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‘Non sappiamo dove andare’, famiglia sfrattata a San Romano

Nuovo, triste, capitolo per l’emergenza abitativa, con uno sfratto che questa volta ha colpito la frazione sanminiatese di San Romano, ai confini del comune, in via Gramsci. A farne le spese una famiglia di quattro persone, due adulti e due minori, che adesso non sa darsi pace.

“Lavoro dieci ore al giorno, non siamo persone cattive. Ho perso il lavoro e poi l’ho ritrovato, ma i mesi di ristrettezze non ci hanno dato scampo – racconta il padre dei due piccoli –. Non possono farci questo”. Il fatto è avvenuto giovedì mattina, quando la madre ha dovuto abbandonare, al terzo accesso, la casa dove abitavano da tre anni. Il tutto è avvenuto mentre i piccoli erano a scuola. A lavoro in quel momento il padre, alle prese con un nuovo impiego avviato da qualche mese. “Ho perso il lavoro a settembre 2016, mia moglie guadagna poche centinaia di euro e con il suo solo stipendio non ce l’abbiamo più fatta – racconta –. A quel punto, tutto il meccanismo dello sfratto è partito e a nulla sono valsi i tentativi di ricominciare, neppure il nuovo lavoro che ho ricominciato ad aprile”. Nel corso di questi mesi le varie fasi, fra cui una relazione con i proprietari di casa che, come spesso avviene in questi casi, degenera sempre di più. Sulle prime, anche un tentativo poi non andato in porto di ristabilire un rapporto, che come sempre mette al tavolo due ragioni schiacciate dalla crisi: quella di chi non ha una casa e non sa che fare e quella di chi si trova a dover difendere una rendita utile anche a pagare le tasse sull’immobile. “Quando ho trovato un nuovo lavoro abbiamo cercato un accordo, abbiamo anche pagato parte degli arretrati, ma per fermare tutto dovevamo pagarli tutti insieme, subito e non ce l’abbiamo fatta – racconta la donna, fra le lacrime –. Non sappiamo dove andare. Nulle, sull’immediato, le possibilità dei servizi sociali di darci una sistemazione temporanea”, così la famiglia, la prima notte ha dormito in una stanza messa a disposizione da alcuni parenti. “Hanno fatto domanda per il bando sugli sfratti – dichiarano dal Comune – ma i tempi del procedimento, che è stato anche rimandato, non hanno aiutato a prevenire l’uscita di casa”. Nel pomeriggio di giovedì, salvifica è stata la solidarietà del vicinato, che ha dato alla famiglia un luogo dove pranzare e organizzarsi. “Non sappiamo dove andare e neppure dove mettere i nostri mobili – raccontano –. Non siamo persone disoneste, abbiamo sempre cercato di pagare e dato tutto quello che avevamo, anche quando è venuto a mancare il lavoro. Qualcuno deve aiutarci”.
Una questione, quella degli sfratti per morosità, che sempre più assume i contorni di un problema sociale su ampia scala. Basta pensare che secondo i dati del Ministero dell’Interno elaborati da Cgil e Sunia della Toscana, la nostra regione si colloca fra le prime in Italia per diffusione del fenomeno. Se guardiamo all’ultimo anno, proprio Pisa e provincia registrano il primato regionale per numero di sfratti in rapporto alla popolazione, con ben 452 convalide di sfratto, 513 sfratti con richiesta di forza pubblica e 391 già eseguiti con forza pubblica.

Nilo Di Modica

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