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Studenti viaggiano gratis e lasciano a piedi gli abbonati

Il gruppo di studenti di Ponte a Egola che è arrivato a casa da scuola con 45 minuti di ritardo circa è stato l’episodio scatenante. Ma la necessità di fare chiarezza, a dire il vero, si respirava da qualche giorno. Perché i ragazzi dicono di essere rimasti a piedi, i genitori lamentano pochi bus e gli autisti spiegano che i posti ci sono, ma anche le regole. Creando una sorta di Sliding Doors, dove le porte scorrevoli sono quelle di un bus e non della metropolitana e dove a cambiare non sono certo i destini dei ragazzi, ma l’orario in cui arrivano a casa. Che non è poco nelle vite “a Tetris” delle famiglie moderne, dove il pranzo si incastra tra gli orari di lavoro e dove non di rado la scuola è scelta anche per la compatibilità con i tempi della famiglia. 

“Hanno lasciato a piedi il gruppo di Ponte a Egola – racconta una mamma – L’autista ha chiuso gli sportelli mentre salivano perché erano troppi e ha detto ai ragazzi di prendere quello per Santa Croce via Fucecchio, così sono arrivati alla fermata della chiesa 45 minuti più tardi del solito. Compresi quelli che hanno l’abbonamento”. Nella guerra degli autobus scolastici, i ragazzi di Ponte a Egola, in realtà, la fanno da padrone: possono prendere una qualsiasi delle corse, che tanto lì ferma. Onore che, però, porta anche a qualche onere: se salgono sul bus sbagliato lasciano a piedi (quelli per davvero) i ragazzi di San Romano o Castelfranco, che hanno uno e un solo bus a disposizione. “Le corse sono ottimizzate al meglio – spiega un autista – I mezzi sono abbondanti, ma hanno certe linee e tutti i posti a sedere non ci sono perché per legge noi possiamo viaggiare con un certo numero di persone in piedi. Ma qualche posto si libera subito alla prima fermata e il viaggio in piedi non dura più di qualche minuto. D’altra parte, noi per vivere guidiamo e se ci fermano con un ragazzo in più ci tolgono la patente”.

Il caso
E’ un normale giorno di scuola al Cattaneo di San Miniato. Uno dei 4 bus che portano i ragazzi a casa è a Fontevivo, dove i ragazzi fanno educazione motoria. Qualcuno tarda in doccia e il mezzo tarda qualche minuto, arrivando con quello stesso ritardo in piazza Eufemi. I ragazzi, nel frattempo, sono usciti e si sono fiondati sull’unico bus fermo, che si è subito riempito, così l’autista, raggiunto il numero di studenti, se n’è andato. Sono passati due mezzi ex Cpt, ma i ragazzi non ci salgono perché in genere usano il mezzo Sequi e allora aspettano quello dopo, arrivando a Ponte a Egola più tardi del solito. Per i genitori, questa, è una situazione che capita troppo spesso. Per gli autisti, i ragazzi devono prendere il proprio bus.
Su una cosa sono d’accordo: molti dei ragazzi che salgono non hanno l’abbonamento. Alcuni, aggiunge un autista sulla base di recenti controlli, non hanno neppure il titolo di viaggio, cioè salgono sull’autobus insieme agli altri studenti ma senza pagare il biglietto. Una situazione, questa, che alla fine penalizza gli studenti e le famiglie che pagano e sulle quali l’azienda dei trasporti si basa per programmare il numero di corse e veicoli sulla linea.
All’inizio dell’anno, complice anche il fatto che il meteo ancora lo permette, alcuni ragazzi vanno a scuola in motorino, altri vengono accompagnati dai genitori ma poi in molti “ripiegano” sul mezzo pubblico, creando un periodo “di assestamento” in cui le corse vengono modificate. Ma a dicembre le cose si sono stabilizzate, solo che in troppi provano ancora a “fare i furbi” viaggiando gratis e creando un danno per tutti, perché i controlli fanno perdere tempo e anche soldi, visto che personale deve essere concentrato su quella funzione. 
Un problema che i genitori conoscono bene, almeno quelli che pagano regolarmente. “Non è giusto che i nostri figli restino sempre a piedi – racconta un genitore – Servono controlli o più mezzi o un metodo, perché così è difficile e noi paghiamo, ma non possiamo fare altro”. Quello che possono fare gli altri genitori, invece, è dotare i figli di biglietti, da usare in caso di necessità e controllare che li abbiano usati, perché i ragazzi sono grandi, ma hanno sempre bisogno dei genitori. 

Elisa Venturi

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