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Un solo bagno per 14 stranieri: freddo e sovraffollamento

Un solo bagno e una sola cucina per 14 persone, oltre ad un paio di bagni chimici montati in giardino, a dispetto del freddo e della pioggia di questi giorni. Sono le condizioni in cui sono costretti a vivere i profughi, di origine eritrea, ospitati in un immobile di via Cavane, in località Ventignano nel comune di San Miniato.

Un problema emerso nel consiglio comunale di questa mattina (28 dicembre) dove arrivava in discussione una mozione di Alessandro Niccoli (San Miniato Possibile), scaturita dopo la visita dei consiglieri comunali di San Miniato, lo scorso 7 dicembre, in 2 delle 4 strutture che ospitano profughi e richiedenti asilo nel Comune della Rocca. In particolare, nell’immobile di via Cavane, “i ragazzi – ha spiegato Niccoli – lamentavano problemi di riscaldamento e di sovraffollamento per l’uso del bagno e dalla cucina”, che si aggiungono ai lungi mesi di attesa per le pratiche delle richieste di asilo. Da qui la proposta di Niccoli che, attraverso, la mozione suggeriva l’istituzione di un tavolo permanente tra Questura e amministrazione comunale, da riunire a cadenza bimestrale, per provare a velocizzare i tempi. “Molti di questi ragazzi hanno i documenti già pronti – ha proseguito Niccoli – ma quando le domande arrivano alla Questura di Pisa queste subiscono una battuta d’arresto, aggravando una situazione che non garantisce loro una dignità di vita”.
Un obiettivo condiviso nel merito ma non nel metodo da parte del Pd, il quale, per bocca del capogruppo Alessio Spadoni, ha convinto Niccoli a ritirare per il momento la mozione, in modo da preparare una presa di posizione unitaria. “Se si votasse oggi – ha detto Spadoni – saremmo costretti a votare contro, perché nella mozione ci sono delle inesattezze. Nel nostro territorio la questione è gestita dalla Società della Salute ed esiste già un tavolo di coordinamento, oltre a punti informativi per stranieri che operano in collaborazione con la Questura. Quindi ci sono già delle strutture, che ovviamente possono anche essere migliorate, ma occorre fare un approfondimento, per non rischiare di creare una sovrastruttura che a vada a sovrapporsi a qualcosa che esiste già. Quindi la mozione è condivisibile nel merito, ma bisogna stare attenti a ciò che andiamo a chiedere”.
La discussione, tuttavia, ha aperto il campo ad un dibattito sul ruolo dell’amministrazione comunale nel controllo e nella gestione dell’accoglienza, a cominciare proprio dal problema dei servizi igienici in via Cavane. “Perché la Società della Salute – ha ricordato Laura Cavallini (Immagina San Miniato) – è un soggetto che deriva dai Comuni, quindi è compito delle amministrazioni controllare queste situazioni. In via Cavane ci sono dei problemi igienici reali: 14 persone con un bagno solo è un problema, come è un problema avere una sola cucina”. Lamentele, però, sono arrivate anche dai ragazzi ospitati a San Donato, dove da mesi si attende l’attivazione del wifi. “Per noi può sembrare una richiesta fuori luogo – ha aggiunto Cavallini – ma per loro avere una connessione internet per il cellulare rappresenta l’unico strumento per tenersi in contatto con i familiari e con la vita che hanno abbandonato”.
“Il problema esposto dai ragazzi eritrei che si trovano in via Cavane – ha riposto l’assessore David Spalletti – rappresenta un caso particolare, perché gli eritrei hanno un accordo internazionale per la ricollocazione. Va bene fare una presa di posizione su questa tematica, ma non dimentichiamo che ci sono aspetti che la Questura di Pisa, evidentemente, non ha la capacità di risolvere da sola in tempi brevi. Per quanto riguarda il wifi, invece, so che l’azienda Antea ha già preso contatti con la cooperativa che gestisce l’accoglienza per suggerire un contratto. I bagni esterni in via Cavane c’erano già, anche se quando piove ed è freddo uscire fuori per andare in bagno è sicuramente complicato; al piano terra ci sono comunque spazi che devono essere ultimati. Infine, quando siamo andati sul posto c’era sicuramente freddo, però spesso questi ragazzi non sono abituati ad usare l’abbigliamento più pesante che comunque gli viene fornito”.

 

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