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Comprensorio tra edilizia ferma e aste giudiziarie

Morde e lascia segni la crisi nel Comprensorio del Cuoio, dove l’inizio del 2017 vede i quattro comuni pisani del distretto, purtroppo, tutti ben piazzati negli elenchi dei tanti beni che in provincia vanno o andranno a breve all’asta giudiziaria.

Buone occasioni per qualcuno, secondo la nota massima per la quale in tempi di crisi chi ha soldi da spendere ben spende. Ma un indice (seppure grossolano) di una situazione che non va affatto bene, sopratutto quando a finire al centro di provvedimenti del tribunale non sono solo case e appartamenti, ma anche interi blocchi di zona industriale, fra fabbriche e capannoni che spesso non hanno avuto nemmeno l’onore di ospitare alcunché, perché finiti nel tritacarne della crisi immobiliare ben prima di essere conclusi o venduti. Frutti avvelenati, fra gli altri fattori in gioco, dell’epoca d’oro in cui il mattone andava a gonfie vele, fosse esso dedicato al tessuto produttivo o residenziale. Fatto sta che proprio una zona industriale, quella di San Donato di San Miniato, spesso al centro di polemiche o preoccupazioni inerenti il degrado (acuite recentemente anche a causa del rave di fine anno) questo mese detiene il triste primato dei beni all’asta, con un intero blocco di capannoni industriali tra via Marco Polo, via Magellano e via Umberto Nobile che in un solo lotto andranno presto all’asta per la cifra record di 21milioni ed 800mila euro, a due passi dalla vecchia sede del Liceo Marconi. Una situazione che non si ferma qui per il comune di San Miniato, primo, almeno fra i comuni pisani del distretto conciario, per valore di beni all’asta in questo inizio d’anno, in gran parte di natura industriale: 36milioni euro più euro meno. A dimostrazione poi che l’industrializzazione qualcosa c’entra in queste stime di massima, neanche a dirlo, il secondo comune per valori d’asta che in questi giorni passeranno al vaglio di eventuali compratori è Santa Croce sull’Arno, per una cifra complessiva che si aggira intorno ai 5milioni e 600mila euro, fra cui anche molti appartamenti. Molti i gioielli dell’industria che fu e che questa crisi si porta via anche nei comuni limitrofi: noto, da alcune settimane, il caso del complesso dell’ex calzaturificio Lorbac a Castelfranco, per il quale il 16 gennaio scorso si chiedevano oltre 2 milioni di euro (leggi: Due milioni per il Lorbac: all’asta l’ex calzaturificio). Nel comune, al momento, il valore totale dei beni che vanno all’asta si aggira intorno ai 2 milioni, come per Santa Maria a Monte. Sui 4 milioni, invece, il valore complessivo dei beni che cercano compratori all’asta a Montopoli, dove fra le altre cose si vende anche il complesso turistico ricettivo de Le Barbate, andata deserta alcuni giorni fa ad un prezzo di un milione e 760mila euro (leggi: Montopoli, all’asta il complesso con piscina Le Barbate).

 

Nilo Di Modica

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