Moria di pesci, il Consorzio spiega: “Non è colpa nostra” foto

“Un accurato sopralluogo effettuato dai tecnici consortili ha potuto accertare che le cause della moria non erano assolutamente veritiere, come testimoniano le foto in allegato”. Non è colpa degli sfalci lasciati a marcire, secondo il Consorzio di Bonifica Basso Valdarno, se sul rio Enzi i carrciatori hanno ritrovati pesci e altri animali morti (Animali avvelenati, Cacciatori: “Colpa del consorzio”).

“Al Consorzio – spiega la gestione – sono state rivolte pesanti accuse in merito alla moria di pesci causata, a giudizio di alcuni, dalle modalità dello sfalcio della vegetazione effettuato dal Consorzio sui corsi d’acqua. I lavori di manutenzione ordinaria di sfalcio della vegetazione svolti sul rio Ensi dal Consorzio rientrano nel Piano di Manutenzioni Annuale, lavori che sono effettuati in un’ottica di interventi sempre più tempestivi e puntuali per la mitigazione del rischio idraulico su tutto il reticolo idraulico consortile”.
Nell’alveo e in particolare nelle due pozze con la maggiore concentrazione d’acqua, per i tecnici consortili “non c’è traccia di materiale derivante dai tagli della vegetazione eseguiti dal Consorzio, materiale che secondo le accuse avrebbe causato l’avvelenamento non solo dei pesci, ma anche della selvaggina che si abbevera alle pozze. Per quanto attiene alla tartaruga rinvenuta nel rio, una Trachemys scripta elegans (ovvero una delle specie aliene più invasive dei nostri corsi d’acqua), ben lungi dall’essere in punto di morte per asfissia (semplicemente perché a differenza dei pesci respira aria a pelo d’acqua e non risente della scarsità di ossigeno presente nell’acqua) non mostra ad oggi nessun segno di sofferenza. La problematica emersa sul rio Ensi in località Marzana, corso d’acqua a carattere torrentizio e quindi prevalentemente in secca nel periodo estivo, è la stessa che si ripropone ogni anno in moltissimi altri corsi d’acqua del territorio. Nel rio in questione sono tuttavia presenti due pozze (di ridotte dimensioni e destinate a prosciugarsi con l’avanzamento della stagione estiva), nelle quali è stata riscontrata la presenza di numerosi avannotti. Le ridotte dimensioni delle pozze in questione, in combinazione con il riscaldamento dell’acqua per via delle elevate temperature della stagione in corso e con l’elevato affollamento di fauna ittica, determinano il consumo della risorsa ossigeno già scarsamente presente nell’acqua. La problematica, pertanto, è riconducibile principalmente alla diminuzione dell’ossigeno, legata essenzialmente alla mancanza d’acqua nel periodo estivo, quando la maggior parte dei fossi con sezioni di alveo ridotte, tra i quali il rio Ensi, si presenta in secca per effetto della carenza di afflussi idrici e dell’evaporazione dell’acqua presente. Il taglio della vegetazione è necessario proprio per garantire la sicurezza del territorio che, in assenza della necessaria manutenzione ordinaria, sarebbe a rischio esondazioni con conseguenti danni a beni e, ancor più grave, a persone. Il Consorzio, proprio per garantire la salvaguardia idraulica e al contempo tutelare l’ambiente, quando è possibile su corsi d’acqua con sezioni sufficientemente ampie (purtroppo condizione non presente sul rio Ensi a causa della dimensione ridotta), procede con i tagli selettivi, sia lungo il tratto arginale che nell’alveo stesso. Le opere idrauliche auspicate (salti di fondo, pescaie e altre opere atte a garantire la ‘tumultuosità delle acque’) oltre che irrealizzabili su questo corso d’acqua per la mancanza di pendenza idonea e per il carattere torrentizio con la totale assenza idrica nel periodo estivo, dovrebbero essere valutate considerando anche gli effetti (che potrebbero essere negativi) sulla sicurezza idraulica. Diversamente da quanto proposto, il Consorzio ha comunque realizzato numerose difese spondali in massi, che garantiscono zone di ombreggiamento e aumentano la rugosità dell’alveo favorendo i fenomeni di risalto e di turbolenza atti a riossigenare l’acqua. Eventuali ulteriori interventi per la mitigazione della siccità nei fossi, che comunque necessitano di un’attenta progettazione e valutazione affinché non ostacolino la corretta regimazione idrica e che possono non scongiurare completamente il pericolo di siccità in periodi particolarmente siccitosi, non rientrano nel piano di Manutenzione Ordinaria a carico del Consorzio, ma andranno inseriti nella programmazione regionale degli interventi straordinari. L’ente è comunque disponibile a dialogare con altri portatori di interesse del territorio per valutare eventuali azioni che possano essere intraprese per la salvaguardia dell’ambiente naturale, fermo restando che la finalità del Consorzio è quella di garantire la sicurezza idraulica e conseguentemente quella di tutti i cittadini”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di Cuoio in diretta, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.