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L’ultima cena a Le Botteghe, ecco il nuovo affresco – Foto foto

“Oggi è San Pietro Igneo, abbiamo scelto questo giorno appositamente”. Un giorno speciale, per Botteghe e in generale per Fucecchio, dove è stato presentato in anteprima l’affresco realizzato dal maestro Massimo Callossi, ultimo allievo di Pietro Annigoni, realizzato all’interno della chiesa di Nostra Signora di Lourdes, in via Pistoiese, grazie al contributo della Fondazione Mario Marianelli. Un’opera realizzata con le stesse tecniche del passato, che sarà inaugurata ufficialmente questo venerdì, 10 febbraio, alle 21,15.

Un’opera che nasce da una felice connessione, quella tra un progetto dello stesso Callossi e l’esigenza, dall’altro, di ‘riempire’ la piccola chiesa di Botteghe restaurata e ampliata nel 2012. “C’era il desiderio di abbellire la chiesa – racconta il parroco don Andrea Cristiani – e da tempo cullavamo il desiderio di inserire al suo interno un’opera d’arte”. Da qui l’incontro, quasi casuale, con l’artista originario di San Giovanni Valdarno, da tempo innamorato dei paesaggi del padule e in contatto con il sanminiatese Luciano Marrucci.
E’ così che Callossi ha presentato a don Cristiani il disegno preparatorio di una grande “Ultima cena”. Un disegno che aveva richiesto oltre 7 mesi di lavoro, ma che è stato poi riprodotto sul tabernacolo della chiesa in appena 6 giorni. “Sono i tempi dell’affresco: per ogni 30 centrimetri quadri abbiamo un’ora, massimo un’ora e mezzo per dipingere, prima che la calce si solidifichi assorbendo i colori” racconta Callossi, tra i pochissimi in Italia che ancora usa le stesse tecniche e gli stessi identici materiali dei grandi maestri del Medioevo e del Rinascimento. “Sul tema dell’ultima cena aveva realizzato un progetto da tempo – ha raccontato l’artista -. A mano a mano che passano gli anni mi rendo conto di avere un rapporto tutto mio personale con la figura di Cristo: disegnarlo per me è come conoscerlo”. 
“Il mio obiettivo – ha detto ancora l’autore – era riportare l’ultima cena un po’ alle origini, rappresentando tutte le figure come persone del popolo. E io li ho voluti raffigurare com’erano, con abiti poveri. L’affresco non è altro che uno strato di calce che indurendo assorbe i colori. Sono aperte fatte per durare, per continuare a raccontare nel tempo una storia”.
“Questo affresco – ha detto don Andrea – è l’esaltazione della fraternità e dell’amore, che si incastona in un momento storico non facile, fatto di continui regressi. Quindi è un messaggio in controtendenza in un momento in cui ci si allontana dalla spiritualità”. Don Francesco Ricciarelli, direttore del’Ufficio comunicazione della diocesi di San Miniato si è detto “sorpreso dalla bellezza e dalla funzionalità anche liturgica di questo affresco. È una pittura che senza essere troppo sperimentale ha la sua modernità, ma allo stesso tempo il suo legame con il passato della spiritualità cristiana”.
Un’opera che colpisce l’occhio e la mente, recuperando la funzione didattica che gli affreschi hanno sempre avuto, rendendo comprensibile a tutti quelle scritture che solo in pochi, una volta, erano in grado di leggere. “Eppure ancora oggi la vita quotidiana ci rende analfabeti, incapaci di comprendere”, ha aggiunto Emanuele Barletti, critico d’arte e direttore del Museo Annigoni: “La vera notizia di oggi – ha aggiunto – è che anocra nel 2017 si fanno affreschi. Non è un quadro o un’opera pittorica: l’affresco vive nel muro, è un tutt’uno con la parete ed è destinato a durare nei secoli”
“Sono contento perché don Andrea mi ha creduto e mi ha dato fiducia – ha commentato Luciano Marrucci -. Credo che nessuno che entri qui dentro non resti esterrefatto dalla bellezza e dall’impatto di quest’opera. Del resto Callossi si dedica da più di quarant’anni alla tecnica dell’affresco. Mi auguro che quest amicizia e questo connubio possa portare altre opere a Fucecchio e megari anche in altri comuni della zona a cominciare da San Miniato”.
Soddisfazione è stata espressa dall’assessore alla cultura Daniele Cei, il quale ha sottolineato anche il ruolo sociale e identitario che un’opera come questa può rappresentare per la comunità”.
Una comunità che darà il benvenuto all’Ultima Cena di Callossi con l’inaugurazione di venerdì, alla quale intereverranno anche il vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca, insieme ai cori dell’unità pastorale a ai figuranti della contrada Botteghe.

Giacomo Pelfer 

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