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Furto da 10mila euro alle suore,raccolta fondi straordinaria

Erano nella cappella del convento di Poggio Salamartano raccolte in preghiera. Quando le poche suore di Sant’Andrea dell’ordine delle clarisse, finita la funzione, hanno fatto per uscire, la porta era chiusa. Hanno pensato si fosse solo rotta la serratura e, piano piano, sono riuscite ad aprire grazie a una suora che ha avuto l’idea di utilizzare un paio di forbici per risolvere il prolema. Solo in serata si sono accorte del furto, decisamente consistente: 10mila euro proveniente dalla raccolta delle elemosine, 5 dame di olio e un calice, l’unico dorato tra tutti i calici di argento di maggior valore.

Il calice donato dalla sorella di don Mario, che non è certo quello dal maggior valore economico ma spicca per quello affettivo. La vicenda si è consumata quindi nel pomeriggio di ieri 22 novembre, verso le 17, durante la funzione religiosa. Quando le Clarisse si son accorte di quanto era accaduto hanno cercato di vedere se c’erano delle porte o della finestre che erano state forzate, ma non hanno trovato niente, per questo, ha spiegato la Madre badessa, “Pensiamo che i ladri o le ladre siano entrate dall’orto del convento”.
E dei sospetti, le suore dell’ordine della Clarisse li hanno, infatti dopo la funzione religiosa nella serata di giovedì sono andate tutte a cena ancora prima di accorgersi di essere state derubate e quando stavano per cominciare il pasto, qualcuno ha suonato al parlatorio. “Erano due ragazze che parlavano con accento napoletano e prima hanno cominciato a chiedere se potevamo ospitarle per la notte, noi gli abbiamo detto di no, che non era possibile. Loro hanno insistito e mi sono recata personalmente in parlatorio e anche a me hanno chiesto nuovamente di poter dormire nel convento. Ma quando gli ho ripetuto che non era possibile loro hanno cominciato a dire sciocchezze in dialetto, tanto che a un certo punto non capivo più niente e ho deciso di chiudere la porta e tornare a cena. Solo dopo la cena ci siamo accorte che erano entrati i ladri nel convento per questo abbiamo pensato che fossero state loro a penetrare nei locali dove poi hanno messo a segno il furto mentre eravamo nella cappella”.
Le suore, comunque, stanno verificando se manchi altro in convento. E nel frattempo a Fucecchio c’è già chi si è messo in moto per avviare una raccolta fondi per far riavere alle suore i 10mila euro rubati. “Erano soldi – spiega la madre badessa – che avremmo dovuto consegnare all’economo e che avevamo raccolto nel corso del mese con le elemosine. Ora però, al di là delle sostanze, siamo rimaste tutte in uno stato emotivo un po’ inquieto. Anche durante i servizi notturni infatti abbiamo un po’ timore che qualcuno possa entrare nel convento, insomma non ci sentiamo sicure come prima”.
Una reazione umana e comprensibile quella delle clarisse di Poggio Salamartano che chiunque sia stato vittima di un furto nella propria abitazione può comprendere. Per quanto riguarda il calice di valore relativo, alle suore piacerebbe poterlo riavere per un legame affettivo infatti era entrato in convento quando alcuni anni fa morì don Mario che era stato cappellano del convento per molto tempo e la sorella del presule lo volle donare alle suore.
Don Andrea Cristiani, delegato Episcopale della Città di Fucecchio e coordinatore dell’Unità Pastorale, ha appreso la notizia proprio da IlCuoioindiretta.it mentre si trova in pellegrinaggio di Pace in Terra Santa.
Don Andrea ha deciso di indire una raccolta speciale domenica 25 novembre durante la celebrazione delle Sante Messe nella Parrocchia della Collegiata a sostegno delle suore di clausura del monastero di Fucecchio come atto di carità e di solidarietà. Anche i parroci delle parrocchie dell’Unità Pastorale hanno espresso la loro vicinanza alle Clarisse di San Salvatore e si uniranno alla raccolta straordinaria per questo gesto di carità. Durante le sante messe si innalzeranno preghiere a Dio affinché tocchi il cuore di coloro che hanno violato la serenità e il cuore generoso delle suore affinché possano tornare in se stessi e restituire alla Chiesa ciò che non è loro.

 

Gabriele Mori

 

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