Ecco le Officine Cavane, laboratorio d’integrazione foto

di Nilo Di Modica

Officine Cavane al via da oggi nelle campagne fra San Miniato e Fucecchio per una festa alla presenza delle istituzioni locali e regionali per dare il via alle attività della nuova “creatura” targata La Pietra d’Angolo. Inaugurazione scanzonata. Anzi: celebrazione di “un matrimonio fra l’Italia ed il resto del mondo”, come l’ha definita il presidente dell’associazione “Tra i binari” Francesco Mugnari.

Di fatto un laboratorio artistico, espressivo e un ponte per l’integrazione tra i cittadini e tutti i richiedenti asilo del territorio. Un luogo, il centro di accoglienza straordinaria per rifugiati di via Cavane 114 a San Miniato (Loc. La Catena-Ventignano), che dall’incontro fra varie realtà come la cooperativa La Pietra d’Angolo, l’associazione culturale e teatrale Tra i binari e l’associazione La Stazione, diventerà qualcosa di più e di diverso. Un luogo dove l’integrazione sarà fatta anche attraverso laboratori, la creazione di una ciclofficina ed una falegnameria e più in generale una riqualificazione di uno spazio come quello dell’edifico rurale dove ha sede, appunto, il centro, che in questi ultimi mesi è stato oggetto di ristrutturazioni nei vari fondi al piano terra e dove invece, al primo piano, già da tempo hanno sede quattro appartamenti in cui trovano ospitalità ben 40 richiedenti asilo. 

Da maggio 2018 sono stati attivati in seguito agli interventi di riqualificazione degli spazi un laboratorio teatrale, un percorso di social-media storytelling, la realizzazione di un murales ed un progetto di volontariato internazionale Erasmus Plus. Le attività hanno già complessivamente coinvolto più di cento persone tra migranti, operatori e volontari. Presenti all’inaugurazione il sindaco e la vicesindaca di Montopoli Giovanni Capecchi e Linda Vanni, l’assessore alle politiche sociali del comune di San Miniato Davide Spalletti, l’assessora al sociale del comune di Fucecchio Antonella Gorgerino ed i consiglieri regionali Andrea Pieroni e Alessandra Nardini.

Tra i Binari Aps ha cominciato la collaborazione con la Cooperativa La Pietra d’Angolo nel 2017 con i primi laboratori teatrali. Dall’arrivo nel CAS di Cavane Tra i Binari ha attivato corsi di training teatrale e laboratori con i richiedenti asilo e abitanti della zona, un corso di social media storytelling, portando anche l’arte di Sara Panicci che ha creato con i ragazzi del Cas un murale che unisce l’arte etrusca a quella del Burkina Faso.

A caccia di fondi con il crowdfunding

Il nuovo importante capitolo che si apre per allargare ancora di più le attività è il lancio di un crowdfunding, una raccolta fondi online di 5mila euro su Eppela, per sostenere le attività e fare delle Officine un luogo aperto a tutte le contaminazioni artistiche e culturali, unendo i linguaggi sociali e dell’arte.

“Nei prossimi giorni lanceremo ufficialmente il nostro crowdfunding sulla piattaforma di Eppela perché vogliamo che questo spazio si riempia di idee e attività che siano un vettore di incontro sociale e multiculturale. La raccolta fondi servirà a sostenere le spese di ristrutturazione e riqualificazione delle Officine Cavane, sostenere le spese di promozione e comunicazione, organizzazione eventi per il 2018-2019 e allargamento delle attività artistiche che andranno a sommarsi a quelle attivate, in particolare: laboratori di danze popolari, laboratorio di scrittura creativa, palestre di arti circensi da attivare, spettacoli teatrali” spiega Francesco Mugnari. La prima nazionale di “Tutti al matrimonio”, frutto del laboratorio teatrale partito a giugno con i ragazzi del Cas è solo l’inizio di una lunga relazione che vuole aprirsi e intrecciarsi al territorio con tutte le sue energie e i suoi progetti aperti, andando ad accelerare ancora di più, la grande onda di energie che si sono mosse per aprire questo spazio. Come ha ricordato il giornalista e scrittore Jacopo Storni che ha partecipato al tavolo interculturale per il lancio ufficiale delle Officine: “È importante creare una nuova narrazione dei fenomeni di migrazione e questa è una realtà bellissima da sostenere che mi ricorda il modello Riace perché l’accoglienza può creare un indotto di lavoro che unisce tutti a partire dall’aggregazione, dalla socialità e dalla cultura”.

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