Restauro del seminario a San Miniato, “Non è finita qui” foto

Il consultorio familiare sotto le arcate, una piccola biblioteca e poi tanto spazio per l’ospitalità, quella povera dei pellegrini e anche quella caritativa delle famiglie sfrattate. Il seminario vescovile di San Miniato si prepara a una nuova vita, nel segno dell’accoglienza che fu per i seminaristi ma in una chiave moderna, aperta al mondo. Sempre spirituale ma secolare. “Accogliere il consultorio – ha detto il vescovo – ci aiuta a seguire l’appello del Papa di farci carico delle famiglie”. Gli importanti lavori comprenderanno anche il recupero delle facciate, coperte di opere pittoriche.

Il lavoro, da tempo nelle intenzioni della Diocesi, è possibile grazie al contributo per due anni di banca Credit Agricole e della Fondazione, oltre che a risorse proprie della diocesi e a un contributo dell’8 per mille. Ma è lunga la lista dei ringraziamenti che fa il vescovo, perché, dice, tante sono le cose da fare e di più gli aspetti da curare in un progetto del genere. “Il seminario – spiega l’architetto Silvia Lensi – è iniziato nel 1650, acquistando alcune delle casette sorte a ridosso delle mura della città e costruì il primo blocco a destra. Poi altre più a destra e, infine, le casette e le botteghe restate nel mezzo. L’andamento concavo sottolinea l’andamento murario: è qualcosa di straordinario”.
I lavori partiranno una volta ottenuto il benestare della Sovrintendenza e richiederanno qualche mese poiché gran parte degli impianti del seminario è da rifare (al primo piano manca il riscaldamento) e molte parti devono essere consolidate. Vorrebbe partire già in primavera la restauratrice Lidia Cinelli, per recuperare i punti più danneggiati del velo pittorico della facciata in 2 o 3 mesi. In questo periodo, a seconda delle zone di intervento, l’area sarà interdetta al pubblico, così da montare in sicurezza l’impalcatura e la piattaforma aerea. “La parte alta del seminario è coperta dalla tettoia – spiega l’esperta – quindi meno rovinata e andrà solo sistemata in qualche punto. Al secondo piano dell’edificio, invece, c’è una parte gravemente compromessa che, quindi, necessita di ponteggio fisso. Al primo piano, poi, in alcune parti il velo pittorico è già caduto e nelle parti inferiori della struttura si vede che la pittura del Settecento non è originale ma è già stata rifatta”.
Per questo restauro, Fondazione Carismi e Crédit Agricole stanzieranno 42mila euro e 80mila complessivamente per il recupero e la sistemazione degli ambienti del primo piano e del piano terra del seminario. Il costo complessivo per i lavori all’interno del seminario raggiungerà i 350mila euro circa. “Oltre che per il contributo – ha detto il vescovo – ci tengo a ringraziare Banca e Fondazione per l’attenzione che ci riservano. Un’attenzione che è ormai una tradizione, perché è sempre bello ritrovarci su obiettivi comuni. Il seminario è in gran parte vuoto, anche se dentro c’è molto. Abbiamo avviato un laboratorio per il progetto complessivo e uno spazio funzionale che potesse essere usato anche da altri. Il primo intervento riguarda la facciata, con il recupero degli affreschi maggiormente danneggiati e la conservazione”.
Insieme al vescovo di San Miniato Andrea Migliavacca, felici di presentare questo enorme intervento sono stati anche Gianfranco Rossi presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato e Massimo Cerbai, direttore generale di Crédit Agricole. 
“Negli ultimi 20 anni – ha ricordato Rossi – come Fondazione abbiamo erogato alla Diocesi, solo a San Miniato, oltre un milione e mezzo di euro. Lo abbiamo fatto orgogliosamente, per mantenere il patrimonio e incentivare il turismo, in nome di quel legame forte che c’è da sempre”. Da quando, cioè, il vescovo Torello Perazzi ha fondato l’antico istituto di credito sanminiatese, nel 1830. 
Un legame che è già forte, però, anche con Crédit Agricole. “Siamo in un periodo – ha ricordato Cerbai – in cui è necessario dire qualche no. Ci fa piacere, però, contribuire a realizzare cose importanti quanto ci vengono presentati progetti di recupero e restauro così ben congegnati e pianificati. Interventi su opere importanti della città che sono la dimostrazione di cosa siamo capaci di fare insieme. La Fondazione è un patrimonio del territorio e siamo felici di supportarla”.
Chi ben comincia è a metà dell’opera, diceva un proverbio. E il vescovo deve averci preso gusto perché avverte: “Non è finita qui. Speriamo in futuri progetti”.

Elisa Venturi

 

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