Orentano, degrado e rifiuti speciali in Padule – Foto foto

E’ una triste storia di rifiuti quella che imperterrita, malgrado avvisaglie, segnalazioni e controlli di cittadini e non solo, si continua a consumare nell’ultimo tratto delle Cerbaie, dove la più remota frazione castelfranchese, Orentano, si affaccia sulla Bientinese. E’ qui, infatti, che proprio questa mattina sono stati segnalati ancora riufiuti abbandonati, che si sono accumulati e aggiunti in parte a quelli già denunciati alcuni giorni fa proprio da IlCuoioindiretta.it.

Un fenomeno di feroce attualità che attanaglia tutta l’area a confine fra i comuni di Bientina, Castelfranco, Altopascio e Capannori, arrivando a violare un’area protetta come quella del Wwf del Bottaccio, area umida del Padule di Bientina, ma anche le strade rurali sul lato orentanese, la bientinese via del Tiglio e la via Fossanuova, cerniera fra i comuni di Castelvecchio e Altopascio. Non semplici rifiuti “sparsi”, ma vere e proprie discariche venute a deturpare una delle aree più belle e delicate dell’ecosistema locale, che fra gigli d’acqua, rane e raganelle, poiane ed anatre, si trova suo malgrado ad ospitare ogni tipo di rifiuto: urbano, industriale, speciale. A lanciare l’allarme dopo numerose segnalazioni del passate, adesso è anche il naturalista pontederese Alessandro Spinelli, gran conoscitore di queste zone. “Quest’area la conosco molto bene e spesso vengo qui ad osservare flora e fauna, ma lo stato in cui versano numerose zone del Padule intorno alla Bientinese è veramente indecente” dice. E il giro non risparmia nessuno dei comuni: a cominciare da Orentano, nell’ultimo lembo dell’area dei Pollini raccchiuso fra il confine con Altopascio e la provinciale. Qui, in almeno due strade di campagna che solcano l’area della torba, ci sono impressionanti cumuli di rifiuti di ogni genere. Si trovano frigoriferi, mobili, sacchi contenenti scarti industriali della lavorazione della pelle, ma anche numerosi rifiuti da attività di ristorazione. Fanno pessima mostra di sé, lungo la Bientinese, cumuli di flaconi di olio per friggere, pneumatici, plastiche e, più che in altri luoghi, scarti di edilizia, inerti e persino sacchi di calce che con l’acqua piovana (quindi parecchio tempo fa) hanno finito per cementarsi letteralmente sulla strada. Una situazione di fatto immutata dall’ultima segnalazione fatta dal nostro giornale (leggi qui), in un luogo purtroppo poco illuminato di notte e per sua conformazione adatto a scaricare interi camion di rifiuti indistrubati. Situazione alla quale, giusto qualche tempo fa, il sindaco di Castelfranco Di Sotto Gabriele Toti aveva cercato di porre rimedio attraverso una recinsione, effettivamente installata ma purtroppo ignorata dai più, che continuano a gettare immondizia in ogni angolo accessibile.

Addentrandosi poi in direzione Bientina e Capannori, verso l’area solcata dal Rogio si arriva fin dentro la prima Area Naturale Protetta d’Interesse Locale della Regione Toscana, istituita nel novembre 1995 sui 22 ettari della cassa di colmata di Bosco Tanali. Siamo sulla strada che ci porterà al rifugio Wwf del Bottaccio ed anche qui, passando da via del Tiglio, numerosi sono gli spiacevoli lasciti dell’inciviltà. Molti di essi non hanno necessitato, al passaggio, una vera e propria sosta. Sacchi e sacchetti sono lasciati andare sui ponti. Passando sul canale Imperatore si notano nitidamente enormi sacchi neri pieni di rifiuti industriali immersi in acqua. A ridosso dell’area del demanio militare, utilizzata per numerosi addestramenti, vi è poi un’enorme porzione di lastr d’eternit. Siamo nel cuore dell’area umida, in luoghi abitualmente frequentati da gazzette, aironi, nicottere, sgarze. Poco lontano anche il nido di cicogna balzato alle cronache qualche tempo fa. Per la via Fossanuova, tornando sulla strada provinciale, un’altra discarica enorme, gettata a lato strada e pronta a farsi trasportare dalle acque: mobilio a volontà, divani, gli immancabili sacchi neri, ritagli di pelle, carene di automobili, plastiche di vario genere, condizionatori e chi più ne ha più ne metta. “Il fatto che si sia di fronte al problema della gestione di un’area di confine non può e non deve diventare una giustificazione – continua Spinelli. – Chi di dovere deve fare la sua parte: istituzioni, volontari, associazioni, comuni, forze dell’ordine. Stiamo deturpando una delle aree umide più belle ed interessanti della Regione”.

Nilo Di Modica

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