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“Ha dato pane e lavoro”, folla commossa saluta Tempesti foto

E’ arrivato lì, a un passo dal Consorzio conciatori del quale è stato a lungo anima. Davanti a quelle stanze dove ha riso, litigato e prrogrammato, Giovanni Tempesti (Conciatore ed ex assessore, addio a Tempesti) è arrivato per l’ultima volta, tra gli amici di una vita troppo breve. Una folla commossa ha accolto la bara a Ponte a Egola, tanti con le lacrime agli occhi, soprattutto fra i conciatori.

“È difficile trovare una spiegazione ad una perdita come quella di Giovanni – ha detto dall’altare il parroco don Giovanni Fiaschi -. L’unica spiegazione che possiamo darci è che avesse assolto a pieno il compito assegnatogli dal signore: aveva una fede a modo suo, per certi versi anarchica, ma ha fatto del bene attraverso la sua attività, dando pane e lavoro a tante famiglie”.
Un lungo applauso ha chiuso invece il ricordo commosso del sindaco Vittorio Gabbanini, arrivato alla cerimonia insieme al resto della giunta, al segretario del Pd Simone Giglioli e al gonfalone del Comune. “Giovanni se n’è andato in silenzio, com’era nel suo stile, lasciando davvero un gran vuoto – ha detto il primo cittadino -. Sempre attivo, impegnato, ligio al dovere, serio ma al tempo stesso gioviale e accogliente con tutti. Giovanni Tempesti è stato un imprenditore di successo, pronto all’innovazione, ma anche custode della tradizione e dei valori. Impegnato nella vita pubblica, attraverso i tanti incarichi che ha ricoperto, ha dimostrato ogni volta spiccate capacità professionali ma soprattutto umane”.
Un uomo di valore, prima tutto, come sottolineato dallo stesso Gabbanini ricordando i tanti incarichi che ha ricoperto, a dimostrazione di una sensibilità civica fuori dal comune: assessore del dal 1980 al 1990, è stato per vent’anni consigliere del Consorzio conciatori e presidente di Cuoiodepur fra 2007 e 2010, nonché tra i fondatori del Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale a rappresentante del comprensorio del Cuoio nel Cda di Geofor. “Ponte a Egola – ha aggiunto il sindaco – perde con Giovanni una parte importante della sua intraprendente classe imprenditoriale, un uomo che ha contribuito alla sua crescita, un uomo ricco di capacità creative e organizzative. Ma in praticolare tutti noi perdiamo un vero amico”.

 

Giacomo Pelfer

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