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Intervista a Matteoli, il distretto vuol contare di più foto

Tra gli imprenditori del comprensorio è opinione diffusa: quella di non pesare quanto si potrebbe (o dovrebbe) nelle stanze che contano della politica regionale e nazionale. Come una discrepanza tra un peso economico che, da un lato, vale i primissimi posti a livello regionale e una considerazione, dall’altro, che talvolta appare un po’ marginale, quanto meno inferiore ad altri territori. E lo specchio di tutto questo si riflette anche nelle infrastrutture, quasi sempre inadeguate, altre volte in ritardo addirittura di decenni. Sarà questa una delle sfide che attendono il distretto secondo il presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola Michele Matteoli, che analizza la situazione del comparto a poche settimane dalla festa per i 50 anni dell’associazione.

Mezzo secolo di vita che vale la certezza di un distretto solido e ben strutturato, in grado secondo Matteoli di poter approfittare dei cambiamenti radicali che stanno investendo il mondo della moda, dove territorialità e filiera potrebbero rivelarsi gli assi vincenti da giocare al tavolo del mercato.

Il ritorno della filiera: “Siamo indispensabili solo se offriamo il servizio completo”
“Negli ultimi anni – spiega il presidente – ci sono stati cambiamenti importanti nel mondo della moda: i tempi di produzione si sono accorciati, per non parlare delle campionature: oggi ne facciamo tantissime rispetto al passato perché le case di moda sono alla continua ricerca dell’esclusività”. A questo si affianca poi la domanda di una manifattura di qualità. Domanda, secondo Matteoli, che il distretto conciario e la filiera che gli ruota attorno sono in grado di soddisfare. “Oggi assistiamo alla tendenza a riportare le produzioni in patria, da un lato perché c’è un ritorno del ‘Made in’ e dall’altro proprio perché i tempi si sono accorciati e c’è bisogno di effettuare tutte le fasi di lavorazione in uno stesso territorio. Questo sta portando ad un recupero della dimensione di filiera: non è un caso se nel comprensorio ci sono calzaturifici che fanno numeri importanti”. La forza del distretto, insomma, starà sempre di più nella capacità di offrire un servizio a 360 gradi, dalla materia prima fino al prodotto pronto per le vetrine dei nogozi griffaati. “Si sta recuperando il valore della filiera – sottolinea Matteoli – perché noi siamo indispensabili solo se siamo in grado di offrire il servizio completo”.

Un distretto sottostimato dalle istituzioni: “Basta guardarsi intorno e vedere le infrastrutture che abbiamo”
A dispetto dei numeri e della sua forza produttiva, però, il comprensorio è convinto di non godere ancora dell’attenzione che meriterebbe: “Il nostro territorio contende sempre con Prato il primo e il secondo posto nel Pil regionale – afferma Matteoli -, eppure vediamo ancora oggi un distretto sottostimato dalle istituzioni e dagli investimenti infrastrutturali. Se avessimo un peso importante certe cose andrebbero fatte bene e nei tempi giusti: prendiamo ad esempio l’Interporto, arrivato con vent’anni di ritardo rispetto a quando sarebbe servito ma anche la Bretella del Cuoio, arrivata non solo in ritardo ma tuttora in attesa del braccetto di Castelfranco. Per non parlare dell’uscita della FiPiLi a Ponte a Egola, che certo non è il miglior biglietto da visita per le nostre aziende. Più volte, anche insieme all’Associazione conciatori di Santa Croce, abbiamo proposto di prendere in adozione noi le due rotatorie dello svincolo, esattamente come abbiamo già fatto con le rotatorie di via Pruneta e di viale Gramsci che sono di proprietà comunale. Invece niente: ci siamo scontarti sempre con problemi formali e burocratici di cui non si capisce il motivo e che anche i nostri sindaci, pur sedendo in consiglio provinciale, non riescono a superare”.

“A nessuno è venuto in mente di interpellarci”
Più della viabilità, però, la vera cartina di tornasole dello scarso peso del distretto è arrivata nel 2016 con la nuova legge regionale sugli emungimenti. “In Toscana siamo uno dei comparti produttivi maggiormente interessati dagli emungimenti d’acqua da falda – fa notare Matteoli – eppure nessuno ha pensato di interpellarci. Così ci siamo trovati tra capo e collo degli aumenti clamorosi, fortemente penalizzanti per le nostre aziende, senza che a nessuno fosse venuto in mente di dirci qualcosa”. La Regione ha recentemente approvato una delibera che pensata per rivedere la situazione, anche se le aziende più piccole restano ancora penalizzate, come sottolineatto pochi giorni fa da Assa e Cna (leggi qui).

Sindaci promossi, ma mancano rappresentanti in Regione e in Parlamento
Un disagio politico, tuttavia, che va ben al di là della dimensione comunale, dove la collaborazione con le istituzioni è costante, per non dire quotidiana. “Con i sindaci della zona non abbiamo alcun problema, anzi – precisa Matteoli – basti vedere cosa abbiamo ottenuto a Ponte a Egola con la gestione della zona Apea, che ci ha permesso di avere a disposizione un’area produttiva che oggi si presenta molto meglio di altre. Gli stessi sindaci, del resto, si trovano talvolta di fronte ai nostri stessi problemi”. Quello che manca, piuttosto, è un riferimento politico di livello più alto: “Un comparto come questo dovrebbe avere rappresentanti locali in Regione e in Parlamento, invece non ci sono esponenti politici a livello regionale e nazionale che siano davvero espressione di questo territorio”.

Unione dei Comuni e distretto: “Per cominciare mettiamo assieme urbanistica e municipale”
Un problema che fino a qualche anno fa si era pensato di risolvere con la cosiddetta Unione dei Comuni, poi rimasta impantanata nelle divergenze di campanile e infine accantonata dopo la riforma delle province. “Un’unione virtuale in realtà esiste già – risponde Matteoli -: la gestione del territorio è già fatta in comune tra tutte le realtà che tra di loro dialogano. Quello che abbiamo costruito fino ad oggi è frutto di questa unione, ma ci sono temi che avrebbero bisogno di un coinvolgimento globale”. Secondo Matteoli, piuttosto che ragionare di unioni e fusioni dei comuni, si potrebbe intanto cominciare da qualcosa di molto concreto: “Un territorio come questo dovrebbe avere ad esempio un’urbanistica condivisa – spiega – così come la polizia municipale, la gestione delle scuole e degli impianti sportivi. Alla fine siamo una realtà da 100mila abitanti”. Da questo punto di vista, l’ipotesi lanciata da Deidda di ‘istituzionalizzare’ il distretto “può essere giusta – aggiunge il presidente – ma l’importante è capire quali sono le esigenze economiche e quali quelle politiche: fissare degli obiettivi e lavorare tutti insieme per raggiungerli”.

Giacomo Pelfer
Gabriele Mori

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