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Conciario, export in affanno: orientali si allontanano

È proprio la concia, stavolta, a tirare a picco l’export pisano nel secondo trimestre del 2016: -2,2% il dato complessivo, rispetto allo stesso trimestre del 2015, determinato in gran parte dalla minore esportazione di pelle e cuoio che raggiunge -6,2%. Un dato dovuto soprattutto alle perdite subite in alcuni mercati orientali. A dirlo sono i dati raccolti dalla Camera di Commercio di Pisa relativamente al trimestre estivo del 2016, da luglio a settembre, che dimostrano come il rallentamento della domanda internazionale non ha mancato di farsi sentire, non solo sull’export regionale (-0,5%) ma anche in provincia di Pisa. Ad ogni modo, sommando gli ultimi dati a quelli dei due trimestri precedenti, il dato pisano e toscano restano ancora al di sopra della linea di galleggiamento con un +0,5%.

 Le esportazioni

La flessione del cuoio (-6,2%) spiega quasi due terzi della contrazione dell’export pisano nel terzo trimestre 2016. La caduta del conciario, che segue ad alcuni trimestri di crescita modesta, è imputabile alle pesanti perdite subite dalle vendite dirette a Hong Kong, in Cina, Polonia e Taiwan, alle quali si contrappongono gli ottimi risultati conseguiti in Francia, India e Stati Uniti.
Le esportazioni di cicli e motocicli, il secondo settore in termini di importanza a livello provinciale, confermano il dato leggermente positivo del trimestre precedente (+0,6%). La meccanica mantiene una buona capacità di penetrazione sui mercati: le vendite oltreconfine di macchine di impiego generale (motori, pompe, rubinetti, valvole, apparecchiature fluodinamiche, ecc.) sono aumentate del 7,5%, le altre macchine per impiego generale (forni, refrigeratori, macchine per sollevamento, ecc.) realizzano un incremento di 5 punti percentuali e le altre macchine per impieghi speciali (macchine specifiche per l’industria) del 21,5%. In positivo, tra i settori, troviamo non solo alcuni spezzoni della moda come le calzature (+4,0%) e l’abbigliamento (+6,0%), ma anche comparti che stanno crescendo come le bevande (+5,3%, soprattutto vino) e la farmaceutica (+10,1%). Da segnalare il ritorno in positivo delle vendite di mobili (+1,0%).
Le difficoltà delle esportazioni pisane sono comuni a quasi tutte le aree geografiche di destinazione, con limitatissime ed isolate eccezioni. I primi sei partner commerciali di Pisa, in termini di valore, segnano contrazioni importanti: Germania (-8,0%), Francia (-7,1%), Stati Uniti (-9,9%), Spagna (-12,7%), Cina (-5,4%) e Hong Kong (-17,0%). Crescono invece le vendite dirette in alcuni paesi europei, come il Regno Unito (+6,5%), Paesi Bassi (+8,9%) e Polonia (+10,3%), e verso importanti realtà asiatiche quali Corea del Sud, Giappone e Vietnam, tutte con incrementi di circa 9 punti percentuali. Molto bene anche le vendite dirette in India (+22,0% grazie al cuoio). Rilevante il +31,3% delle esportazioni dirette in Russia che, grazie alla meccanica, hanno recuperato una parte delle perdite subite a causa dell’embargo.

Le importazioni
Passando all’analisi dell’import (-10,4% nel terzo trimestre del 2016), la caduta è frutto di un mix di fenomeni estemporanei (contabilizzazione di un’operazione straordinaria nel comparto ferroviario e della nautica) ma anche di contrazioni della domanda di beni strumentali e intermedi che testimoniano le difficoltà attraversate da alcuni segmenti dell’industria pisana, primo fra tutti il conciario (-6,4%).

Il punto di vista del presidente della Camera di Commercio di Pisa Valter Tamburini
“Come già rilevato nelle nostre precedenti analisi, nonostante la dinamicità di alcuni settori, la provincia di Pisa è purtroppo colpita in pieno dal calo della domanda mondiale ed anche i venti di protezionismo che sembrano avvicinarsi destano più di una preoccupazione. I mercati internazionali rappresentano, infatti, un elemento fondamentale per la crescita dell’economia provinciale e le difficoltà su questo versante preoccupano la nostra economia.
La riforma delle Camere di Commercio ha riservato a Ice le attività di promozione sui mercati esteri, ma ha assegnato alle Camere il compito fare formazione e dare assistenza alle piccole e medie imprese per la preparazione al “grande salto”. Secondo stime ufficiali, a Pisa ci sono circa 600 imprese manifatturiere che hanno tutte le carte in regola per cominciare ad esportare sistematicamente ma che non lo fanno: il nostro compito sarà quello di scovarle e cercare di supportarle in questa fase delicata e fondamentale per il loro sviluppo”.

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