Capanne in bianco e nero, evento per presentare il libro foto

Era partito tutto un anno e mezzo fa, nel settembre 2017, quando il Giubileo per i 60 anni della parrocchia (Giubileo a Capanne per i 60 anni della parrocchia) si era aperto con una mostra fotografica dedicata al paese e alla sua storica festa. Era stata la riscoperta di un’identità, di un senso di comunità fatto di storie e di persone, rivissuto attraverso la devozione popolare per la Madonna del Buon Viaggio. Un racconto che adesso si potrà anche sfogliare, grazie al libro realizzato dalla parrocchia di Capanne per chiudere idealmente le iniziative dedicate ai propri 60 anni.

Il libro sarà presentato ufficialmente questo sabato, 26 gennaio, alle 21,30, nel corso di un incontro al cinema parrocchiale di via Fonda, recentemente ristrutturato e intitolato alla memoria dell’indimenticato don Terreni. Sarà l’occasione per scoprire aneddoti e curiosità legati al paese, ma anche per ascoltare la testimonianza degli anziani che ancora portano il ricordo di una Capanne decisamente diversa. Era la Capanne dei mattonai, quando decine e decine di famiglie, ogni anno, si trasferivano per alcuni mesi in Piemonte, affidando ogni volta il proprio viaggio all’immagine della Madonna. Insieme ai racconti ci saranno anche le immagini di una Capanne in bianco nero, con la proiezione di alcune fotografie che sono state raccolte all’interno del libro. Ma ci saranno anche aneddoti e primati legati alla parrocchia, insieme alla figura dei suoi sacerdoti e a quella di alcuni personaggi del paese, come il capitano dei bersaglieri Nello Marconi, che nel 1951, in un articolo pubblicato da Il Telegrafo, raccontava la nascita della Festa della Madonna del Buon Viaggio.
“Con questo libro abbiamo voluto fermarci e guardarci indietro – dice il parroco don Fabrizio Orsini – ripensando ai nostri 60 anni prima di riprendere il cammino verso il futuro”. Nel corso dell’incontro, ovviamente ad ingresso libero, sarà possibile acquistare il libro stampato e curato dalla parrocchia di San Giuseppe. “Io ho fatto solo da supervisore – spiega don Fabrizio – ma il grande merito di questa pubblicazione va ai parrocchiani, a cominciare da un gruppo di giovani che hanno promosso l’idea impegnandosi in prima persona per la sua realizzazione”.

 

Giacomo Pelfer

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