“Un onore per tutta la comunità”, Montopoli è città foto

“Questa è una giornata importante. Gli emblemi araldici valorizzano una cultura e per me giornate come queste sono una grande cosa. Sto apprezzando la bellezza di questo posto”. Lo ha detto il prefetto di Pisa Giuseppe Castaldo consegnando a Montopoli Valdarno gli emblemi aralidici ed il titolo di città. 

 

“Gli enti locali – ha aggiunto – sono e saranno un punto di riferimento. Il punto più vicino al cittadino, secondo la Costituzione. Un compito difficile per il quale voglio esserci vicino con la mia collaborazione, che non mancherà mai”.

“Credo che Montopoli meriti il titolo di città – ha aggiunto il consigliere regionale Andrea Pieroni -. Non solo per la sua storia: il noto ‘castello insigne’ che fu luogo di confine conteso fra Lucca, Pisa e Firenze. Ma quel titolo serve anche a sancire ciò che Montopoli esprime oggi nella sua comunità. Agli inizi della mia esperienza politica gli abitanti del comune erano la metà di oggi. Il comune è cresciuto molto. Con peculiarità che ne fanno un luogo apprezzato per la qualità della vita, il paesaggio e non solo. Il titolo di città non si dà solo per una storia importante, ma anche per qualità e valori che una comunità sa esprimere. Un tessuto che è espresso anche da una vita associativa viva ed un paese nel quale sempre più persone vogliono venire ad abitare”.

“Un onore per me – ha aggiunto il sindaco Giovanni Capecchi – ma anche per tutta la comunità di Montopoli. Qui da noi si ha ancora la possibilità di vivere a misura d’uomo. La qualità della vita è buona, il lavoro c’è. Riaffermazione di un senso di appartenenza profondo che la nostra comunità ha mantenuto per secoli. Un filo che trova il percorso originario mai abbandonato. Montopoli è ancora quel castello insigne di Boccaccio”. 

Lo stemma

“Una materia, l’araldica, tanto affascinante quanto complessa, che ha elaborato nei suoi dieci secoli di evoluzione un sistema rigoroso di regole e codici – ha esordito Michele Fiaschi, autore dello studio sullo stemma del comune. – Lo stemma nonè un logo, non è un marchio, non deve sollecitare o fidelizzare potenziali clienti o piacere a tutti i costi. Ogni città ha il suo stemma, la sua carta di identità. Nello stemma si riflette l’identità storica ideale ed il genius loci di una collettività”.”Lo stemma del comune di Montopoli è un arma parlante, così come si definiscono gli stemmi al cui interno contengono figure che, per il loro nome o per la loro immagine, richiamano più o meno direttamente il nome del possessore – ha continuato Fiaschi. – In data 2 marzo 1860, il Gonfaloniere di Montopoli scrisse al Segretario della Real Deputazione sopra la Nobiltà e Cittadinanza Toscana in Firenze, comunicato che lo stella della comunità consisteva in ‘scudo con croce rossa più sei monti d’oro con due topi d’argento rampanti, il tutto in campo verde’ e che era usato dal 1348 al 1807 sul carro alla festa degli omaggi a Firenze. Però allegò uno stemma con tratteggio aaraldico del campo azzurro come risulta dalle carte originali conservate all’Archivio di Stato fiorentino. Lo stesso segretario Passerini nel redigere l’atlante araldico dei municipi della Toscana, che eseguì su ordine di Bettino Ricasoli e da donare al nuovo sovrano Vittorio Emanuele II, non tenne di conto di dette notizie ritenute sommaie. Al capitolo dedicato a Montopoli, lo stemma venne così rappresentato: campo azzusso, monte all’italiana di sei colli, croce latina e due topi contro salienti, il tutto in oro. Ci si richiamava in quel caso ad un sigillo del 1503, con i topi contro salienti sui monti, impresso dal Manni nel capitolo dedicato alla Communitas Montis Topori. In data 17 settembre 1902, lo stesso comune si rivolse alla Consulta Araldica per conoscere l’esatta descrizione dello stemma. Successivamente il comune in data 7 maggio 1984 si rivolse all’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio dei Ministri per avere la documentazione storica. L’ufficio rispose riferendosi alla sola missiva del 1902. Comprenderete bene il caos che si era sviluppato negli anni, con i diversi errori negli smalti. Da questa ricerca è risultato che gli smalti corretti sono quelli applicati dal Passerini: azzurro e oro. Mentre per l’iconografia è da ritenere corretta quella del sigillo del 1503 con i due topi contro salienti”.

Nilo Di Modica

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