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Cuoio in marcia per i diritti umani – Foto foto

I colori dell’arcobaleno e della pace. Poi quelli delle circa 50 associazioni che hanno aderito alla prima Marcia per i Diritti Umani. E anche i colori delle pelli, dei capelli, degli occhi, delle religioni, delle musiche, delle lingue e delle vite delle tante persone che oggi 27 aprile, sotto un bel sole primaverile, si sono messi in cammino.

I due cortei, partiti da Fucecchio e da San Miniato, si sono incontrati a San Romano e a Torre Giulia per guardarsi e per ascoltare. Serve fermarsi per farlo, a volte. Serve smettere di camminare e provare a raccontare quella marcia fatta insieme, segnata da vecchie amicizie e nuovi incontri. Una festa, quella che ha toccato tutto il comprensorio, che trascende le posizioni politiche e le credenze religiose. “Insieme per un nuovo umanesimo”, questo lo slogan che apriva il corteo. Creare un ambiente di amicizia nonostante le diversità. Fare sì che le diversità diventino differenze da valorizzare, questo lo scopo. Dai diritti delle donne alla difesa dell’ambiente. Dalla lotta alle mafie all’impegno nel sociale per i disabili. Primo step, la piazza della chiesa di San Romano, dove si è tenuto un momento interreligioso dalla forte carica simbolica. L’intervento dell’imam della comunità musulmana e di monsignor Andrea Migliavacca, vescovo di San Miniato, hanno preceduto la lettura di un passo del Corano per benedire la piazza. Un momento ancor più significativo visto che ricade nell’ottocentenario dell’incontro tra san Francesco e il sultano d’Egitto Malik al Kamil nel settembre 1219. Quell’incontro è passato alla storia come uno dei più famosi gesti di pace tra cristianesimo e islam e come testimonianza che un dialogo costruttivo è possibile. Le associazioni, unite come mai si era visto prima, si sono poi dirette verso Torre Giulia accompagnate dal teatro itinerante della Compagnia della Brettonica, del Teatro tra i Binari e delle Officine Cavane. Performance che hanno messo in scena il viaggio, coinvolgendo anche i camminanti. Ad arricchire la marcia sono stati i suoni della banda Bandao che negli ultimi metri ha fatto ballare tutti i partecipanti con ritmi balcanici. “Umanità e stare insieme, queste sono le parole d’ordine. Risvegliare la razionalità e le coscienze – così interviene Osvaldo Ciaponi, uno degli organizzatori dell’evento – una partecipazione così alta conferma l’idea della nascita di un comitato permanente e già si è pensato all’istituzionalizzazione come appuntamento annuale della marcia. Un evento organizzato in meno di due mesi da 50 associazioni e così partecipato è il segno che quando le persone si pongono di fronte a dei problemi, rispondono. Si apre una speranza per il ritorno a una umanità. Abbiamo trovato – continua Ciaponi – uno strumento comprensoriale che per la prima volta vede mondi distanti fra loro che hanno trovato un punto di riferimento. La giornata di oggi è un esempio di come si deve stare insieme”.

Giuseppe Zagaria

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