Valdarno, ARPAT e Associazione Conciatori, oltre 10 anni tra progettazione, studi preliminari e di fattibilità, analisi chimiche dei terreni, adeguamenti normativi e reperimento delle risorse in accordo tra tutti i soggetti interessati. La fase preliminare è terminata e si è giunti quindi allo stadio finale di pochi giorni fa con la consegna dei lavori. Lavori peraltro di notevole entità visto che si parla di oltre 3 milioni di euro. Molto sinteticamente il progetto si riassume nella creazione di due invasi (uno a Castelmartini e uno in località Il Coccio, sottoposti entrambi a Valutazione di Impatto Ambientale da parte della competente Provincia di Pistoia) per la raccolta delle acque nel periodo di massimo livello idrico e il successivo rilascio nel periodo di siccità e nel rafforzamento delle arginature dell’asse principale e delle aree contigue. Alla gara di appalto hanno partecipato n. 198 ditte ed è risultata aggiudicataria la FEA Srl con sede in Castelfranco Emilia (MO) con un ribasso offerto del 33,007% che determina un importo lavori contrattuale di € 2.036.916,14 oltre IVA. 

“Al netto delle tante discussioni del passato, credo che oggi si sia di fronte ad un risultato importate, l’avvio dei lavori – commenta il presidente del Consorzio 4 Basso Valdarno Marco Monaco, tornando su alcune polemiche dei giorni scorsi circa alcuni costi del progetto. – Una somma importante e comunque inferiore ad i 5 milioni previsti in origine. Spese assolutamente necessarie per la tutela delle caratteristiche di ecosistema naturale dell’area umida del Padule di Fucecchio, per conservare un ambiente composto da elementi distintivi e caratteristici del territorio risalenti al quaternario, un ambiente di assoluto pregio che ha forgiato non solo le caratteristiche ambientali e paesaggistiche, ma anche il carattere e la realtà socio-economica dei suoi abitanti e che senza interventi adeguati rischia di scomparire per sempre. Qualcuno in questi giorni ha avuto da ridire sui costi accessori e sul capitolo delle “somme a disposizione”, credo però che le importanti consulenze di cui ci siamo avvalsi per questo progetto, che ha fra i suoi più importanti capitoli di spesa anche l’IVA, per oltre 500mila euro, siano stati assolutamente necessari ad evitarci ulteriori spese. Con un piano così particolareggiato di tutte le incidente risparmieremo molti soldi in sede di realizzazione”. “Oggi siamo a un punto di svolta e mi ritengo alquanto fortunata di avere il privilegio di avere questo importante incarico nel momento in cui, dopo tanti anni, questo importante progetto vede la realizzazione – dice l’assessore regionale all’ambiente – Federica Fratoni. – Nuovo sistema di depurazione che sarà fondamentale per tutta l’economia toscana e permetterà a tutti noi anche di sviluppare nuovi e più incisivi progetti per la difesa e lo sfruttamento delle potenzialità dell’area umida del Padule di Fucecchio, con ricadute sul territorio. Il primo tassello di questo nuovo corso, presto, sarà la costituzioine del Tavolo di Consultazione ad hoc che vedrà riunirsi enti, amministratori, associazioni di categoria, ambientalisti e quant’altro”.

 

Le ricadute su Fucecchio e sul Cuoio

Soddisfatto, con gli altri sindaci del Padule, anche il primo cittadino di Fucecchio Alessio Spinelli. “Un progetto importantissimo per tutti noi che il Padule lo conosciamo bene e lo vogliamo valorizzare in tutte le sue potenzialità turistiche, ricettive e non solo, ma anche per l’intera economia toscana che oggi vede partire un pezzo importante di un piano che ammodernerà un sistema della depurazione ormai desueto, intervenendo in quel meccanismo di emungimento dei pozzi nel Comprensorio che non può andare avanti così come è stato in passato, proprio per la salvaguardia del territorio. Molte, poi, le ricadute che il territorio comunale di Fucecchio vedrà per alcune sue frazioni come le Botteghe, in cui il filtraggio dei reflui domestici fino ad ora era delegato ai singoli impianti domestici”.

 

Invaso di Castelmartini

L’area in cui sarà realizzato l’invaso, attualmente adibita a prato incolto e vegetazione spontanea, si estende interamente nel Comune di Larciano nella proprietà della Società Agricola Castelmartini e ricade nel SIC “Bosco di Chiusi e Paduletta di Ramone”.  L’alimentazione è assicurata dalle acque del Fosso del Paretaio, che però non garantisce una portata costante nel tempo. Per la costituzione dell’invaso è previsto uno sbarramento in terra da cava di circa 240 ml che consentirà sia l’accumulo che il rilascio controllato per il mantenimento di un idoneo habitat a valle dell’opera. Per il completamento dell’opera sono previsti una serie di interventi che comprendono: l’allestimento del cantiere e prescrizioni a norma di legge; la realizzazione dello sbarramento in terra utilizzando materiale analizzato per assicurare la purezza delle terre e scongiurare l’introduzione di specie invasive nell’ecosistema; la costruzione dello sfioratore laterale (con utilizzo di scatolari prefabbricati per la parte interrata e un rivestimento di fondo lastricato in scogliera di massi a monte e zona di dissipazione a valle); la realizzazione di 3 organi di scarico: uno svuotamento rapido per le manovre di emergenza (completo di paratia di protezione), uno scarico di fondo (corredato di griglia amovibile per la manutenzione e di paratia regolabile per apertura /chiusura), uno scarico di fondo supplementare (tubazione aggiuntiva completa di griglia amovibile per la manutenzione e di paratia regolabile per apertura /chiusura da utilizzare in caso di fuori servizio dello scarico di fondo); la realizzazione di una rampa per l’accesso dei mezzi di manutenzione all’invaso sul lato di monte dello sbarramento; l’installazione di un impianto di ossigenazione a monte dello sbarramento completo di pannelli fotovoltaici per l’alimentazione degli apparati necessari; opere di ripristino dei luoghi e tutte le lavorazioni necessarie per ottemperare alle prescrizioni normative. La vegetazione prelevata prima dello scavo sarà stoccata in apposite aree e riutilizzata per il rinerbimento delle scarpate.

 

Invaso in località “Il Coccio”
Questo invaso, ubicato nel Comune di Ponte Buggianese e ricadente nel SIC “Padule di ”, sarà ricavato in un terreno totalmente pianeggiante acquisito dal Consorzio di Bonifica del Padule di Fucecchio. Durante il periodo estivo, quando il depuratore scaricherà nell’invaso, funzionerà da equalizzatore rilasciando gradualmente l’acqua verso i sottobacini.  Una volta realizzato rappresenterà “il polmone” di alimentazione dei nuovi sottobacini ed avrà caratteristiche naturalistiche tali da costituire una nuova area di particolare valenza ambientale. Ripensato con una dimensione maggiore rispetto al progetto preliminare, l’invaso avrà una profondità massima di 11,80 m, inferiore alla quota di fondo del Fosso della Croce, e assicurerà la presenza di una zona che rimarrà permanentemente allagata per garantire una riserva d’acqua per circa 6 giorni consecutivi. Per la realizzazione dell’opera sono previsti una serie di interventi che comprendono: l’allestimento del cantiere e prescrizioni a norma di legge; lo scavo per la realizzazione dell’invaso; la realizzazione di arginature perimetrali all’invaso (compattamento fino al raggiungimento di una larghezza minima in sommità di 10 m e di un’altezza massima di 14,50/14,80 m per permettere lo sfioramento della sovrabbondanza d’acqua nel periodo invernale senza compromettere i terreni circostanti); la realizzazione di cordoni di schermatura (creati con materiale di resulta degli scavi e ricoperti con vegetazione precedentemente scoticata) per favorire la tranquillità dell’avifauna presente; la realizzazione dell’organo di scarico sull’argine destro del Fosso della Croce per l’immissione delle acque dell’invaso nel cratere palustre (in elemento scatolare e scogliera antierosione all’imbocco e allo sbocco) dotato di apparato di controllo; la realizzazione di fossetti di scolo al piede dei cordoni di schermatura per consentire l’allontanamento delle acque piovane; opere complementari (cancello sulla sponda destra del Fosso della Croce, schermatura viva con cannicciato lungo il camminamento posto sull’argine dell’area “La Monaca”.

 

Altre opere di arginatura
Accanto alla realizzazione degli invasi, particolare rilevanza assume la risagomatura e il rafforzamento degli argini per impedire la dispersione idrica.
I lavori riguarderanno il canale principale che si dirama dall’invaso de Il Coccio e tutte le porzioni di terreno confinanti, che saranno così “divise” in sottobacini per permettere a ciascuna area di garantire il mantenimento di un livello idrico ottimale. Questo progetto si affianca a quello di depurazione delle acque della Valdinievole e del Padule di Fucecchio che è stato presentato lunedì 16 gennaio nella veste modificata rispetto alla versione originaria. Viste le restrittive prescrizioni ambientali che impediscono qualsiasi lavorazione fino al termine del periodo di nidificazione e riproduzione, i lavori per la realizzazione delle opere inizieranno a luglio 2017 salvo evidenti problematiche dovute a prolungato maltempo che impedisce qualsiasi accesso dei mezzi meccanici per la movimentazione della terra.

 

Progetto Tubone: il quadro complessivo

Oltre dieci anni di discussioni, due progetti prima elaborati e poi scartati, decine di incontri pubblici e varie contestazioni e dubbi da parte di ambientalisti e cacciatori. Questi i numeri di un progetto enorme che ha la pretesa di ristrutturare in maniera radicale l’assetto della depurazione in una vasta area della toscana centrale. Il progetto complessivo prevede che Acque Spa, ideatrice e appaltatrice dei lavori, realizzi un intervento da circa 140 milioni di euro per la riorganizzazione del sistema di depurazione del comprensorio del cuoio, del circondario empolese, della Valdera, della Valdelsa e della Valdinievole. Attualmente il sistema di depurazione dell’area conta circa 25 depuratori sparsi fra gli 11 comuni. Impianti che accolgono e depurano le acque reflue scaricandole in vari torrenti che poi confluiscono tutti nel Padule di Fucecchio. Il nuovo progetto prevede invece la realizzazione di un collettore, il “Tubone”, appunto, che dal depuratore di Pieve a Nievole porterà tutte le acque reflue della Valdinievole verso Santa Croce. Tutti gli scarichi verranno quindi convogliati in questo grande tubo e portati nella Zona Cuoio, per fornire acqua all’industria della concia. Allo stesso tempo però, per garantire che anche al Padule, sempre più a rischio di secche nei periodi estivi, continui ad arrivare acqua, è prevista che una parte delle acque reflue venga depurata e riversata in due invasi per poi esser mandata al Padule all’occorrenza. Solo nella Valdinievole gli impianti che andranno in pensione saranno circa 15, mentre altri saranno ampliati o adeguati.

 

Nilo Di Modica

 

 

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