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Terremoto, sollevatore e materassi per la casa di riposo foto

Un sollevatore elettrico della portata di 180 chili e due materassini curativi antidecubito. Sono il contributo del comune di Santa Maria a Monte e del gemellato francese Fontvieille alla ricostruzione di Loro Piceno. I due comuni hanno deciso di aiutare la ricostruzione della casa di riposo, per sostenere i più deboli tra le vittime del terremoto che tra agosto e ottobre 2016 e gennaio 2017 ha fortemente danneggiato il centro Italia. Per consegnare il materiale, a Loro Piceno sono arrivate la sindaco di Santa Maria a Monte Ilaria Parrella, la vicesindaco Manuela Del Grande e Nicla Bernardeschi, presidente del Comitato Solidarietà di Santa Maria a Monte.

“Il comune di Loro Piceno – spiega Bernardeschi -, fortunatamente, non ha riportato morti, ma sono molti gli edifici gravemente danneggiati. Sono 70 le famiglie sfollate, circa 200 persone hanno dovuto abbandonare la propria casa. Le scosse, anche lievi, che si sono ripetute per tutto il periodo, hanno messo continuamente alla prova le situazioni di precarietà riguardanti il territorio”. La ricostruzione della scuola primaria Santini e della casa di riposo rappresenta la priorità e il progetto sta molto a cuore dell’amministrazione comunale di Loro Piceno poiché coinvolge i “soggetti deboli” del territorio, che devono tornare alla normalità al più presto possibile.
“I danni – spiega Del Grande – hanno inoltre causato l’inagibilità per i beni culturali, chiese, mura, torre e campanile fonti di economia turistica e simboli della vita di tutti i giorni per gli abitanti del paese. Per sopperire al disagio, i bambini della scuola e gli anziani della casa di riposo sono stati trasferiti in altre strutture. Ciò comporta, nel caso delle scuole, un problema di spazio (anche per quanto riguarda la mensa scolastica e l’ora di educazione motoria) e, per quanto concerne la casa di riposo, il problema più gravoso è quello dell’adattamento degli anziani al nuovo ambiente, essendo costretti a lasciare un posto in cui si sentivano al sicuro e protetti”.
“Sono certa –  conclude Parrella – del fatto che il senso di tutto questo vada oltre il mero aiuto economico per la ricostruzione e che, anzi, ciò rappresenti l’inizio di un’importante amicizia tra le due comunità”.

 

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