Un filo di sabbia, l’arte entra al Checchi e diventa terapia foto

Con Un filo di sabbia, l’arte è entrata a scuola ed è diventata terapia, strumento di inclusione, didattica, divertimento ed emozione. Il progetto, nella scuola secondaria di secondo grado Arturo Checchi di Fucecchio, era dedicato agli alunni con disabilità dell’istituto.

 

Il laboratorio, terminato nei giorni scorsi, si è svolto nel corso dell’anno scolastico ed è stato condotto dal maestro Marco Ulivieri, artista, collaboratore dell’associazione di promozione sociale Arbus, responsabile del progetto che prevedeva una serie di incontri per sperimentare tecniche pittoriche alternative, basate sui particolari tipi di sabbia e la loro colorazione con pigmenti e terre naturali. Quarzo, allumine, sabbia di fiume, mortai, pestelli, setacci, colore, sorrisi, emozioni, timore, combinati insieme per realizzare vere e proprie opere d’arte. Quadri che non sono semplici manufatti, per documentare quanto svolto sotto il profilo didattico, ma diventano la testimonianza di quel groviglio di tenerezza, difficoltà, consapevolezza e dolore che è parte integrante del percorso scolastico di ogni alunno, specialmente se si tratta di ragazzi con disabilità. Un’aula che diventa bottega e insieme stanza delle sorprese, attraverso un percorso cominciato con la conoscenza di nuovi materiali e la sperimentazione delle proprie capacità pittoriche e artistiche. Dal lavoro individuale all’opera finale collettiva, passando per la diffidenza iniziale, l’ascolto, la paura di non essere in grado di portare a termine la prestazione richiesta, l’impegno, la gioia per il risultato finale. Con il supporto del gruppo dei docenti di sostegno in servizio all’istituto, il pendolo caricato con la sabbia del maestro Ulivieri, ha volteggiato per fissare su tela i momenti vissuti insieme e lo sforzo compiuto.
Un viaggio nell’arte, quello dei ragazzi, che diventa metafora del progetto scolastico e di vita di ogni allievo con disabilità. Intervalli di tempo per nutrire l’anima, la conoscenza di sé e degli altri, la propria autostima. Un progetto che diventa un momento di riflessione circa il proprio mondo professionale e interiore anche per gli insegnanti di sostegno e gli educatori, che sono veicolo di inclusione per gli allievi con disabilità, proprio per questo intenti a sperimentare nuove metodologie. Gli “artisti”, come sottolineato in precedenza, sono i ragazzi con disabilità fisiche e psichiche che frequentano il plesso scolastico. Un gruppo di alunni che affrontano ogni giorno la battaglia per ribadire il loro posto in una società abituata ad un concetto di “normale” rigido, legato all’economia, alla produttività, alla statistica. Una scuola inclusiva è il primo passo per abbattere il muro della diffidenza circa la disabilità, come sottolineato da Anna Testa, docente presso l’istituto “Checchi” e referente per il sostegno agli allievi con disabilità. “Da anni la nostra scuola realizza progetti destinati agli allievi con disabilità – sottolinea la professoressa Testa – perché riteniamo si tratti di strumenti per favorire l’inclusione e la costruzione di un progetto di vita serio e concreto”.

 

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