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Sversamenti in Usciana, confermate le condanne

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Sversamenti nell’Usciana di liquami inquinanti, la corte d’appello di Firenze lo scorso 12 dicembre ha confermato le condanne di primo grado a carico dei responsabili del Consorzio Conciatori di Fucecchio per gli sversamenti nel corso d’acqua del 2013 anche se riducendo le pene.

Il tribunale di secondo grado ha infatti ridotto la pena per B.M., al tempo dei fatti presidente del Consorzio di depurazione, portandola a due anni e sei mesi. Confermata la condanna, ma attenuata la pena anche per B.C. direttore dell’impianto di Ponte a Cappiano quando scatto l’indagine della guardia di finanza di Firenze. Per lui la corte d’appello di Firenze ha disposto una condanna a 2 anni, pena sospesa e attenuando le misure accessorie. Un pronunciamento sul quale c’era molta attesa soprattutto per le parti civili, tra cui Il Comune di Fucecchio e Italia Nostra Valdarno. I giudici del secondo grado hanno di fatto per quanto mitigato le pene confermato la validità dell’impianto accusatorio imbastito dalla procura della repubblica di Firenze nel 2015 quando si aprì il dibattimento in primo grado. Una questione importante per le parti civili e in particolare Italia Nostra sezione Valdarno perché conferma la veridicità dei fatti che emersero a seguito delle indagini della guardia di finanza di Firenze in merito agli sversamenti in Usciana di liquami di conceria non trattati o parzialmente trattati per trarne un vantaggio economico.
I fatti, sommariamente furono questi: nel 2013 a seguito delle indagini delle fiamme gialle, come sostenuto in aula durante il primo processo dalla procura della repubblica, emerse che il depuratore di Ponte a Cappiano, aveva trattato circa 5 milioni di litri reflui come emerse al dibattimento del settore conciario oltre il limite consentito, in parte non completando il ciclo di trattamento prima di rimetterli in Usciana. Da lì prese il via l’iter giudiziario della vicenda con tanto di sequestri di beni sia a Fucecchio che a Santa Croce sull’Arno e ne seguì nei fatti lo stop per il depuratore di Ponte a Cappiano, visto che in primo grado fu anche revocata su disposizione del giudice l’autorizzazione alla depurazione all’impianto fucecchiese. Secondo quanto sostenuto dagli inquirenti e dibattuto in aula da questa condotta ne derivò l’inquinamento dell’Usciana.
“La Procura della Repubblica di Firenze accertò, – spiegano gli esponenti del consiglio direttivo di Italia Nostra Medio Valdarno Inferiore – tramite gli organi tecnici pubblici preposti, che ciò era stato dovuto agli sversamenti, nel corso d’acqua, di liquidi reflui delle lavorazioni conciarie non trattati, o trattati con risultati ben inferiori ai parametri di legge, presentati come raggiunti, da parte del Consorzio Conciatori di Fucecchio”.
“Si trattò di fatti deliberati, – continuano i membri di Italia Nostra – mediante i quali il soggetto tenuto alla depurazione conseguì vantaggi patrimoniali molteplici. Italia Nostra Medio Valdarno Inferiore si è costituita parte civile nel processo penale promosso dalla procura della Repubblica di Firenze contro i responsabili del Consorzio. La Corte d’Appello di Firenze, sezione Terza Penale, ha confermato l’accertamento di responsabilità degli imputati per i reati ascritti, ha, inoltre, confermato la confisca di beni del Consorzio, fino a concorrenza di oltre un milione di euro e le condanne risarcitorie in favore del Ministero dell’Ambiente, del Comune di Fucecchio, di Italia Nostra e di Legambiente. Italia Nostra continuerà ad operare per la tutela del nostro territorio e la sua promozione, rispetto alle quali quanto accaduto andava nella direzione diametralmente opposta”. (g.m.)

 

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